L’Alitalia, l’Ilva e i nuovi governanti

di Vincenzo Comito

Passa un giorno, passa l’altro e si accumulano gli anni sulle vicende di Alitalia ed Ilva. Non si può certo pronunciare a questo proposito la frase di quel centurione romano citato da Tito Livio, hic manebimus optime.

Il fatto che i due casi si trascinino ormai da tanti anni (l’Ilva da sei, l’Alitalia da ancora più tempo) mostra ancora una volta, tra l’altro, come il nostro sistema politico non sia in grado di affrontare in modo adeguato i problemi complessi che si presentano di volta in volta. Comunque, c’è ora qualche indizio che almeno per una delle due vicende (quella dell’Ilva) si possa essere vicini ad un punto di svolta. Ma forse si tratta di un abbaglio estivo.

Una cosa che appare chiara a proposito dei politici che ora tentano di governarci è quella che le loro competenze in materia di imprese e di strumenti per risolvere i problemi delle stesse appaiono abbastanza scarse. Certo, possiamo a questo proposito ricordare che i Cinque Stelle presentano come loro modello imprenditoriale l’Olivetti, azienda dove il loro ex-ideologo, Gianroberto Casaleggio, aveva lavorato; ma lo aveva fatto quando la visione di Adriano e il suo modello di impresa erano ormai svaniti da molto tempo, mentre sul tutto aleggiava trionfante, invece, il futuro capitano coraggioso Colaninno, che non aveva probabilmente granché da insegnare ai suoi sottoposti. In ogni caso, i riferimenti del Movimento al modello di Ivrea appaiono piuttosto fumosi. Incidentalmente, per quanto  

Ecumenismo: forma e sostanza

di Giovanni Sarubbi

«L’esperienza dell’incontro. Non mera cortesia, nessuna cosa puramente formale, ma incontro umano. E questo, tra protestanti e cattolici, è dire tutto…». Con queste parole papa Francesco ha sintetizzato il senso del suo ultimo viaggio ecumenico a Ginevra in occasione del 70° anniversario del CEC. Dopo un secolo dall’inizio del percorso ecumenico e delle annuali “Settimane di preghiera per l’unità dei cristiani”, siamo ancora alla fase dell’incontro umano. Nessun fidanzamento ufficiale e nessun matrimonio è in vista e neppure una qualche timida carezza. Questa la realtà di un percorso ecumenico che oramai riguarda solo gli addetti ai lavori, i vari responsabili per l’ecumenismo, molti dei quali vivono il loro incarico come un fatto formale. I pochi affezionati nelle varie Chiese vivono il loro ecumenismo con un senso di frustrazione e assistono, spesso con dolore, a vicende come quelle della cosiddetta intercomunione su cui in Germania si è avuta una ulteriore fase di arresto (v. Adista Notizie n. 22/18). Anche di tale questione ha parlato papa Francesco con i giornalisti durante il suo viaggio di ritorno da Ginevra. La sostanza è che l’intercomunione non si può fare, non la possono fare neppure le coppie miste cattolico-protestanti, che possono sposarsi e procreare ma non possono condividere la “mensa eucaristica”. E papa Francesco ha usato il Codice di Diritto Canonico, e la differenza tra “Chiesa particolare” e “Chiesa locale” lì contenuta, incomprensibile ai più, per giustificare questo divieto che è probabilmente il  

Non è l’Europa

di Raniero La Valle

C’è un appello ineludibile del missionario Alex Zanotelli a ricordarsi dell’Africa, ad aprire gli occhi sulla disperazione dell’Africa, a squarciare la cortina di silenzio che nasconde il dolore del continente che noi abbiamo depredato e che l’Europa vorrebbe ora trasformare in un immenso campo di detenzione in cui sigillare e stremare i suoi abitanti perché non si azzardino a passare il mare per venire a disturbare i sonni delle fratricide borghesie europee.
L’Europa ha consumato il suo proprio rinnegamento, ha proclamato a gran voce ciò che già era senza confessarlo: un tempio di cambiavalute chiuso alle genti e presidiato alle porte da guardiani armati e buttafuori governativi.
Questo è stato alla fine il risultato dell’iniziativa brutale di Salvini, fino al paradosso che mentre egli chiedeva la redistribuzione in Europa dei migranti arrivati in Italia, nella sua stessa logica, in nome della sua stessa cultura egoistica del “verboten” e dello scarto, è stato chiesto all’Italia di riprendersi i profughi che dall’Italia erano riusciti a passare in Germania o in altri Paesi. È la perenne lezione della violenza: quando si usa violenza c’è sempre una violenza più forte e più incisiva che prevale.
L’Europa, chiamata a pronunziarsi sulla rivoluzione migratoria dalla forte iniziativa italiana, ha scelto, senza se e senza ma, la controrivoluzione, da Macron a Seehofer a Salvini ai Paesi di Visegrad. Frontiere chiuse e avviso ai naviganti di lasciar perdere in mare i naufraghi  

Le alternative di EuroMemorandum

di Sara Farolfi

Il valzer dello spread tra titoli di Stato italiani e Bund tedeschi – il costo aggiuntivo che ha l’Italia per finanziare il proprio debito pubblico – suona come la colonna sonora dei primi passi del governo di Giuseppe Conte, incerto su come prendere le misure del confronto con l’Europa e la finanza sul terreno della politica economica.

Nel frattempo la musica in Europa, e non solo in Europa sta cambiando ritmo, più rallentato: ristagna il commercio globale con l’annunciarsi di dazi e contro dazi, le attività di intermediazione bancaria declinano e la globalizzazione sembra scemare, spostandosi verso un nuovo centro in Asia. L’asse tra Stati e Europa per la prima volta vacilla, con le politiche di Donald Trump

aumentando l’incertezza mondiale. Nel vuoto politico che sta emergendo il potere di multinazionali, finanza e agenzie di rating – che ne proteggono gli investimenti – si rafforza ulteriormente.

In questo deprimente balletto, per l’Italia si annuncia una prova molto dura a breve. Già nella riunione del consiglio direttivo della Bce prevista a Riga il 14 giugno, o al più tardi in quella successiva del 26 giugno, potrebbe essere ufficializzata la fine del ‘quantitative easing’ (Qe), la politica di espansione monetaria messa in campo da Mario Draghi nel 2015. Dallo scorso dicembre, e fino alla fine del settembre prossimo, era già stato ridotto. Ma a quanto pare la “coda” non si prolungherà nel 2019, come sembrava, e il termine ultimo