Salute, l’Unione mancata

di Nicoletta Dentico

Non è chiaro che la nostra battaglia deve essere sociale? Che il nostro compito non è quello di scrivere le istruzioni per proteggere i consumatori di meloni e di salmoni, di dolci e gelati, cioè la borghesia benestante, ma quello di creare istituzioni che proteggano i poveri, coloro che non possono permettersi pane fresco, carne e caldi vestiti? È triste constatare che migliaia devono sempre morire in miseria per consentire a poche centinaia di vivere bene”: l’indignazione del patologo tedesco Rudolf Virchow a fronte della indifferenza dei governanti verso le condizioni di miseria in cui versava la popolazione a Berlino nella metà dell’800, di grande attualità, ci sprona a richiamare subito due dolenti circostanze del tempo presente. La prima, forse poco nota ai più, è che sessanta anni di Europa unita non sono bastati ad architettare una politica unica per la salute, così che il ruolo della UE in questo ambito si limita ancora alla – indispensabile per carità, ma del tutto insufficiente – tutela dei consumatori. La seconda è che lo stato dell’Europa del 2017, dati alla mano, assomiglia sempre di più allo scenario dei molti che vivono in miseria per consentire la ricchezza sproporzionata e violenta di un élite senza scrupoli. Stando alle ultime statistiche, solo in Italia sono 4,6 milioni le persone che vivono in povertà assoluta.

La salute è l’indicatore più precoce e drammatico della patologia di sistema che tramortisce il continente nel suo  

Poco meno che gli angeli. Lettere sull’ineguaglianza dei sessi

di Giuseppe Moscati

Uno degli aspetti più interessanti che emergono con maggiore evidenza dalla lettura di questo testo così intenso e anche così fortemente militante dell’autrice statunitense Sarah Moore Grimké (1792-1873) è la radice solidamente “religiosa” di una organica rivendicazione dei diritti delle donne.
Grimké, infatti, risale a quel nucleo fondamentale di rispetto verso l’esistenza e la libertà (e il diritto alla felicità) di ogni individuo che ha basi (anche) evangeliche. La rivendicazione “religiosa” da lei qui articolata, peraltro, ben si accorda con una qualsiasi posizione di laica etica della responsabilità, che ha già per sua stessa costituzione filosofica – verrebbe da dire ontologica –
nell’egualitarismo e nel riconoscimento della parità dei sessi due pilastri fondamentali.
Quacchera come l’altrettanto energica sorella Angelina (1805-1879), Sarah Moore Grimké incarna dunque la lotta per l’affermazione di una parità dei diritti che, al contempo, fa da perno per la promozione di una sensibilità che sia finalmente capace di accordare abolizionismo e femminismo (cfr. pp. 59, 63, 66). E lo fa lavorando su due registri paralleli: confrontandosi con l’ambiente particolarmente ostile quale quello della Carolina del Sud da cui proviene e, più in generale, affrontando a testa alta gli esponenti più coriacei della mentalità chiusa del clero sudista del suo tempo (cfr. pp. 29-37).
I due grandi muri, quello della schiavitù e quello della discriminazione sessuale, le appaiono un tutt’uno, essendo la loro edificazione riconducibile alla logica di fondo del dominio, della  

Attualità di monsignor Oscar Arnulfo Romero

di Luis Armando Gonzales

Dall’assassinio di monsignor Oscar Arnulfo Romero, il 24 marzo 1980, questo mese è diventato, anno dopo anno, uno spazio per la riflessione, il ricordo e l’attualizzazione dell’eredità dell’arcivescovo martire. Un’eredità, la sua, ricca di implicazioni di ogni tipo: socio-politiche, storiche, educative, morali. È quest’ultima dimensione che vorrei evidenziare.

Ritengo sia necessario e urgente riflettere sui valori che mons. Romero fece suoi e che caratterizzarono il suo impegno come arcivescovo di San Salvador nei tormentati anni ’70, fino alla sua morte. (…). Non ripeterò quanto già detto in molte occasioni sulla sua fedeltà alla verità e sul suo impegno a favore della giustizia: intendo prestare attenzione a valori di cui poco si parla, ma che sono centrali per intendere la grandezza della sua figura morale.

La coscienza dei propri obblighi verso gli altri. (…). Possedere la convinzione che abbiamo un obbligo verso gli altri – verso i loro problemi, le loro necessità, la loro miseria – costituisce un valore di fondamentale importanza. Un valore che mons. Romero ha espresso in maniera chiarissima e che ha tradotto in una prassi di impegno noi confronti degli altri.

La promozione della dignità del prossimo, specialmente delle vittime degli abusi dei potenti. L’obbligo verso gli altri si è espresso in mons. Romero secondo una chiara direzione: quella di lavorare a favore della loro dignità, con il conseguente impegno per la loro umanizzazione. Mons. Romero privilegiò, nella sua opera, quelle persone la cui  

Demolitori devoti a bassa intensità

di Raniero La Valle

Il viaggio del papa in Egitto (28-29 aprile) – di cui riferisce (“La scelta della misericordia” e “Dice Francesco”) il sito www.chiesadituttichiesadeipoveri.it – segna probabilmente uno dei punti più alti di questo pontificato. Al di là dell’incontro con le minoranze cristiane (Chiesa copto-cattolica e Chiesa copto-ortodossa) esso è apparso infatti come una vera e propria “missione ad Gentes”, ovvero ai musulmani e ai credenti di tutte le religioni: una missione volta a stabilire un criterio supremo di distinzione tra ciò che è religione e la negazione di ogni religione, tra fede che libera e fede che schiaccia, tra ciò che è sacro e ciò che ne è una falsificazione idolatrica. Questo criterio supremo è la nozione di un Dio nonviolento, in cui non c’è né guerra né nemico. Ciò comporta l’incompatibilità di ogni religione con la violenza, e tanto più con la violenza perpetrata in nome di Dio e “venduta” con l’illusione dell’aldilà. Davvero in tal modo papa Francesco non è stato il papa dei cattolici ma il profeta mandato alle nazioni, chiamate a incontrarsi nella fraternità oltre i recinti ferrei di Chiese e culture, perché tutti “viviamo sotto il sole di un unico Dio misericordioso”.
Questo mettere la scure divina alla radice dell’albero della violenza e della guerra, è un evento rivelativo, soprattutto se si confronta con la storia presente e passata. La posta in gioco è altissima, perché ne va della Chiesa stessa e  

Contro la vanità della forza, in un giovane e inedito Aldo Moro

di David Sassoli

Ogni anno, da quasi 40 anni, nuovi libri su Aldo Moro riempiono gli scaffali delle librerie.
Si tratta di un appuntamento fisso per la nostra editoria, che ad ogni anniversario propone ricerche per rievocare la figura e l’opera dello statista democristiano o per indagare nei passaggi ancora non chiariti del rapimento e dell’omicidio. Anche quest’anno tanti titoli ci consegnano nuove riflessioni. Il campo di ricerca è vasto, in alcuni aspetti ancora inesplorato. La sua lunga attività politica e i tanti passaggi che lo hanno visto protagonista fanno di Moro “un sacerdote della Repubblica”: uomo del dialogo, paziente costruttore di equilibri politici sempre più avanzati, protagonista di mediazioni ritenute impossibili. Una responsabilità politica vissuta ai vertici dello Stato per quasi trent’anni, ma mai interpretata nella dimensione della “politique politicienne” o condotta nell’esercizio della forza. Un impegno pubblico che corre parallelo alla sua attività di studio e insegnamento. E ad una attività pubblicistica iniziata da ragazzo e proseguita per tutta la vita. La produzione è molto vasta.

Anche nella fase della sua formazione, la riflessione sui temi dell’attualità è costante e si caratterizza per profondità e originalità. Molto noti i suoi articoli per la rivista Studium, citati spesso dagli studiosi come una palestra per il giovane presidente nazionale della FUCI. Siamo alla vigilia della guerra, nel 1939. Poi la biografia sfuma, con riferimenti al servizio militare e all’inizio della sua carriera universitaria per poi riprendere con l’ingresso nella Dc  

Redistribuzione contro le diseguaglianze

di Michele Raitano

In questo articolo, facendo uso dei dati raccolti nell’indagine campionaria EU-SILC, mostriamo alcuni dati sull’evoluzione della disuguaglianza dei redditi in Europa nel quadriennio 2008-2011, ovvero nel periodo immediatamente seguente l’esplosione della crisi economico-finanziaria. I dati sono presentati distinguendo i paesi della UE-15 in base all’area geografica di appartenenza che, come messo in luce dalla letteratura di social policy, è utile anche a definire gruppi di paesi che si differenziano per tipo di sistema di welfare. Distinguiamo, quindi, quattro gruppi di paesi: Nordici, Anglosassoni, Continentali (l’Europa centrale) e Meridionali.

Prima di mostrare i risultati delle nostre elaborazioni, per meglio interpretare le possibili cause delle differenze fra paesi bisogna sottolineare che le disuguaglianze economiche derivano da processi complessi, che possono essere osservati da prospettive diverse e nei quali operano, spesso in interazione tra loro, molteplici fattori. La letteratura suggerisce che il benessere economico individuale vada valutato guardando al reddito disponibile equivalente, ovvero alla somma di tutti i redditi di mercato, quale che ne sia la fonte (lavoro dipendente e autonomo, capitale, rendita), percepiti dai membri di un nucleo familiare, al netto delle imposte e al lordo dei trasferimenti, resi equivalenti tenendo conto, mediante le apposite scale, della diversa dimensione dei nuclei familiari. Ma i redditi disponibili, e la disuguaglianza di questi, originano da un processo di formazione dei redditi – e, quindi, delle disuguaglianze – che si compone di almeno di tre stadi: nel primo – relativo alle retribuzioni individuali  

All’inizio era la favola. Scritti sul mito

di Giovanni Basile

Il testo di Paul Valéry, curato da Elio Franzini, mi si perdonerà la battuta, pur trattando di miti e favole non mente! In poche pagine si delinea la riflessione sul mito e sui miti proposta dal grande pensatore francese. Qui vengono presentati cinque brevi scritti che, attraversando un arco temporale che va dal 1929 al 1946, portano il lettore dentro un ventaglio temporale decisamente ampio. L’introduzione del Franzini (pp. 9-29), in apparenza un po’ lunga, vista la brevità del testo, si dimostra necessaria per centrare la questione, di non poco conto, del comprendere la natura, il senso ed il valore del mythos. Il Curatore, argomentando sull’etimologia stessa della parola “mito”, espone la difficoltà di proporne un significato univoco, mostrando come questa complessità nominale sia invece la chiave di lettura dello stesso termine mito. Il mito infatti per Valéry è una espressione, ed una esperienza, che non permette univocità. Proprio tale dinamismo linguistico viene qui raccolto e presentato attraversando degli scritti che mostrano, in diversi modi, la mobilità del farsi narrativo del mito. Non prestandosi ad una agile lettura, il volume, abilmente tradotto da Renata Gorgani, necessita di essere letto e meditato avendo sempre presente che “[…] all’inizio era la favola” (p.47 e p.55), e che questa lapidaria affermazione, che da il titolo al presente volume, è il leitmotiv di Valéry. Il “favoleggiamento”, infatti, non è un vizio, ma l’espediente stilistico necessario per condurci, dai margini del mito, dentro  

Il “trumpismo” europeo

di Giovanni Battista Zorzoli

Anche se Trump fosse stato sconfitto, sarebbe rimasto vivo il trumpismo, che si è già diffuso intorno a noi, e ha gravi implicazioni anche per le strategie di contrasto al cambiamento climatico.

“Le emissioni di CO2, in particolare di origine antropica, non sono la causa principale del riscaldamento globale”. È questo il pensiero espresso alla televisione statunitense CNBC il 9 marzo da Scott Pruitt, nuovo capo dell’Agenzia Usa per l’Ambiente EPA.

Un assist all’intenzione di Trump di non rispettare gli impegni assunti dagli USA con l’Accordo di Parigi, senza pagare dazio, trattandosi di obiettivi che possono essere disattesi senza subire sanzioni. Dopo di che sarebbe quasi certo il fallimento del programma Mission Innovation (ricerca e sviluppo di tecnologie per l’energia verde), per il 43% sostenuto dagli Stati Uniti.

Inoltre, l’abbandono dell’Accordo da parte del paese che, con la Cina, ne era stato il principale sponsor, non potrà non avere ricadute negative sul futuro della politica di contrasto al cambiamento climatico varata a Parigi. La Russia è l’unico grande paese a non avere ratificato l’Accordo, e, come hanno ipotizzato alcuni analisti, nelle negoziazioni per un’intesa con Washington Putin potrebbe mettere sul piatto la rinuncia definitiva alla ratifica.

Ma vi è di più. Il programma di Trump prevede un considerevole abbassamento delle tasse e misure protezionistiche per le industrie americane, che dovrebbero rilanciare gli investimenti e gli utili delle imprese. La deregolamentazione del settore finanziario e di quello energetico  

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