di Maurizio Ferraris
Anticipiamo un brano dall’ introduzione di “Filosofia per dame” di Maurizio Ferraris che esce per Guanda
Questo libro raccoglie le mie risposte alla rubrica “I ritmi del pensiero” su Donna moderna. Rappresentano la parte migliore della mia settimana, il lavoro più piacevole perché è qualcosa che viene dagli altri, per e-mail, dalla redazione che mi manda un quesito ritenuto interessante e io rispondo in veste di filosofo (o più esattamente di professore di filosofia) in un po’ meno di milleottocento battute. I temi vanno da “come si diventa coraggiosi?” a “è giusto dire bugie a fin di bene?” passando per “come fare propositi per l’ anno nuovo?”. La genesi occasionale delle domande può forse generare un certo straniamento. Per dire, io non mi sarei mai davvero posto il problema di consigliare qualcuno su come gestire le liti di condominio, mettere al posto loro gli impiccioni e superare la paura degli animali schifosi. Lo straniamento è magari accresciuto dall’ ordine alfabetico con cui ho ordinato le risposte, che squaderna quello cronologico, perché ti capita di leggere di Ferragosto e poi di nuovo, magari dopo il rientro e i saldi natalizi, di stress da vacanzae di ombrellone, come se il tempo si accartocciasse. Come è presumibile, nei quesiti si intuiscono non troppo in lontananza i colpi di cannone della guerra tra i sessi, la polvere, il fumo e le rovine di battaglie domestiche, così come gli archetipi o gli stereotipi dell’ eterno femminino. Per esempio i saldi. …
di Massimo Giannini
Gli storici prendano nota.Ieri, per la prima volta, si è riunita in chiaro, alla luce del sole, la Struttura Delta. Le “guardie armate” del presidente del Consiglio nella carta stampata e nella tv. Giuliano Ferrara, direttore del Foglio, Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, e Claudio Brachino, direttore di Videonews-Mediaset. Convocati direttamente da Silvio Berlusconi, non più nella magione privata di Arcore, a Villa San Martino. Ma nella sede governativa di Roma, a Palazzo Grazioli. Per mettere a fuoco lo “spin” comunicazionale, con il quale il Cavaliere cercherà di riscrivere ancora una volta a suo vantaggio il “palinsesto” politico-mediatico dell´intera nazione. E per mettere a punto la controffensiva violenta, con la quale cercherà di distruggere la magistratura, la libera stampa, l´opposizione parlamentare e sociale. Dunque, la drammatica torsione democratica del berlusconismo declinante ci consegna l´ennesima, incredibile “epifania”. Politica e giornalismo piegati insieme, nello stesso tempo e nello stesso modo, per sovvertire codici normativi e aziendali. Per propiziare atti “sediziosi” e inquinare fatti incontrovertibili. La Struttura Delta, come questo giornale l´aveva “battezzata” nel novembre 2007 mutuandola da Joseph Conrad, esiste da anni. È stata una delle prime intuizioni del premier-tycoon, che invece di risolvere il suo enorme conflitto di interessi, l´ha ingigantito e sfruttato fino in fondo per mettere in moto la più micidiale e pericolosa macchina di fabbricazione del consenso mai concepita in una normale democrazia europea. Capo del governo (perciò sovrano delle tre reti pubbliche Rai) e insieme padrone delle tre grandi reti …
di Alex Zanotelli
La Libia sta sprofondando in una paurosa guerra civile. La dittatura di Gheddafi, che dura da 41 anni, sta mostrando il suo vero volto, disumano e feroce. “I manifestanti sono ratti, – ha detto il rais, nel suo discorso televisivo del 21 febbraio – pagati dai servizi stranieri. Una vergogna per le loro famiglie e le loro tribù. Andate a sterminarli!” Invitava così i suoi soldati, i suoi fedeli e le migliaia di mercenari africani a sterminare i ‘rivoltosi’. Si parla ormai di oltre diecimila persone massacrate in questa tragica repressione ordinata da uno dei più spietati dittatori d’ Africa. Eppure i manifestanti libici chiedono solo pane, dignità e democrazia (seguendo l’esempio dei tunisini e poi degli egiziani). Infatti, nonostante le immense ricchezze finanziarie derivanti dal petrolio, la disoccupazione giovanile è arrivata al 30%. Si stima che 70 miliardi di dollari siano finiti nelle tasche del dittatore, di cui 1,1 miliardo sono investiti nella nostra banca Unicredit.Un abisso tra pochi ricchissimi e molti poveri. Per di più, il popolo libico non ha mai sperimentato la democrazia, nonostante il linguaggio rivoluzionario e populista di Gheddafi e del suo “Libro Verde”. La conseguenza è tragica: la Libia , oggi, invece che ‘verde’ è diventata ‘rossa’ con il sangue dei suoi figli massacrati. Davanti a questa tragedia noi italiani dobbiamo chiederci quali siano le nostre responsabilità. Noi siamo profondamente legati alla Libia sia perché siamo quasi vicini di casa, sia perché abbiamo colonizzato quel paese. Un …
 di Alberto Asor Rosa
Alle mie modeste considerazioni sull’ultimo romanzo di Philip Roth tradotto in Italia, che però è anche l’ultimo per ora nella sua abbondante produzione di titoli (Nemesi, traduz. di N. Gobetti, Einaudi, Torino, 2011, euro 19), devo premettere una doverosa confessione, che forse consentirà al lettore di calmierare al meglio il mio giudizio su di lui anche in questo caso: considero Philip Roth, senza ombra di dubbio e di gran lunga, il più grande narratore vivente. Un’altra osservazione di minore portata, ma non del tutto estranea anch’essa alla mia posizione, devo aggiungere: Roth è nato sette mesi e quattro giorni prima di me, anno domini 1933. Da tempo sono persuaso che i nati negli anni ’30, più esattamente quelli venuti alla luce da dieci a tre-quattro anni prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, – la quale ha comunque inciso profondamente sui nostri (anche se lontani fra loro) destini infantili, – siano stati, e ancora per qualche anno siano destinati a restare, i più acuti testimoni di quanto successivamente è accaduto: conservano infatti memoria di quel che il mondo era e forse avrebbe potuto essere, senza esserne stati tuttavia eccessivamente plasmati; contemplano smarriti le miserie in cui esso è complessivamente e più o meno da allora caduto; ogni qual volta possono corrono con il pensiero alla loro origine, a quel cono di luce che per un decennio, emergendo miracolosamente dalle tenebre più totali, ci era sembrato d’intravvedere (Roth, in ogni caso, lo fa continuamente); e quando …
di Carlo Galli
La politica non è lo spazio né della Verità né della Menzogna. Non deve ospitare un Assoluto da custodire a ogni costo, né un Vuoto radicale di senso, in cui tutto è possibile; né un Bene né un Male. Perché spesso l’uno si rovescia nell’altro. Un’illustre tradizione che, in età moderna, nasce in parte da Machiavelli e dalla Ragion di Stato, collega la politica al Male e teorizza anche la liceità, per il potente, di mentire; il potere politico è segreto, le sue vie e le sue ragioni sono nascoste al popolo, a cui la vera finalità dell’agire politico – la potenza – non va rivelata; anzi, la si deve schermare, dissimulare, rappresentare falsamente come fosse orientata al Bene. Il potere è opaco, e tale deve rimanere; non può essere indagato né criticato, perché trascende la comprensione della gente comune, dei cittadini. La modernità politica si è affermata attraverso la lotta illuministica contro gli arcana imperii, contro il combinarsi di segreto, dissimulazione, menzogna, a cui ha opposto la luce della ragione pubblica, capace di indagare e rischiarare quelle tenebre. E ciò è avvenuto in nome della Libertà; che è anche la libertà dei cittadini di non essere ingannati dal potere, e di vivere in uno spazio politico trasparente, pubblico e condiviso. Ciò non significa che la menzogna non abiti la politica moderna. E non solo perché spesso i politici mentono; ma per il motivo più radicale che anche la politica moderna si …
di Xavier Lacroix
Membro del Comité consultatif national d’éthique- Francia
Oggi, quando in un dibattito sopraggiunge la questione di ciò che da un po’ di tempo viene chiamata l’”Omoparentalità”, si può essere certi di ascoltare un argomento presentato come inconfutabile secondo il quale delle inchieste(Soprattutto negli Stati Uniti) dimostrerebbero che i bambini allevati da coppie dello stesso sesso non hanno più problemi psicologici rispetto a quelli che sono allevati da coppie di sessi differenti.
L’argomento è statistico, si presenta come scientifico, indiscutibile e non si mancherà di tirarne la conclusione che la società non può più continuare a riservare l’adozione o le procreazioni medicalmente assistite alle coppie composte da un uomo e una donna. Questa nuova forma di “Argomento di autorità” ha di che sorprendere. Pur se nessuno -O quasi- ha avuto l’occasione di leggere le suddette inchieste, l’argomento lascia pertanto senza parole. Tuttavia, quelli che hanno potuto accedervi sono generalmente dell’avviso -Nella migliore delle ipotesi- che non se ne può tirare nessuna conclusione.
Tralasciamo il fatto che queste inchieste, la stragrande maggioranza delle quali è stata commissionata dalle associazioni gay, contiene pregiudizi sorprendenti. Ho pubblicato molte volte, specialmente nel mio libro “La confusione dei generi” (Bayard culture, 2005), un’analisi critica che si affianca a quella di altri autori come Caroline Eliacheff o Pierre Levy Soussan. Ma soprattutto chiunque sa che queste inchieste, quantitative, riposano su dei questionari standard che non permettono di indentificare che alcune funzioni ben determinate: cognitive, adattative, pragmatiche.
Gli oggetti di ricerca sono definiti in …
di Alessandro Santagata*
Cimentarsi in un discorso sulla figura di Nichi Vendola alla luce del rapporto che si gioca nella sua “narrazione” tra l’esperienza di fede cristiana e l’elaborazione politica è sicuramente un azzardo, anche perché, quando si parla della narrazione vendoliana, deve essere chiaro innanzitutto che si tratta di un’operazione linguistica (e politica) tutt’altro che lineare. Giocata sul piano di una “diversità” individuale fatta di apparenti contraddizioni (comunista, cattolico, omosessuale), essa si propone in realtà come un’autobiografia della Nazione nella quale le storie e i valori dei Padri funzionano da bussola per tracciare la via di uscita dalla post-modernità neoliberista e recuperare il piano della costruzione di un orizzonte comunitario e collettivo, una formulazione discorsiva nella quale tradizione ed innovazione confluiscono in un amalgama lessicale capace di restituire credibilità e fascino alla proposta politica veicolata. Quale spazio occupa dunque nella “narrazione” il dato di fede? In occasione del I Congresso nazionale di Sel (Sinistra ecologia e libertà), nell’ottobre del 2010, Vendola affronta in questi termini la questione del rapporto con il mondo cattolico: «Questo tema su cui siamo continuamente sollecitati ha dentro di sé la consumazione di una storia, quella dell’unità politica dei cattolici. La fine di tale unità ha provocato un’inseminazione generalizzata di clericalismo nella scena politica. Guai se rispondessimo a questo con vecchie pulsioni anticlericali, rinunciando alla sfida del dialogo». Già da queste poche battute è evidente come Vendola rifiuti l’etichetta di politico cattolico (e quindi moderato) riproponendo piuttosto, secondo un’antica consuetudine comunista, …
di Stefano Rodotà
L’Italia s’è desta? Le parole un po’ logore dell’Inno di Mameli sono forse quelle che meglio descrivono un panorama sociale che ha visto in queste ultime settimane appunto un risveglio civile. Un risveglio persino inatteso, e che fa riemergere una idea e una pratica della politica che sembravano scomparse, sequestrate dall’intreccio perverso tra derive oligarchiche, uso privato del potere, perdita dell’etica pubblica, degrado del linguaggio, azzeramento della dimensione argomentativa. E’ sempre opportuno non abbandonarsi ad entusiasmi frettolosi. Ma è altrettanto sbagliato non cogliere i segni del mutamento, sottovalutarli solo perché non stanno negli schemi canonici, e anzi se ne distaccano. Nei mesi passati avevamo sofferto il silenzio della democrazia, emblematicamente testimoniato dalla chiusura del Parlamento, e l’assenza della politica come capacità di guardare a fondo nelle dinamiche reali. Ora quel silenzio è stato rotto, la voce è quella di persone che trasformano l’indignazione in richiesta perentoria di cambiamento, restituendo così alla politica quella presenza che sembrava scomparsa. Elogio tardivo del movimentismo? Ricordiamo, allora, le parole che aprono Millennium People di James Ballard: “Una piccola rivoluzione stava avendo luogo, così modesta e beneducata che quasi nessuno l’aveva notata”. Chi sottovaluta, o pensa solo di strumentalizzare, il variegato mondo di quelli che protestano, manifestano, si organizzano, non si rende conto che questa novità sociale interviene nel cuore di una crisi drammatica, ne denuncia la gravità foriera di grandissimi rischi, e indica pure una via d’uscita. Proprio la drammaticità della situazione che stiamo vivendo …
di Felice Scalia
Dopo tante “contestualizzazioni” sulle malefatte del Cavaliere in materia di coerenza con una sua proclamata fede cristiana, dalla alte gerarchie cattoliche giungono esecrazioni, richiami, e “forti pressioni”. Nulla da eccepire se non la eccessiva prudenza di ieri che tra i semplici poteva suonare connivenza, e la riduzione di oggi di quanto sta paralizzando la vita politica italiana ad una questione di morale personale poco degna di un “uomo pubblico”. Personalmente resto nella mia preoccupazione, e per una serie di motivi: la vita privata del Cavaliere è stata ed è modello di corruzione del tessuto morale della nazione intera; la sua sfrenatezza nulla è se non la conseguenza di una concezione di vita basata sul potere ed il denaro; l’etica sessuale è intimamente connessa con un’ideologia, il “pensiero unico”, dove tutto è in vendita, anche le persone ridotte a cose, e dove le leggi del mercato sono “la Legge”. Queste interconnessioni sono mine vaganti, questo “insieme” stride con la fede cristiana. E da tempo aspettavamo in tanti una presa di posizione profetica della Chiesa sul “sistema”. Non c’è stata e non c’è. Fino a far sembrare ovvia l’ipotesi di una blasfema nuova “santa alleanza” di alti uomini di Chiesa con questo tipo di potere, ben oltre l’umana simpatia, o la stessa comprensione benevolente per la vita difficile di un “peccatore” atipico.
Confesso che questa ipotesi non mi sembra campata in aria e certi fatti la suggeriscono. Ed una spiegazione plausibile è che quegli uomini di Chiesa, …
di Enrico Franceschini
“Il multiculturalismo britannico è un successo e rimane un modello per il resto d’ Europa”, sostiene il sociologo Anthony Giddens, ex-rettore della London School of Economics, ideatore della Terza Via che ha portato al potere Tony Blair. Certo, bisogna distinguere tra multiculturalismo “ingenuo” e “sofisticato”, ma una società che sappia integrare culture ed etnie differenti è la formula necessaria per rispondere ai bisogni dell’ era globale.
La settimana scorsa il premier conservatore David Cameron ha dichiarato che il multiculturalismo in Gran Bretagna è fallito. Cosa ne pensa, professor Giddens? «Penso che è una strana critica da fare al Regno Unito, dove si è sviluppata la società multiculturale nettamente di maggiore successo in tutta Europa. Il nostro paese ha integrato immigrati da ogni parte del mondo per tanto tempo, riuscendo a rimanere relativamente senza conflitti etnici e senza un’ estrema destra xenofoba come quella che esiste altrove. La diversità culturale ed etnica di Londra è un elemento centrale del suo fascino e del suo successo. In tutto il paese, il livello di armonia razzialeè complessivamente molto alto. La politica di Blair a favore del multiculturalismo non sarà stata perfetta, ma ha prodotto progressi e buoni risultati».
Cameron afferma che, senza forti valori comuni, si lasciano gli immigrati alla deriva e si incoraggia l’ estremismo. Il premier si riferisce in particolare all’ estremismo, e al terrorismo, islamico, da cuiè nato l’ attentatoa Londra del 2005. «Attentati ed estremismo, tra i 2 milioni di musulmani britannici, …
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