di Massimo Grimellini
John Belushi odiava due cose: la musica country e i nazisti dell’Illinois. Ma cosa succede quando un nazista odia la musica country? Che anche noi fan dei Blues Brothers siamo chiamati a una scelta doverosa e ci schieriamo con la nenia dei cowboy. Se poi siamo di Oslo e fuori piove, apriamo l’ombrello e scendiamo in piazza in quarantamila per cantarla a squarciagola. Alla faccia del nazista. Il quale aveva appena dichiarato che con quella canzone le maestre norvegesi lavano il cervello ai bambini. Soltanto il suo, purtroppo, è rimasto refrattario a qualsiasi detersivo.
La canzone si intitola «Barn av regnbuen», «Bambini dell’arcobaleno», ed è il rifacimento in scandinavo stretto di «Rainbow race», cantilena folk strimpellata alla chitarra dall’americano Pete Seeger nei primi Anni Settanta. Il ritornello parla di fratellanza, di distese verdeggianti, e non fa male a nessuno, se non a chi è già abituato a farsene parecchio da solo. Anders Breivik, per esempio, lo stragista di Utoya che ha imputato all’innocuo motivetto nientemeno che il deterioramento in chiave marxista della gioventù norvegese. I messaggi semplici e solari agiscono sulle menti ottenebrate dal razzismo come una cartina da tornasole. Portano a galla la rabbia di chi ha talmente paura della sensibilità umana da considerarla una dimostrazione di debolezza.
In tribunale Breivik ha insultato la canzone e l’infanzia dei connazionali. E ancora una volta è venuta fuori la civiltà di quel popolo poco battuto dal sole, …
di Franca Buccino
Emblematica figura della lunga e difficile crisi che stiamo attraversando è il precario, una sorta di vittima sacrificale nei riti propiziatori per la ripresa e il benessere, cioè i grandi incontri nazionali e internazionali sulle questioni economiche. La crisi sta profondamente modificando le stesse caratteristiche del precario: sempre meno è il lavoratore in attesa della stabilizzazione, e sempre più un lavoratore alla giornata che passa dalla disoccupazione all´occupazione e viceversa, soprattutto, e che spesso è solo un disoccupato. È un lavoratore giovane il precario, anzi sta contribuendo a spostare in avanti la fascia d´età dei giovani: spesso supera ormai la soglia dei quarant´anni. Ed è quasi certo che, alla fine della sua eventuale attività lavorativa, non riuscirà a percepire alcuna pensione, o solo un assegno largamente insufficiente per vivere. Da disoccupati, precari, giovani, viene in mente l´acronimo “dispregio” a indicare l´indifferenza e il disprezzo nei loro confronti del mondo dell´economia e del lavoro, e, nei fatti, dell´intera società; un disprezzo del tutto ricambiato dai giovani precari e disoccupati, insieme al più profondo disincanto verso un mondo che li esclude e che li obbliga spesso a saltare tappe importanti di una vita normale: l´uscita dalla famiglia, il lavoro, una casa, il matrimonio, e domani forse la pensione. Eppure, quando si fa l´analisi dei mali che affliggono il nostro paese, dalle indagini scientifiche ai sondaggi popolari, tutti convengono sul fatto …
di Benedetta Tobagi
Forse non ve ne siete resi conto, ma ieri mattina, quasi in sordina, si è chiusa un´epoca. Per quanto sopravviva una flebile speranza di nuove inchieste, ieri a Brescia nella sostanza (resta solo il ricorso in Cassazione) si è chiusa, con bilancio fallimentare, la pluridecennale stagione delle inchieste giudiziarie per le bombe della “strategia della tensione”. La strage di Brescia gode di un triste primato: nessun condannato. «Me l´aspettavo» è il commento più frequente al dispositivo della sentenza d´appello. Realismo comprensibile, ma non per questo meno tremendo. Quanto è terribile essere preparati a qualcosa di inaccettabile sotto il profilo etico, civile e semplicemente umano? Non aspettarsi più condanne per una strage di matrice politica che ha ucciso 8 persone: 5 insegnanti attivi nel sindacato, 2 operai, un ex partigiano. Un microcosmo specchio dell´Italia che pacificamente lottava, lavorava e sperava, in piazza della Loggia per una manifestazione antifascista e in piazza ucciso dall´ennesima bomba neofascista (con buona pace dei “negazionisti” di casa nostra, questo è accertato). Mentre l´Italia inorridiva davanti alla carneficina, il luogotenente per il triveneto dell´organizzazione terroristica Ordine Nuovo, Carlo Maria Maggi, arringava i suoi “soldati”: «Brescia non deve rimanere un fatto isolato». Assolto: ma siano noti a tutti i suoi reiterati proclami stragisti, nell´Italia dove le stragi sono accadute per mano di individui che l´hanno fatta franca. Terribile perché – e lo vedi negli occhi …
di Jolanda Bufalini
Ufficialmente ogni anno circa 4mila coppie scelgono di andare all’estero. Ma le stime indicano almeno il doppio. Spagna, Austria Repubblica Ceca, Svizzera e Ungheria le mete più ambite. 90 Sono i centri esteri contattati per l’indagine dell’Osservatorio «turismo procreativo». 39 sono invece quelli che hanno dato una risposta. Molto spesso gli istituti per questione di privacy e affari preferiscono non rispondere. 4000 il numero verificato delle coppie italiane che si sono recate con all’estero per la procreazione assistita.8000 almeno il numero presunto, poiché più della metà dei centri non ha ritenuto di rispondere all’indagine. 1989 fra quelli censiti, il numero dei trattamenti eterologhi. 950 in Spagna, 630 in Svizzera, 204 in Repubblica Ceca, 110 in Belgio, 60 in Grecia, 12 in Austria, 11 in Gran Bretagna, 5 in Danimarca, 5 in Ungheria, 2 in Russia.1956 il numero dei trattamenti omologhi che si potrebbero anche fare in Italia.
Le coppie che hanno problemi ad avere figli continuano a emigrare per ottenere trattamenti di fecondazione assistita, nonostante le sentenze della Corte Costituzionale che nel 2009 hanno molto alleggerito le durezze della Legge 40. Quasi la metà delle coppie censite (4mila) va in Spagna, Repubblica Ceca, Svizzera, Austria o Ungheria per sottoporsi a trattamenti di fecondazione omologa (spermatozoi e ovociti della coppia) che potrebbe fare in Italia. Andrea Borini, presidente dell’Osservatorio, spiega che spesso la causa di queste trasferte è da ricercarsi «nell’ignoranza che ancora circonda …
di Giorgio Napolitano
Celebro per il sesto anno, da Presidente, la Festa della Liberazione. L’ho celebrata in città capitali della Resistenza come Genova e Milano, l’ho celebrata, fuori d’Italia, a Cefalonia – che fu teatro di una straordinaria prova di dignità, eroismo e sacrificio dei militari della Divisione Acqui – e successivamente a Mignano-Montelungo dove ebbe il suo battesimo di fuoco il rinato esercito italiano dopo che ci era stato riconosciuto, dalle forze alleate, lo status di paese co-belligerante. Alla mia presenza oggi qui tra voi attribuisco il significato particolare di un richiamo dell’attenzione storica e della memoria collettiva su quelle realtà dell’Italia profonda, popolare e contadina, in cui si radicò, venne combattuta e vinta la Guerra di Liberazione. Territori di antica storia, province di tradizionale laboriosità, piccoli Comuni legati all’agricoltura, in cui si sprigionarono – di fronte all’oppressione e alle angherie nazifasciste – un senso civico, un sentimento nazionale, uno spirito di ribellione e un anelito di libertà che diedero filo da torcere anche alle agguerrite forze tedesche. Fino a concorrere, nel settembre 1944, a quello sfondamento della Linea Gotica che in sostanza segnò le sorti della guerra in Italia. Esemplare fu la Resistenza tra il pesarese e l’anconetano. Esemplare per la solidarietà tra partigiani combattenti e famiglie contadine, per lo stoicismo di queste nel subire feroci rappresaglie nelle case e nelle persone. Ed esemplare fu qui la …
di Nicola Tranfaglia
La caduta di Bossi è arrivata improvvisa come quella di Berlusconi nel novembre scorso.Ma né l’una né l’altra sono state improvvise per chi segue quotidianamente la politica italiana nelle convulsioni che la caratterizzavano in questa frenetica sedicesima legislatura.
La mancanza di una legge idonea a controllare i bilanci dei partiti(soltanto il Partito democratico si è attrezzato di recente a far certificare il proprio bilancio ma gli scandali di Penati e altri avvenuti poco tempo fa mostrano che questo non è sufficiente)che sarebbe necessario come il pane in uno scenario che dà tutti i poteri al capo e nessuno quasi agli iscritti e ai dirigenti, rende abbastanza facile ai capi soprattutto quando sono veri despoti come ancora ce ne sono a destra o a sinistra(basta pensare alla situazione dell’Italia dei Valori, per far soltanto un esempio,neppure tanto a caso)disporre senza controllo dei giganteschi rimborsi elettorali come alle donazioni private che arrivano sempre a una forza politica e fare spese pazze per la famiglia, per i propri prediletti o per la corte che di solito li circonda.
Nel caso di Umberto Bossi, che ha creato un partito che definire “leninista” sarebbe un insulto per la memoria del protagonista della rivoluzione bolscevica,la cosa si è rivelata attraverso le voci ma anche le carte giudiziarie ancora in fieri come una lontana approssimazione di una realtà sempre più squallida e a prima vista incredibile.
Ma nella Lega Nord che è stata per molti …
Nel conflitto globale sull’acqua assumono sempre maggiore contralità i sistemi idreologici sotterranei
di Monica Bruckmann
Due visioni opposte si fronteggiano nella disputa globale sull’acqua. La prima, fondata sulla logica della sua mercificazione, pretende di convertirla in una commodity, soggetta a una politica dei prezzi sempre più dominata dal processo di finanziarizzazione e dal cosiddetto “mercato dei features”. Questa visione trova nel Consiglio Mondiale dell’Acqua, composto dai rappresentanti delle principali imprese private dell’acqua che dominano il 75% del mercato mondiale, la sua articolazione più dinamica. Il Secondo Forum Mondiale dell’Acqua (2000) dichiarò, nel documento finale, che l’acqua non è più un “diritto inalienabile”, ma una “necessità umana”. Il che giustifica, dal punto di vista etico, il processo in corso di deregolamentazione e privatizzazione di questa risorsa. L’ultima riunione realizzata con il nome di IV Forum Mondiale dell’Acqua, nel 2009 a Istanbul, ha ratificato questa posizione. Alleato importante del Consiglio Mondiale dell’Acqua è la Banca Mondiale, principale sponsor delle imprese miste, pubblico-private, per la gestione locale di questo bene.
La seconda visione considera l’acqua un diritto umano inalienabile. Questa prospettiva è difesa da un ampio ventaglio di movimenti sociali, attivisti e intellettuali articolati in un movimento globale per la difesa dell’acqua che propone la creazione di spazi democratici e trasparenti per la discussione di questa problematica a livello planetario. Questo movimento, che non riconosce legittimità al Forum Mondiale dell’Acqua, ha elaborato una dichiarazione alternativa alla riunione di Istanbul, rivendicando la creazione di uno spazio …
di Miguel Gotor
Il 25 aprile di quest´anno desideriamo celebrare il sangue versato dai vincitori e ricordare, accanto alla memoria e alla letteratura della Resistenza, anche la storia e la politica del movimento partigiano. Non solo, dunque, gli immaginifici sentieri dei nidi di ragno percorsi da piccoli maestri come il partigiano Johnny, ma i viottoli di montagna battuti 67 anni fa da uomini in carne e ossa come Arrigo Boldrini, Vittorio Foa, Sandro Pertini e Paolo Emilio Taviani. Grazie alla loro storia commemoriamo i migliaia di giovani caduti in nome della libertà, per la dignità e il riscatto della Patria, in difesa della propria comunità di affetti. Lo facciamo nella consapevolezza che senza la riscossa partigiana e senza la fedeltà all´Italia e il senso dell´onore di quei militari che, a Cefalonia e non solo, scelsero di impegnarsi nella guerra di liberazione dal nazifascismo, non sarebbe stato possibile gettare le fondamenta della nuova Italia democratica e repubblicana, quella che ancora oggi abbiamo il privilegio di abitare. Ma avvertiamo questa esigenza anche perché abbiamo alle spalle oltre vent´anni di un senso comune anti-antifascistiche ha egemonizzato il discorso pubblico intorno a due concetti meritevoli invece di maggiore ponderazione. Il primo è quello che vede nell´8 settembre 1943 la morte della patria. In quei giorni si assistette al collasso dello Stato e delle istituzioni, ma la patria trovò, grazie alla scelta partigiana e alla coscienza di tanti, le ragioni per resistere, …
di Claudio Tito
«Il mio compito è salvare il Paese. Sono stato chiamato per questo, per metterlo in sicurezza. Deve essere chiaro». I mercati tornano a fibrillare, la Borsa di Milano subisce un altro pesante scossone, lo spread con i bund tedeschi si impenna fino a sfiorare la soglia psicologica dei 400 punti, i tassi sui nostri titoli di Stato crescono. Una situazione che certo non lascia tranquillo Mario Monti. Alle prese con un sisma che seppure ha l´epicentro in Spagna, allarga il raggio delle sue scosse anche all´Italia. Tutti elementi di allarme che si affiancano, però, ad un fattore considerato a Palazzo Chigi ancora più preoccupante: il nervosismo che sta agitando la maggioranza. In particolare i distinguo con cui il Pdl sta affrontando la riforma del lavoro costituiscono un dato di inquietudine. Non tanto per la semplice richiesta di modificare il provvedimento, ma per il senso di instabilità che stanno trasmettendo dentro l´esecutivo e nella comunità internazionale. Il presidente del consiglio è convinto che nessuno – né il Pdl, nè il Pd – in questo momento coltivi la tentazione di far cadere tutto e far precipitare il Paese verso le elezioni anticipate. Le conseguenze sui nostri fondamentali dell´economia, a partire dal pil che nel 2012 è stimato sempre più in discesa, sarebbero devastanti. Il timore però è quello di ritrovarsi in una gabbia, in una «palude» di veti incrociati in cui è di fatto impossibile …
di Michele Prospero
È stato un politologo americano, Robert Dahl, a riflettere molto su due concetti, quello di responsabilità (accountability) e di risposta (responsive), che per lui sono gli indicatori migliori della qualità di una democrazia. Un partito o una istituzione che si mostra responsabile e congruente, ossia capace di dare risposta alle preferenze collettive, è un trasparente segnale di un buon rendimento della democrazia. E invece no. In Italia un partito responsabile e “responsivo” rispetto alle preferenze della sua base sociale, sensibile cioè alle grandi inquietudini del suo elettorato dinanzi a una scelta inattesa e inopinata, diventa l’emblema di un becero conservatorismo (così il Pd appare a Giovanni Sabbatucci sul Messaggero), incapace di mettere a tacere umori regressivi e di innovare il mercato del lavoro strappando il nesso con vetusti richiami identitari. Certi commentatori, che ancora hanno fresco l’inchiostro indelebile con la parola «casta» ben impressa, ora urlano contro il Pd perché si è buttato in «un vicolo cieco» (così la Stampa) pur di seguire le bizze della base molto arrabbiata. Insomma: esiste la casta o no? Taluni organi, che inveiscono in maniera professionale contro la casta, descritta come un ottuso e omologato ceto dominante insensibile alle voci disarmate dei cittadini, ora aggrediscono il Pd perché appare schiavo dell’opinione pubblica in subbuglio. Ma per certuni i lavoratori non sono cittadini e comunque non creano opinione. Molti giornali della gazzarra anticasta in realtà vorrebbero che l’intera classe politica si comportasse davvero come una …
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