L’insuccesso degli altri

di Vitaliano Della Sala

Nei prossimi mesi converrà tenere d’occhio l’europeismo/antieuropeismo del neo presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dei suoi ministri, e visto che non ci è dato prevedere il futuro, forse sarà interessante, anche per loro, ripartire dal passato, quello remoto, quello dei miti, la cui forza sta proprio nella inafferrabilità, nella capacità di assumere tutte le forme. Il mito racconta che Europa fu una principessa, figlia di Agenore, re della terra di Canaan, rapita un giorno sulla riva del mare da un toro di straordinaria bellezza. Quel toro, che era Zeus, il padre degli dei, inguaribile sciupafemmine e specialista in trasformazioni, la portò aggrappata alle sue corna fino a Creta. L’ipotesi più suggestiva sull’etimologia del nome lo riconduce al semitico Ereb, occidente, che si riferirebbe al passaggio della civiltà da oriente ad occidente. Insomma l’Europa ha mosso i suoi primi passi in Grecia. Perciò il suo “fallimento” di qualche anno fa ha assunto un valore simbolico fortissimo. Sconfitta, è stata anche umiliata, secondo un’antica consuetudine mirabilmente riassunta nella celebre frase attribuita a Brenno, capo dei Galli Sènoni che nel 390 a.C. invasero Roma. «Guai ai vinti», pare abbia detto in quell’occasione, di fronte alle rimostranze dei cittadini romani che si erano accorti che i pesi della bilancia sulla quale si stava pesando l’oro del riscatto erano truccati. La spada che Brenno sguaina e pone sul piatto della bilancia con l’arroganza del vincitore, è la stessa che l’asse franco-tedesco  

In Europa costruire ponti, non sabotare

di Monica Frassoni

Qualche giorno fa, in occasione di un evento dei Verdi europei ad Anversa in cui si sono trovati 300 ecologisti da 25 paesi e in cui l’umore era molto positivo dopo ottimi risultati alcune importanti elezioni, una collega svedese, dopo avermi chiesto del dibattito italiano, mi ha detto molto seccamente che i toni e il modo in cui le forze politiche che hanno vinto le elezioni in Italia stanno organizzando la loro futura presenza in Europa non motiva per niente il resto dei partners, lei compresa, ad avere un atteggiamento benevolo. E in effetti, non c’è molta benevolenza in giro. Anzi: media e politica altrui ci conoscono come paese bellissimo e importante, ma ultra-indebitato, afflitto da problemi atavici come mafia e corruzione, dal sistema politico a dir poco ballerino, ignorano per lo più che siamo un contributore netto al bilancio UE e la seconda potenza industriale d’Europa. Non c’è da sorprendersi se l’arrivo del governo degli “Italians first” sia accolto con diffidenza e preoccupazione, ma anche con un “cavoli loro, in fondo”…

D’altra parte, in Italia, l’ostilità rispetto all’UE e a tutto ciò che essa rappresenta si è estesa a una velocità sconcertante, spinta dalla storia ripetuta ossessivamente a reti unificate che UE e migranti sono la causa di tutti mali, storia raccontata anche dal PD di Renzi che toglie la bandiera della UE e di Minniti, che dichiara che l’arrivo di qualche migliaio di persone sulle nostre  

Le ultime volontà di Marchionne

di Vincenzo Comito

Accontentati gli investitori internazionali, Marchionne ha presentato un nuovo piano per il gruppo che vede sempre più marginalizzato il ruolo direzionale di Torino e spostare altre produzioni e know how all’estero a cominciare dalla Magneti Martelli.

Il piano che Marchionne, con grande squillare di trombe, ha presentato nel cosiddetto Investor Day non è solo un documento sulle strategie del gruppo FCA, esso rappresenta anche un bilancio dei risultati ottenuti in questi anni alla guida di una delle più controverse case dell’auto.

Shakespeare mette in bocca a Marcantonio, nel “Giulio Cesare”, la frase “…il male che gli uomini fanno vive dopo di loro, il bene viene spesso sepolto con le loro ossa…”. Per non essere accusati di qualche colpa, quindi, ricorderemo oltre alle cattive, anche le cose buone che Marchionne ha fatto.

Ovviamente al manager va riconosciuto il merito di avere salvato un gruppo che era al collasso. Ma avrebbe anche potuto farlo in maniera molto diversa, evitando di trasformare i lavoratori in paria; tra l’altro, ha così anche contribuito a creare quel clima che aprirà la strada alle truppe di Renzi, con il Jobs act e dintorni.L’incontro con la Chrysler è poi stato un evento fortuito che Marchionne ha saputo trasformare in un successo. Un merito, i cui vantaggi sono andati solo agli azionisti, è stato quello di aver “spacchettato” il gruppo, con la creazione di tre realtà distinte, Ferrari, CHN e FCA, contribuendo a far  

Lib-pop: un governo neoliberista più che populista

di Mario Pianta

In Italia sta per nascere un governo con un’alleanza senza precedenti tra il Movimento Cinque Stelle (33% dei voti alle elezioni del marzo 2018, 36% dei seggi alla Camera) e la Lega (17% dei voti, 20% dei seggi). L’immagine che prevale è quella di un ‘populismo all’italiana’ arrivato al potere. Ma si tratta di grande equivoco. La Lega è già stata al governo per nove anni con Silvio Berlusconi e ha votato tutte le politiche neoliberali che hanno favorito la finanza, le imprese e il modello di integrazione europea che ora critica. I Cinque Stelle sono pronti a scendere a compromessi su qualsiasi cosa con chiunque – Washington, Bruxelles, imprese, finanza, militari – pur di avere il loro turno al potere, sapendo che il loro grande consenso è nel migliore dei casi temporaneo. Il risultato è che – retorica a parte – il programma di governo è dominato da politiche neoliberali a favore dei ricchi e delle imprese, con una verniciata di populismo: dure misure contro i migranti e piccole mance ai più poveri. Potremmo chiamarla ‘politica lib-pop’, il nuovo esperimento politico di casa nostra.

L’egemonia politica della Lega

Il vincitore di questa fase politica è il capo della Lega, Matteo Salvini, che ha trasformato la Lega Nord da partito ‘separatista’ del Nord in un partito nazionalista e reazionario sul modello del Front National francese. Ha quadruplicato i voti della Lega (nel 2013 erano il 4%); in molte  

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