La Brexit e l’emigrazione italiana

di Enrico Pugliese

La Brexit avrà conseguenze dirette sull’emigrazione italiana, in un clima sociale, politico e istituzionale radicalmente mutato nei confronti dell’Europa che indica un’inversione di tendenza rispetto al processo di integrazione e al comune sentire di appartenenza all’Unione

A partire dall’inizio di questo decennio, si è assistito a una notevole ripresa dell’emigrazione italiana verso l’estero. Il numero delle partenze è cresciuto di anno in anno e il flusso si è diretto prevalentemente verso un ristretto numero di Paesi europei appartenenti all’Unione, compresa la Gran Bretagna anche dopo la sua uscita dall’Europa, la Brexit. Al rinnovato flusso di uscite dall’Italia ha corrisposto negli ultimi anni un flusso in entrata soprattutto di stranieri. Il che fa del Paese un vero e proprio crocevia migratorio. E questo aspetto è diventato sempre più evidente tal ché nel 2017 gli stranieri soggiornanti in Italia risultavano pari a 5 milioni e 200 mila e i cittadini residenti all’estero pari a poco meno di cinque milioni.

Mentre nel Paese c’è un intenso dibattito sull’immigrazione, determinato anche e soprattutto dal nuovo clima istituzionale, caratterizzato prima dalle iniziative securitarie del ministro Marco Minniti e poi da quelle esplicitamente persecutorie del ministro Matteo Salvini, dell’emigrazione si parla poco, quasi che la questione fosse priva di rilievo. Proprio per questo ho scritto il libretto recentemente edito dal Mulino Quelli che se ne vanno: la nuova emigrazione italiana. Il libro intendeva mettere soprattutto in evidenza la portata significativa del fenomeno, criticare qualche  

Brasile all’estrema destra, una vendetta di classe

di Rachele Gonnelli

Il Brasile, sesta economia al mondo, in mano a un presidente come Bolsonaro, sodale di Bannon, nostalgico della dittatura. Ma non è su corruzione e sicurezza che la classe media l’ha scelto, è per paura di perdere i “lussi”. E i ricchi per privatizzare terre e servizi.

Il Brasile, la sesta economia del mondo, ha votato e nel secondo turno delle presidenziali di domenica 28 ottobre non ha invertito la rotta che sembra portarlo – e di corsa – verso una democrazia censuaria nel migliore dei casi.

I rischi per la tenuta stessa democrazia, una conquista che risale solo al 1985, rischi insiti nella vittoria dalla peggiore destra del continente incarnata nel capitano Jair Bolsonaro del Partito social liberal – neo liberale, amico di Steve Bannon, nostalgico della dittatura, ostile alle minoranze e in particolare agli indios e a tutte le tematiche ambientali – non sono riusciti a modificare le intenzioni di voto già registrate dai sondaggi Datafolha.

Lo scarto con il candidato presidente del Pt Fernando Haddad si conferma molto ampio, dal 55,13 di Bolsonaro al 44, 87 per cento di Haddad. Il Pt riesce a conquistare solo quattro governatorati concentrati nel Nord-est del Paese, una zona più povera e tradizionale roccaforte di Pt.

La campagna elettorale si è svolta soprattutto sui social sul modello già sperimentato negli Stati Uniti da Bannon per l’elezione di Donald Trump. Ma comunque la stampa mainstream non ha  

Anche il Papa contro le donne

di Giancarla Codrignani*

Bisogna che le donne riprendano a farsi sentire. Mai fidarsi neppure delle leggi. Dovevamo sapere che, se l’obiezione è stata la concessione per votare la 194, bisognava pretendere la soppressione di una norma incostituzionale (gli obiettori alla leva ricusavano un obbligo costituzionale: le leggi si riformano e basta). Le prospettive non sono felici: se guardiamo lontano non avranno speranza le brasiliane se va al ballottaggio Jair Bolsonaro che, apologeta della dittatura, sostenitore della tortura e della pena di morte, negatore dei diritti dei neri e dei lavoratori, ha detto a una deputata «non ti stupro perché non te lo meriti».

Purtroppo non si capisce mai che quando si attacca il corpo delle donne, è già leso lo stato di diritto che è di tutti. Ma il machismo è funzionale non solo nelle forme violente: si può infiltrare perfino nella mente delle donne. Che – se controlliamo il seguito delle campagne nelle scuole dei bimbi – possono non accorgersi che la legge Pillon non “tutela” le famiglie: è solo ideologica e riporta ad una forzata indissolubilità per via rapida (la legge, iscritta in “Commissione redigente”, non sarà discussa in aula). I bambini non avranno parola né dignità, la donna non avrà l’assegno di mantenimento e l’uomo non avrà obblighi genitoriali paritari e il ricorso, a pagamento, al “mediatore familiare” sarà comunque inutile.

Da anni, con graduale intensità miriadi di siti “per la Vita” sono ritornati a sostenere che l’aborto  

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