Cattolici e politica. Franco Monaco: “Un balzo indietro “clericomoderato”

c´è aria di nuovodi Luca Kocci

L’attivismo politico delle gerarchie ecclesiastiche – dal segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, coadiuvato da mons. Mario Toso, fino al presidente della Cei Angelo Bagnasco (v. Adista nn. 51, 57, 60 e 65/11) – in vista del dopo-Berlusconi insospettisce Franco Monaco, deputato dell’Ulivo dal 1996 al 2006 e già presidente dell’Azione Cattolica ambrosiana e di Città dell’uomo, associazione fondata da Giuseppe Lazzati. «Il carattere politicamente indefinito e la regia ecclesiastica – spiega ad Adista – lo fa assomigliare al vecchio “clerico-moderatismo”, quindi un balzo indietro anziché in avanti. Riscontro uno scarto tra l’ambizione alta di un nuovo protagonismo politico dei cattolici e l’assenza di un qualche pensiero e di un abbozzo di progetto. Così pure rilevo una certa contraddizione tra l’appello al protagonismo e all’iniziativa dei laici cristiani autonomi e responsabili e la loro convocazione da parte di rappresentanti della gerarchia».

Tuttavia molti – per lo più esponenti e associazioni dell’area cattolico-democratica – non hanno partecipato a queste iniziative, o perché non hanno voluto o perché non sono stati invitati.

Non so se essi siano stati invitati o no. Certo è significativa ed eloquente la loro esclusione o autoesclusione. Ed è sintomatico che a manifestare entusiasmo siano stati esponenti decisamente lontani dalla sensibilità e dai paradigmi propri del cattolicesimo liberale e democratico, come Buttiglione e Binetti. Ai quali porto rispetto, ma il cui profilo politico-culturale è oggettivamente altro. Non a caso essi sono  

Questione immorale e disarmo

No Bush No War Daydi Sergio Paronetto

Non è mia competenza dare valutazioni penali in un’indagine che deve sviluppare il suo corso processuale in ambito giudiziario. Ma è mia competenza civile, anzi mio dovere di cittadino impegnato in un movimento per la pace, ragionare con indignazione operativa sul rapporto tra corsa agli armamenti, logiche di guerra, prostituzione sessuale-umana, corruzione economica-politica. Sembra che tutto si tenga in un blocco orientato al degrado etico-politico pericoloso sia per la democrazia che per la vita di tante persone nel mondo.
5.000 sono le pagine dell’istruttoria di Bari che documenterebbero la predisposizione, da parte di Finmeccanica, di “bandi di gara su misura” per consegnare gli appalti graditi a Tarantini e al suo comitato d’affari che – scrivono gli atti -“promuove e organizza l’associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione per consolidare il rapporto con Silvio Berlusconi. Per ottenere, per suo tramite, incarichi istituzionali e allacciare, avvalendosi della sua intermediazione, rapporti di tipo affaristico con i vertici della Protezione civile, di Finmeccanica spa, di società a quest’ultima collegate”.
Insomma, Finmeccanica avrebbe finanziato parte della politica italiana. Non solo. Dirigenti e agenti di società del gruppo avrebbero tentato di corrompere funzionari di paesi esteri per aggiudicarsi forniture di armamenti o apparati per la difesa e la sicurezza. L’inchiesta in corso parla di over commission, di remunerazioni che celerebbero “veri e propri accordi corruttivi”, “transazioni illecite” scoperte già a marzo con riferimento alla vendita  

Se la lega alza il tiro

di Nadia Urbinati

«Il popolo è sempre sovrano e quindi è l´unica figura che è sempre sopra il Capo dello Stato». A dirlo è l´onorevole Reguzzoni della Lega Nord per difendere la proposta di “secessione democratica” del suo leader, Umberto Bossi. Ma chi sia il popolo e come si faccia a identificarlo il parlamentare leghista non lo dice. Presumibilmente il popolo che dovrebbe per referendum decidere sul destino delle regioni del Nord Italia (quali?) è quello che vota Lega Nord. Un partito è il popolo. Questa è l´ideologia populista, negatrice della Repubblica italiana, che un partito centrale nell´attuale coalizione di governo propugna. L´ideologia del popolo-leghista sovrano è un esplicito rifiuto delle regole del nostro Stato, della nostra sovranità, un caso inconfutabile di violazione della lealtà a quella carta costituzionale che i ministri tutti, anche quelli della Lega, hanno giurato di difendere e rispettare. Quel giuramento è carta straccia.
Ci spiegava Ilvo Diamanti che la rivendicazione della “secessione democratica” fatta da Bossi nel corso del suo ultimo comizio a Venezia rivela la consapevolezza che la Lega, partito “di governo” e “di movimento”, sta avendo una crisi di consenso presso i suoi stessi elettori. L´alleanza granitica con Berlusconi costa moltissimo al partito che ha fatto della reazione contro “Roma ladrona” la sua ragione di esistenza prima e del suo successo elettorale poi. L´essere tra gli artefici della seconda Roma ladrona (quella post-tangentopoli per intenderci) sembra difficile da digerire anche per chi è legato al Carroccio da una fede entusiasta. Un  

Scandali, gossip, vanità, ecco i politici del 1862

Palazzo Carignanodi Filippo Ceccarelli

Nella storia politica il presente assomiglia spesso al passato, però remoto. E a suo modo anche il giornalismo si rispecchia in questa specie di scavalcamento all’indietro, per cui leggendo un vecchio classico come I moribondi di Palazzo Carignano di Ferdinando Petruccelli della Gattina, libellista e deputato eccentrico a partire dal cognome, con meravigliato divertimento si scopre che nel 1862 il primo Parlamento torinese dell’Italia unita assomiglia parecchio all’odierno Montecitorio con le sue vistose magagne, i deputati in vendita, i detestati privilegi, le anime in pena del vasto e paludoso Centro.
Non solo, ma anche l’approccio personalistico e disincantato del repubblicano Petruccelli, nonchè lo stile narrativo e a tratti caricaturale con cui dipinge tutti i protagonisti quanto gli onorevoli “storpiati” e “in isbozzo” si adattano perfettamente all’oggi.
Vedi le pennichelle del generale Fanti, il rapporto di Minghetti con le donne, le patacche esibite da questo, i capelli tinti di quell’altro, le vanità del guardaroba, i parenti intrusivi, le occhiate fulminanti dalla tribuna delle dame.
Tutto insomma suona così famigliare che i temerari del gossip trovano qui il loro sacro testo e primigenio.

I moribondi di Palazzo Carignano
di Ferdinando Petruccelli della Gattina
Mursia editore, a cura di Beppe Benvenuto, pagg.156

(“La Repubblica”, 9 ottobre 2011)

Lo spirito e la materia di Assisi

Assisi - Basilica S. Francescodi Raniero La Valle

Ci sarà il 27 ottobre la salita delle religioni al monte santo di Assisi, per l’incontro ecumenico ed interreligioso indetto dal papa nel venticinquesimo anniversario di quel primo convegno dei leaders religiosi mondiali che fu promosso nel 1986 da Giovanni Paolo II, per la gioia di molti e il cruccio scandalizzato di altri, soprattutto uomini di curia e collaboratori a lui più vicini. Tutte le religioni insieme: non è forse irenismo? Il problema che esplose allora si ripropone anche oggi.
La scommessa sta tutta nel fatto che il mettere insieme in nome della fede, e non della politica o della cultura, rappresentanti di religioni e Chiese diverse, non venga messo sul conto di quel relativismo, anzi di quella “dittatura del relativismo”, che è il male strenuamente combattuto da Benedetto XVI fin dall’inizio e anzi dagli antefatti del suo pontificato. Per allontanare dall’evento tale sospetto lo stesso Benedetto XVI parlando una volta dello “spirito di Assisi”, ne precisava il contenuto in un comune lavoro per la pace e la riconciliazione tra i popoli, “nel rispetto delle differenze delle varie religioni”.
È molto giusto che le differenze – cioè il pluralismo – siano rispettate, e questo le stesse religioni lo vogliono. Il problema è però che la differenza rispetto alle altre fedi e religioni non sia identificata dalla Chiesa cattolica nel fatto che essa sarebbe l’unica religione per la salvezza mentre  

Da Perugia ad Assisi

Assisi - Basilica di San Francescodi Tonio Dell’Olio

Camminare. Un passo dopo l’altro. Per costruire la pace è necessario camminare. Come per vivere è indispensabile respirare. Con un punto di partenza e una meta. Pronti ad ascoltare la vita che ci sorprende con i cambiamenti di rotta senza distrarci dal senso, ovvero dal significato e dalla direzione. Quel maestro profondo che fu Aldo Capitini generò la Perugia Assisi come una figlia. Non un’esercitazione ma un percorso festoso e sofferto. Non solo uno sforzo ma il fascino del camminare insieme. Perché la pace non è sfida per eroi solitari e vive nei mille e mille volti di chi ama la vita. Si nutre dei respiri di chi non si è fermato. Danza nella fantasia di chi si sente corresponsabile del tutto. Camminare come un esodo. Innanzitutto da se stessi e dalle proprie certezze per incontrare l’altro, la sua vita, le sue ragioni, il suo grido. Da Perugia ad Assisi è troppo poco. Per questo il sentiero si inerpica ancora silenzioso fino al cuore dei giorni. Di tutti i giorni.

(www.mosaicodipace.it , rubrica “Mosaico dei giorni”, 20 settembre 2011)

La follia dei replicanti armati

Roma 14 dicembre 2010 Scontri -RIOTdi Gad Lerner

Una replica fuori tempo massimo dell´insurrezionalismo novecentesco si è sovrapposta con la violenza alla novità di un movimento democratico che lanciava la sua sfida creativa alla tirannia finanziaria. Ha preso la mira per sbriciolarlo e per impossessarsene, riconducendolo agli schemi di un´ideologia militaresca. Un´ideologia che i giovani di tutto il mondo, sia pure ribelli, avevano ripudiato da anni. A questo scopo i replicanti hanno sfregiato la città di Roma, calpestando la resistenza inutilmente opposta loro dal corteo formato in massima parte da un popolo che crede nella protesta pacifica; perché a loro piace ridurre ogni popolo a fenomeno criminale.
Vandalismi dissennati, offese gratuite a simboli religiosi, vili aggressioni che hanno gettato nella costernazione gli organizzatori della mobilitazione nazionale degli indignati. Come un maledetto déjà-vu si ripropone il dubbio che il nostro Paese sia impedito a vivere una stagione davvero nuova, in cui sfide anche radicali di cambiamento possano esprimersi sotto forma di confronto democratico. L´impressione è che anche le forze dell´ordine siano giunte impreparate all´appuntamento, come già accadeva negli anni in cui da più parti si puntava a imprigionare in una logica bellica il conflitto sociale. Ma questo dubbio non attenua di certo la condanna doverosa dei parassiti mascherati, capaci solo di recitare la parodia della guerriglia urbana.
Penoso è il confronto con le altre sollevazioni giovanili che hanno contraddistinto l´intero corso del 2011. Perfino quando i militari  

Come si è rotto il blocco sociale berlusconiano

di Rinaldo Gianola

Ci sono cose che noi italiani non avevamo mai visto, nè sentito. Forse solo la mente geniale di Philip Dick avrebbe potuto immaginarle in questa triste, dolorosa pagina del ventennio berlusconiano. Solo la drammaticità della crisi italiana che rischia di destabilizzare tutta l’Europa per colpa di «bunga bunga Berlusconi» come ha titolato ieri la Bild, il più diffuso giornale tedesco, può spiegare fatti clamorosi, quasi impensabili fino a pochi mesi fa. E come se un mondo intero si fosse ribaltato, è tutto il contrario di prima. I fedelissimi sono scomparsi, la claque si è spenta, gli alleati scappano, restano solo Ferrara&Minzolini, temerari guerrieri della prima serata Rai, a guardia del premier e della sua maggioranza sempre più fragile. Il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia afferma: «Siamo stufi di essere lo zimbello internazionale quando portiamo le nostre merci all’estero…», e invita il governo ad «andare a casa, non ho paura a dirlo». Un sindacalista più che moderatomcome Raffaele Bonanni dice che «abbiamo bisogno subito di una svolta». L’ex democristiano Beppe Pisanu: «Il Paese non è mai stato così a rischio». Protestano gli agricoltori, i commercianti sono furibondi, gridano i professionisti e le partite Iva, che si sentono traditi, colpiti nei loro interessi, nelle loro speranze da chi li aveva conquistati con promesse e sorrisi, barzellette e strizzatine d’occhi. Berlusconi è alla fine, qualunque sia la sua volontà, oggi è abbandonato dal suo blocco sociale, dal suo enorme, magmatico bacino elettorale. Se ne vanno le imprese, si lamentano  

Vaticano II, 50 anni dopo

I´m the Pope? (Rome)di José Comblin

PRIMA DEL CONCILIO

La maggior parte dei vescovi che arrivarono al Concilio Vaticano II non capivano perché fossero stati convocati. Pensavano, come i funzionari della Curia, che il papa da solo potesse decidere tutto e che non fosse necessario convocare un Concilio. Ma c’era una minoranza profondamente cosciente dei problemi esistenti nel popolo cattolico, soprattutto nei Paesi intellettualmente e pastoralmente più sviluppati, dove si erano vissuti episodi drammatici di contrapposizione tra le preoccupazioni dei sacerdoti più aperti al mondo contemporaneo e l’amministrazione vaticana. Tutti coloro che perseguivano una presenza della Chiesa nel mondo contemporáneo, segnato dallo sviluppo delle scienze, della tecnologia e della nuova economia, come pure dallo spirito democratico, venivano repressi. C’era un’élite di vescovi e cardinali consapevoli delle riforme necessarie e intenzionati a cogliere l’occasione offerta da Giovanni XXIII. (…).

Le commissioni preparatorie erano chiaramente conservatrici ed è per questo che, all’apertura del Concilio, le prospettive dei teologi e dei periti portati dai vescovi più consapevoli erano piuttosto pessimiste. Ma ci fu il discorso di apertura di Giovanni XXIII, che rompeva decisamente con la tradizione dei papi anteriori. Giovanni XXIII annunciò che il Concilio non si era riunito per pronunciare nuove condanne di eresie, come d’abitudine. Si trattava di presentare al mondo un’altra immagine di Chiesa, che l’avrebbe resa più comprensibile ai contemporanei. La maggior parte dei vescovi non comprese nulla e pensò che il papa non avesse detto niente perché  

Stato sconfitto da un pugno di teppisti

Roma 14 dicembre 2010 Scontri -RIOTdi Eugenio Scalfari

La notizia principale di oggi è la mobilitazione degli “indignati” in tutte le piazze dell´Occidente, da Manhattan a Londra a Bruxelles, a Berlino, a Parigi, a Madrid. Ma a noi preoccupa soprattutto ciò che è avvenuto a Roma. Mentre centinaia di migliaia di giovani tentavano di sfilare pacificamente nelle via della capitale poche centinaia di “black bloc” in tenuta da guerriglia hanno compiuto violenze e provocato la polizia tentando di forzarne i cordoni. Gli scontri hanno coinvolto la massa dei pacifici dimostranti, come è avvenuto in molte altre occasioni. Mentre scriviamo gli incidenti sono ancora in corso, molti manifestanti hanno tentato di isolare i facinorosi che hanno reagito picchiandoli a colpi di spranghe. È deplorevole che ancora una volta la polizia e i servizi di sicurezza non siano stati in grado di neutralizzare preventivamente i teppisti e i provocatori che dovrebbero esser noti e rintracciabili. Speriamo che le violenze non continuino in serata. Le nostre cronache ne daranno ampia informazione.
Quali che ne siano gli esiti il fatto certo è comunque l´esistenza ormai evidente di un movimento internazionale. La sua antivigilia è stata la “primavera araba” come furono definiti i moti di piazza qualche mese fa al Cairo e poi a Tunisi e a Bengasi, senza scordare le sommosse del 2008 e del 2010 nelle “banlieue” parigine.
La vigilia è avvenuta alcuni mesi fa a Madrid, poi la  

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