In una parola/ Elitè, comunisti, capitalisti (e altro ancora)

di Alberto Leiss

Non leggo spesso – confesso – Alessandro Baricco, ma la discussione aperta dal suo articolo sulla Repubblica di venerdì scorso (E ora le élite si rimettano in gioco) merita attenzione. Magari andando a ridarsi un’occhiata a testi che non da ora trattano il tema, dalle teorie di Gaetano Mosca (importante per la cultura politica non solo italiana, e un conservatore di destra che firmò nel ’25 contro il fascismo), ai libri di Cristopher Lasch: non solo la famosa analisi sul narcisismo contemporaneo, ma anche studi come Il paradiso in terra. Il progresso e la sua critica o La ribellione delle élite. Il tradimento della democrazia, entrambi riediti da Neri Pozza. Osservando la società americana decenni orsono, Lasch aveva già visto le dinamiche che hanno portato a Trump e a tutto il resto. Il suo campo di osservazione era però mirato a una parte ben delimitata delle élite : i democratici e la sinistra USA con il suo retroterra sociale e culturale.
Ecco che commetto l’errore elitario tipico (essendo un giornalista e possedendo – ahimè – più di 500 libri, la favola parla di me): bisogna agire e reagire, e invece mi trastullo con citazioni intellettuali…
Ma ciò che segnala l’autore di The Game – diciamo la verità – non è proprio una sorprendente scoperta. Che la “gente” abbia divorziato da partiti, istituzioni, corpi intermedi, autorità professionali varie lo osserviamo da almeno un trentennio (già negli anni  

Ai nastri di partenza

di Raniero La Valle

Lo sblocco della prigionia sul mare inflitta ai migranti salvati dalla Sea Watch (ma il loro calvario è solo all’inizio) almeno una buona notizia l’arreca: sarà per l’appello lanciato domenica all’Angelus da papa Francesco, sarà per l’offerta della Chiesa valdese, sarà per l’imprevista vampata umanitaria del premier Conte, in ogni caso una decina di naufraghi, uomini donne e bambini, passeranno oltre i porti chiusi di Salvini ed entreranno in Italia. La buona notizia è che il cuore di pietra, quando è troppo esposto alla pubblica visione, non regge: perfino i governanti se ne vergognano, italiani ed europei, e devono mostrare almeno un lembo del loro cuore di carne. Così una manciata di profughi, centellinati tra una decina di Paesi, entra ancora questa volta nel paradiso europeo.
Ma la cattiva notizia è che questo ennesimo caso d’eccezione non fa che confermare la regola dell’esclusione e del rifiuto, la regola dello scarto: i salvati e i sommersi, ma si potrebbe anche dire i predatori e i predati.
I primi, quelli che oggi sono forti, non si contentano più di chiudere porti e frontiere, di schierare cani ringhiosi e doganieri, tornano ad alzare muri e cortine. Ormai c’è un muro che corre per migliaia di chilometri non a dividere Est ed Ovest, ma a barricare il Nord contro il Sud, a cominciare dal muro col Messico, che Trump è pronto a costruirsi anche da solo, e che spacca  

L’offesa alla coscienza cattolica della legge sui migranti. I sindaci guidino la disobbedienza fino in fondo

di Vittorio Bellavite*

Quelli che vogliono i crocifissi nelle scuole e in tutti gli edifici pubblici, quelli che esibiscono il rosario ed il Vangelo nei comizi, sono gli stessi che brontolano contro papa Francesco perché parla di accoglienza nei confronti dei migranti, sono gli stessi che hanno dato uno schiaffo alla civiltà ed uno strappo alla nostra Costituzione con la legge “Sicurezza ed Immigrazione”.
Ma sta prendendo piede l’ipotesi della disobbedienza civile e dell’obiezione di coscienza di fronte agli effetti perversi della legge entrata in vigore come messaggio di “fraternità” alla vigilia di Natale. Tanti sindaci, consapevoli delle loro responsabilità, sono protagonisti di iniziative in questa direzione.
La strategia di alimentare e di creare paura verso i migranti e verso il “diverso” inizia a mostrare i suoi limiti. Molte realtà di base del mondo cattolico si stanno impegnando a favore di chi sarà penalizzato dalle nuove norme. E tutte le strutture della Chiesa, nessuna esclusa, a partire dai vescovi e dai preti, in nome dell’universalismo cristiano, devono mobilitarsi, il silenzio non è tollerabile. Il quotidiano cattolico ha iniziato a farlo.
La destra “cattolica” che parla sempre con passione di “valori non negoziabili” a difesa della vita (ma gli “altri” sarebbero a favore della morte?) dica se sia negoziabile o sopportabile l’offesa che questa legge fa al bene comune e al precetto evangelico di accogliere lo “straniero”. Facciamo questa domanda da quando abbiamo saputo che il ministro Salvini è  

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