Les cathos de droite se déchirent sur l’immigration

di Cécile Chambraud

La question de l’identité et de la nation donne lieu à une vive bataille idéologique. Deux livres en témoignent

Deux livres à paraître le 12 janvier, soutenus l’un par l’hebdomadaire La Vie (Groupe Le Monde), l’autre par Valeurs actuelles, mettent au jour les divisions des catholiques et les crispations que peuvent susciter chez certains d’entre eux les propos du pape François sur les migrants. Dans le premier, le blogueur Erwan Le Morhedec dépeint la porosité entre certains milieux catholiques et les réseaux identitaires issus de l’extrême droite. Dans le second, Laurent Dandrieu, rédacteur en chef de Valeurs actuelles, accuse le pape de demander à ses ouailles de consentir à » l’islamisation de l’Europe « . Deux positions diamétralement opposées, qui illustrent les clivages au sein de l’électorat catholique.

D’ordinaire, les catholiques n’aiment pas étaler leurs désaccords sur la place publique. Mais, en ce début d’année, dans deux livres à paraître le 12 janvier, un journaliste et un influent blogueur catholiques, chacun défendu par un hebdomadaire, sont à l’origine d’une controverse qui pourrait compliquer les repères des candidats à l’élection présidentielle désireux de s’attirer les votes de cet électorat si convoité depuis la primaire de la droite. Pour la première fois, ils exposent au grand jour les crispations que causent à certains catholiques les prises de position du pape François sur les réfugiés.

Le sujet de la dispute porte sur l’immigration, sur l’identité, sur le lien entre la foi  

“Globalizzazione finita? No. Ma è ora che i più forti aiutino gli emarginati”.Intervista ad Amartya Sen

di Massimo Franco

«Non credo che nel mondo di oggi sia in corso uno scontro tra globalizzazione e antiglobalizzazione. Se pensiamo al movimento no global che si presentò prima al G8 di Genova nel 2001, poi in altre città, era il massimo della globalità. No, lo scontro è tra diversi modelli di sviluppo e di globalizzazione…». Amartya Sen parla lentamente, e non smentisce la sua attenzione di una vita ai temi sociali: quelli che lo hanno fatto definire «La Madre Teresa degli economisti», sebbene non gradisca il paragone con la mitica suorina dei diseredati di Calcutta. L’ economista-filosofo indiano, premio Nobel per l’ Economia nel 1997, docente a Harvard, parla di Sud e di Nord dell’ Italia e del mondo, di Donald Trump, del tumore che lo colpì da ragazzo. E di immortalità. Il suo nome, Amartya, in bengalese significa «immortale».
E lui, agnostico di 83 anni, ammette che gli piacerebbe un’ immortalità «che non significa essere ricordato, ma, come dice Woody Allen, significa non morire…». Sorride, ironico. L’ intervista col Corriere avviene di fronte a oltre trecento persone, nell’ aula magna della Facoltà di Architettura a Roma Tre, per i dieci anni della Fondazione con il Sud. E saltando dal Cinquecento al presente, disegna un mondo nel quale rimbalzano luoghi comuni che si sforza di smentire.

Professor Sen, condivide il cliché di un Sud del mondo in crisi, e di un Nord costretto a aiutarlo ma riluttante a  

Dopo il referendum, da dove ripartire

di Giuseppe Amari

La vittoria del NO ha sventato uno dei più insidiosi attacchi alla democrazia del Paese e quanto più si rifletterà, come si dovrà, su tutta la vicenda, tanto più emergerà con evidenza questa verità.

L’inusitata ed inquietante concentrazione di poteri nazionali ed internazionali, le loro spudorate interferenze ( peraltro sollecitate da un Presidente del Consiglio senza dignità ) su una materia come la Costituzione soggetta a consultazione referendaria, nel silenzio delle massime cariche dello Stato, ha certificato, ancora una volta, la ben nota subalternità dello Stato al Big business e la dipendenza estera del Paese.

Un’altra clamorosa e recente prova di dipendenza, subito rimossa, è stata la sentenza della Corte di Strasburgo che ha condannato ben quattro nostri governi, presieduti da Berlusconi, Prodi, Monti e Letta per violazione dei diritti umani ed ostacolo alla giustizia del proprio paese, con l’imposizione del segreto di Stato, per il rapimento (extraordinary rendition) di Abu Omar, chiedendo altresì, la Corte, quali provvedimenti si intendessero prendere per evitare il ripetersi di tali situazioni. Non so se e quale sia stata la risposta, ma l’unica sarebbe un sussulto di dignità nazionale (dovendo escludere altre guerre di indipendenza), e di coraggio per sopportare la verità, a cui fece appello una volta Tina Anselmi..

Una certificazione data dalle numerose imposizioni del segreto di Stato, che, al contrario di quanto previsto dalla legge, sono state verosimilmente effettuate per tutelarne la “dipendenza”. E non è mai inutile ricordare  

I licenziamenti della Volkswagen e il futuro tedesco

di Vincenzo Comito

Solo a un lettore dei giornali un po’ frettoloso il recente annuncio della casa dell’auto tedesca relativo al licenziamento di 30.000 addetti, di cui 23.000 in Germania, nonché al taglio dei costi annuali per 3,7 miliardi, può essere sembrato come collegato soltanto al recente scandalo delle emissioni. In realtà, la notizia dei licenziamenti, che viene comunque con la parallela assunzione di 9.000 nuovi addetti nei settori nuovi, va messa soprattutto in relazione alle grandi e veloci trasformazioni in atto nel mercato e nelle tecnologie del settore. I produttori tedeschi, nonostante la loro forza finanziaria e di mercato, nonché i lavoratori dello stesso e di altri paesi, rischiano di perdere parecchi colpi rispetto al nuovo che avanza implacabile.

Si profilano degli sviluppi che mettono in causa non solo le case tedesche (nonché lo stesso modello di sviluppo teutonico), ma anche quelle di tutto il mondo, mentre essi pongono in prospettiva dei punti interrogativi sui livelli generali di occupazione nel settore.

Tali minacce derivano dalla crisi delle tecnologie diesel, a sua volta da collegare, tra l’altro, al varo delle nuove norme antinquinamento dei principali paesi, dallo sviluppo dell’auto elettrica e di quella senza guidatore – processi che stanno accelerando –, dall’ingresso nel settore, in relazione all’affermarsi delle nuove tecnologie, di inediti e potenti protagonisti, statunitensi e cinesi in particolare, provenienti dall’economia numerica, da Google ad Apple, da Baidu a Tencent, infine dai mutamenti nelle preferenze dei consumatori.

L’auto senza pilota

 

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