Bolsonaro: un “messia dal volto di Pinochet”

di Bruno D’Avanzo

In Brasile i governi democratici di Lula e Dilma Rousseff che hanno retto il Paese per più di dieci anni, pur realizzando indubbi progressi a favore dei ceti meno abbienti, erano ben lontani dal conseguire molti degli obiettivi prefissati all’inizio, in primo luogo una vera riforma agraria, che di fatto venne presto archiviata. Era il prezzo pagato per mantenere la pace sociale, evitando uno scontro frontale con le élite del Paese.

Dopo anni di crescita sostenuta, però, il Brasile nel periodo più recente ha vissuto una crisi economica di vaste proporzioni. Si è rotto così il patto che aveva garantito una certa distribuzione della ricchezza, minima, ma significativa per le classi popolari. Le forze economiche dominanti, i ceti sociali medio-alti da sempre ferocemente classisti e razzisti, con l’appoggio della stampa e della televisione hanno scatenato un attacco di natura golpista per una svolta conservatrice in tutti i campi della vita politica, economica, sociale e perfino culturale.

L’intero establishement, dagli agrari alle sette evangeliche, ai mercati, con in testa l’ultraliberista Paulo Guedes, hanno scelto Jair Bolsonaro come il leader capace di riportare la destra al potere.

Il giornalista Eugenio Trujillo Villejas, col suo pezzo “Il trionfo di Bolsonaro cambia il Brasile” (21/11/2018, tratto da Basta bugie, selezione di articoli che riflettono le posizioni di un cattolicesimo anticonciliare e ultraconservatore), offre una sua personale lettura della vicenda di questo personaggio che da semplice membro del Parlamento brasiliano, dall’oggi al domani  

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