Una nuova teologia della pace

di Gualtiero Bassetti

Cento anni fa, un modo nuovo di intendere la pace comparve sulla scena pubblica del mondo contemporaneo. E poche affermazioni tratte da documenti pontifici hanno avuto una così grande influenza storica come quella scritta da Benedetto XV il 1° agosto del 1917, quando, a tre anni dallo scoppio della prima guerra mondiale, si appellò ai «capi dei popoli belligeranti» per fermare un conflitto sanguinoso che «ogni giorno più» appariva «come un’inutile strage». Ancora oggi, a distanza di cento anni, quelle parole risuonano, non solo nel discorso pubblico, ma nella coscienza profonda di ogni persona, come un ammonimento di grande importanza morale e politica.

In quella lettera, che evocava il «suicidio» dell’Europa in cui «una follia universale» stava producendo una orribile carneficina, il Papa chiedeva in modo nettissimo una «pace giusta e duratura» che potesse affermarsi grazie ai più importanti strumenti diplomatici del tempo: la richiesta di un arbitrato internazionale, la reciproca restituzione di alcuni territori e la necessità impellente di un disarmo. Di fatto, Benedetto XV chiedeva di sottomettere la «forza materiale delle armi» alla «forza morale del diritto».

Quelle parole, come è noto, non mutarono il corso del conflitto mondiale. Tuttavia, si sarebbero rivelate profetiche per almeno due motivi. Innanzitutto, per il giudizio durissimo sulla guerra. I conflitti moderni, infatti, si sarebbero sempre più caratterizzati come delle guerre totali che non avrebbero coinvolto solo gli eserciti ma anche le popolazioni civili, producendo, di fatto, un unico risultato  

Il 9 agosto moriva Edith Stein.Alla fine rimarrà solo il grande amore

di Cristiana Dobner

Le ultime tappe dell’esistenza di Edith Stein si sintetizzano in tre nomi e in tre date.
Amersfoot, 2 agosto 1942: l’autista del carro d’assalto, sul quale erano state costrette a salire Edith e Rosa (sua sorella), deportate dal monastero nella rappresaglia seguita alla lettera dei vescovi olandesi contro il nazismo, sbagliò strada e così giunsero a notte già inoltrata al lager.
Westerbork: dove furono trasportate nella notte fra il 3 e il 4 agosto, e che fu così descritto da Etty Hillesum: «Nell’insieme c’è una grande ressa, a Westerbork, quasi come attorno all’ultimo relitto di una nave a cui si aggrappano troppi naufraghi sul punto di annegare. A volte si pensa che sarebbe più semplice essere finalmente deportati, che dover sempre assistere alle paure e alla disperazione di quelle migliaia e migliaia, uomini, donne, bambini, invalidi, mentecatti, neonati, malati, anziani, che in una processione quasi ininterrotta sfilano lungo le nostre mani soccorrevoli».

Auschwitz: numero 44074. Con il laconico e burocratico comunicato: «Il 9 agosto 1942 in Polonia è deceduta Stein, Edith Teresia Hedwig, nata il 12 ottobre 1891 in Breslavia, residente a Echt». Il giardiniere del monastero di Echt, un giornalista amico e un giovane ex deportato l’avvicinarono in questi ultimi momenti. Poterono così presentarsi come testimoni oculari ai processi che aprivano la strada verso la beatificazione e scandagliavano la vita e la testimonianza di fronte alla morte certa della fenomenologa diventata carmelitana.
Edith Stein  

Se la post-democrazia arriva anche nei territori

di Nino Labate

Ritorniamo per un momento sulle amministrative facendoci aiutare da Manin. Mentre leggevo le analisi sui risultati, quasi tutte quantitative e con il solito d’Alimonte che trasforma in numeri anche la democrazia comunale, mi è tornato alla mente il libro di Bernard Manin: Principi del governo rappresentativo. I commenti sulla crisi del Pd, sui torti degli scissionisti, sul centrodestra che avanza, Renzi assente, astensionismo record, coalizioni vincenti o perdenti, il M5S finito, Berlusconi e Salvini che esultano, Comuni persi e Comuni vinti, ecc. mi hanno convinto che Manin avesse intuito qualche cosa di corposo. Questo studioso ci ha infatti spiegato che il nostro è il tempo della “democrazia del pubblico”. Quella democrazia, cioè, che mette da parte i governanti, la generica classe politica e la democrazia rappresentativa, e al loro posto fa subentrare il leader in rapporto diretto e comunicativo col pubblico. Quest’ultimo inteso come indistinto fruitore di comunicazioni e informazioni, Tv in testa. Manin ha fatto capire che il sistema dei media esercita una forte influenza sulla democrazia politica e sul voto, grazie al suo potere di convincimento e persuasione. Una tesi che tuttavia trasforma l’elettore in isolato, passivo e indifeso tele-spettatore, nelle mani del marketing politico. Ridotto a pubblico, appunto.
Devo dire la verità. A questa tesi non ho mai creduto troppo. Soprattutto quando la si vuole trasferire nella dimensione locale. Anche perché nel frattempo il pubblico di Manin da destinatario si è fatto anche mittente  

Ciao Gigi

di Grazia Villa

Scrivere, ricordare, parlare del nostro carissimo fratello maggiore, Gigi Pedrazzi, richiederebbe lo spazio dilatato di un lungo racconto e l’affluire lento e profondo dei pensieri, della memoria, degli affetti. Altri e altre ricorderanno il Pedrazzi de il Mulino, il raffinato pedagogista, l’illuminato politico, l’appassionato laico adulto, in questa notte di veglia, lasciatemi raccontare di un amico.
Sì perché Gigi, mi permetto di chiamarlo solo così, ha attraversato la maggior parte della mia vita, delle vite di tante amiche e amici, molte delle quali sono state, con grande suo dispiacere, anche più brevi della sua e lo hanno preceduto nel banchetto celeste o sotto il pergolato di Israele, come amava narrare uno di loro, il comune amico Paolo Giuntella.
L’incontro con Gigi negli anni della mia giovinezza ha segnato completamente la mia esistenza, senza di lui e Achille Ardigò non avrei mai iniziato e continuato l’impegno politico, senza di lui mi sarei sentita un’estranea rispetto agli altri adulti della Lega democratica (che ad una movimentista di sinistra sembravano troppo democristiani e troppo uomini delle istituzioni), sarei scappata, senza la sua verve, le sue proposte avveniristiche ideate con il piccolo folle genio di Franco Pecci, il suo Foglio e il suo Ginnasio, le discussioni più che vivaci con Pietro Scoppola, le proposte coraggiose relative alla possibilità di costituire comunità di vita politica in alternativa, pur se non opposizione ai partiti politici: luogo di crescita, formazione, condivisione, a servizio  

Visitatori

  • 599356 visite totali
  • 153 visite odierne
  • 1 attualmente connesso