di Giovanni Bianco
Ci sono attente analisi politologiche, sfornate con una sfilza di riferimenti a settori del sistema politico e della società civile, che sembrano proposte per disorientare il lettore e l’opinione pubblica. In esse la distinzione destra/sinistra perde consistenza e si smorza, l’accezione di riformismo si tinge di vaghezza, la stessa differenza di ruoli tra maggioranza ed opposizione si fa labile ed incerta. Capisco bene che la crisi della politica può produrre siffatti esiti, ma essi non aggiungono nulla di decisivo, sovente si limitano a registrare fatti o processi in corso con le lenti di chiavi di lettura non incisive.
L’onda lunga della fine della c.d.prima Repubblica e la pervasiva forza della globalizzazione economica nell’età della crisi dello Stato paiono aver generato risultati così perversi ed incontrollabili da rischiare di sfiancare anche i più irriducibili ottimisti, che, nonostante i dubbi, continuano a credere in un ruolo progettuale della politica. I nuovi attori maggiori del sistema partitico sono spesso senza un’anima, divisi all’interno, connotati da spinte variegate e non omologabili, posti in una sorta di navigazione nel buio senza fuoriuscite. E’ questa la sorte che tocca al Pd, al maggior partito di opposizione, o si può sperare in un’altra prospettiva? Si deve, cioè, considerare insuperabile un ruolo al rimorchio di neoliberisti e cantori delle virtù intrinseche del mercato, un’opaca recita in tono minore nel tramonto, secondo alcuni ineluttabile, della sinistra? Eppure gli eventi degli ultimi anni, tra cui la sconfitta della strategia veltroniana, …
di Gian Enrico Rusconi
Povera Chiesa. Si sente ingiustamente attaccata, diffamata, umiliata per comportamenti che essa stessa considera orribili peccati. Si sente colpevolizzata per aver cercato di arginare in silenzio il male commesso da alcuni suoi rappresentanti, per aver tentato di contenerne gli effetti nefasti. Per aver tentato di isolare i responsabili senza infierire su di essi. In breve, si sente vittima di un inatteso rigurgito antireligioso.
È questo ciò che pensano le autorità ecclesiastiche, che prendono la parola pubblicamente in queste settimane, di fronte all’inarrestabile torrente di rivelazioni sugli abusi e le violenze contro i minori, in tutte le parti del mondo. È sorprendente però che in questo contesto non sia emerso che cosa la Chiesa abbia fatto per risarcire (spiritualmente!) le vittime. Ma supponiamo che lo abbia fatto con umiltà e generosità. In silenzio.
Eppure c’è un terribile equivoco in questo comprensibile atteggiamento. Il silenzio non è più una virtù. Gli uomini di Chiesa non capiscono che hanno a che fare con un profondo mutamento della sensibilità pubblica. Con un’etica pubblica che essi – convinti di essere esperti di comunicazione sociale – non hanno saputo cogliere né tanto meno interpretare. È penoso sentir dire che i comportamenti patologici denunciati sono gli effetti del «relativismo» e del «permissivismo amorale», alludendo in particolare all’apertura verso l’omosessualità.
Nei casi di pedofilia si tratta invece di fenomeni radicati antropologicamente, che sono esaltati, se non prodotti, da particolari condizioni ambientali e istituzionali (di istituzioni più o meno chiuse) ma sono presenti nello …
di José Maria Vigil
Qual è il futuro della teologia? Verso dove va?
Per alcuni, la domanda è inutile, perché la teologia sarebbe sempre la stessa, una teologia perenne. E lo dovrebbe essere anche in futuro. Per i secoli dei secoli. Essa dovrebbe cercare, semplicemente, di essere fedele alla sua missione di sempre e di “custodire fedelmente il deposito della fede”.
Ma questa visione statica non resiste alla verifica storica. Perché in realtà la teologia non ha fatto altro che cambiare, evolvere, costantemente, dal suo inizio. (…).
Secondo la definizione anselmiana, la teologia è fides quaerens intellectum, fede che vuole comprendere. Fides, qui, non è la fede come un’entità astratta, senza soggetto… Chi vuole comprendere sono i soggetti credenti, che vogliono capire quello in cui credono. Ebbene, con il cambiamento dei soggetti credenti, generazione dopo generazione, in contesti storici che in ogni tempo risultano diversi, la loro ricerca di comprensione – quaerens intellectum – è stata inevitabilmente evolutiva. (…).
Nell’ultima parte del secolo scorso, le comunicazioni, le migrazioni, il turismo, la stessa mondializzazione hanno diversificato enormemente le società. La maggior parte del globo si è fatta pluriculturale e plurireligiosa. Sono scomparse quasi completamente quelle società omogenee, monoculturali e monoreligiose in cui si poteva far teologia all’interno di un’unica religione, senza cogliere le domande che sorgono dalle rivendicazioni di verità di altre religioni. (…). Prima o poi, con maggiore o minore consapevolezza, i credenti vogliono finalmente comprendere la relazione della propria fede con gli altri credo e reinterpretare le antiche …
A quale Paese democratico maturo è mai comparabile il nostro, con un Premier che indice una manifestazione contro la magistratura che compie il suo dovere e contro le regole, previste da norme giuridiche, sulla presentazione di liste elettorali? Che senso dello Stato e che rispetto della legalità è mai questo? Che significato inquietante assume la protesta di piazza di sabato della destra al potere? Il nostro è un Paese anomalo, lo si scrive da tempo, nel quale chi governa ricorre alle folle perchè non ha rispettato le leggi ed i supremi poteri dello Stato, si fa portatore di istanze protestatarie sprovviste di spessore politico, difende leggi “ad personam” ed ha una concezione “privatistica” delle istituzioni. Le scorribande del Capo somigliano sempre più ad una sorta di “antipolitica” irosa e ringhiante, livida e irritata, più che ad una politica progettuale e strategica, nella quale il risentimento per chi si sforza di difendere la legalità prevale sulla preoccupazione per la recessione economica o la grave involuzione del sistema democratico.
Si cercano, come già scritto, motivate analogie storiche, anche con fasi torbide e convulse della storia patria del novecento. Emerge, ad esempio, un ragionato richiamo del “diciannovismo”, cioè dei fenomeni politico-sociali che connotarono l’Italia dopo la prima guerra mondiale, a partire dal ’19; una messa in evidenza dei punti di contatto tra questi ultimi, turbolenti e contraddittori, prodromici al regime dittatoriale e reazionario fascista, ed il presente storico . L’analogia è una fonte della “comprensione storica”, come sostenne …
di Giorgio Grasso
Tra qualche giorno, il prossimo 23 marzo, la Corte costituzionale dovrà decidere su due questioni di legittimità costituzionale, sollevate dal Tribunale di Venezia e dalla Corte d’Appello di Trento e riguardanti la compatibilità con la Costituzione della vigente disciplina codicistica, che esclude la possibilità per due persone dello stesso sesso di contrarre matrimonio.
Presso l’Università di Ferrara, il 26 di febbraio u.s., si è discusso di questo argomento, partendo da una ricca relazione introduttiva di Barbara Pezzini e dalle ordinanze di rimessione, al fine di “prevedere” l’imminente decisione della Corte, nell’ambito dei tradizionali Seminari, organizzati da un decennio presso quest’Ateneo (tutto il materiale, a cui si aggiungono anche altri due atti di promovimento, della Corte d’Appello di Firenze e del Tribunale di Ferrara, non ancora pervenuti alla cancelleria della Corte, ed i files video degli interventi sono disponibili sul sito www.amicuscuriae.it).
In particolare, chi scrive ritiene insuperabile (e irriducibile) l’esistenza dell’unione di un uomo e di una donna, nel modello di matrimonio dell’art. 29 Cost., escludendo, quindi, la possibilità di estendere l’istituto matrimoniale alle coppie same sex.
Questo per un duplice ordine di ragioni che, nello spirito più genuino del Seminario, “invitano” coerentemente la Corte a pronunciare il rigetto delle due questioni di legittimità costituzionale e nello stesso tempo ad adottare, all’interno di una dichiarazione d’infondatezza, un convinto monito al legislatore, che lo “costringa” ad approvare un’idonea regolamentazione legislativa della posizione delle coppie omosessuali e dei loro diritti di coppia.
A sostegno dell’infondatezza, si pone, in …
Oggi si ritorna in piazza. Si tratta di una manifestazione dall’alto significato politico, che vuole costituire un segno di unità tangibile ritrovata dell’opposizione, non soltanto di quella politica e partitica, ma pure di quella sociale e movimentista. Non è, dunque, un’ “ammucchiata grottesca”, come ha affermato il Signor B., ma qualcosa di profondamente diverso. Si intende ribadire che la democrazia, se aggredita, si deve anche difendere in piazza, oltre che nelle sedi istituzionali. Perchè non si può revocare in dubbio che il sistema di potere della maggioranza governante mostra di essere sempre più invasivo e cerca persino di imbavagliare, come sta emergendo dall’inchiesta di Trani, le trasmissioni televisive, quale “Anno zero”, che esprimono dissenso.
Opposizione che vuole pure includere la società civile ed i suoi movimenti, il “popolo viola” che riprende le istanze protestatarie dei “girotondi” di qualche anno addietro (nonostante alcuni eccessi), proprio per non accettare un’idea semplificata, edulcorata, “falsificata” di democrazia; cioè la sua versione populistica e leaderistica, così cara all’attuale esecutivo, che mal tollera le voci del dissenso. La piazza è in talune circostanze un’alternativa non eludibile, un’estrema “ratio”, per spezzare la morsa soffocante dei detentori del potere politico, di chi guarda alle masse con ironica benevolenza paternalistica, purchè non si scalfiscano i suoi interessi, anche quelli illegali; del nuovo principe e dei suoi modesti cortigiani.
Opposizione anche nel nome della Costituzione e dei suoi principi fondamentali, quale “patto di convivenza”, e contro nuove proposte di riforme “avventatissime”; per riaffermare che essa …
di Carlo Galli
Un triste destino ha colpito le due categorie centrali della metafisica occidentale, sostanza e forma. Dal loro significato originario – elaborato da Platone e Aristotele – , che indicava rispettivamente il fondamento di tutto ciò che è, e gli schemi razionali del suo configurarsi, sono giunte a essere sinonimo, nell´attuale discorso pubblico italiano, di “contenuto reale” e di “apparenza superficiale”. Un impoverimento che ha anche un forte valore polemico, e che riprende, semplificandola e distorcendola, una dialettica autentica che si è storicamente manifestata – con altri nomi e altri concetti – all´interno della teoria politica. Infatti, la politica non si esaurisce certo nelle forme giuridiche, nella norma, nella procedura, nelle istituzioni. E soprattutto la democrazia è anche sostanza: implica infatti, alla radice, la pienezza del popolo, la sua presenza sulla scena politica come identità, come fonte della sovranità, come origine e fondamento del potere.
C´è, nella teoria democratica moderna l´esigenza che il popolo sia una unità politica originaria, immanente, autonoma e autosufficiente, che precede ogni forma istituzionale e giuridica: questa democrazia sostanziale si presenta come potenza della moltitudine in Spinoza, come rinnovamento morale dell´uomo e della società in Rousseau, come emergere di una forte conflittualità in Sorel, e come radicale avversione per le istituzioni nel marxismo rivoluzionario: in questi casi, pur così lontani tra di loro, la forza del popolo non conosce se non quei limiti e quelle forme che pone da sé, in via provvisoria e transitoria, sempre pronta superarli, a travolgerli. Il popolo, qui, …
di Raniero La Valle
I Comitati Dossetti per la Costituzione si sono riuniti a Bologna, presenti gruppi e aderenti di tutta Italia, da Palermo a Bari a Salerno a Padova a Milano, allo scopo di rilanciare l’azione a sostegno dei valori e delle norme costituzionali. Il prof. Onida, divenuto Presidente dei costituzionalisti italiani, ha motivato l’opportunità di lasciare la presidenza dei Comitati, alla quale sono stati eletti all’unanimità Raniero La Valle come Presidente e il prof. Luigi Ferrajoli come vice-presidente. Una segreteria è stata costituita a Bologna nelle persone di Alessandro Baldini, Francesco Di Matteo e Maurizio Serofilli. È stato deciso di aprire una sorta di fase organizzativa per stabilire statuti e forme di coordinamento e rappresentanza dei Comitati, ai fini della determinazione delle scelte politiche e delle strategie più opportune per la lotta costituzionale. Il collegio dei costituzionalisti che fin dall’appello di Giuseppe Dossetti del 1994 hanno accompagnato l’azione dei Comitati, continuerà ad affiancarne e ispirarne l’azione. L’assemblea di Bologna ha espresso un vivo allarme per lo stato di calamità costituzionale e il trauma cui sono sottoposti l’ordinamento democratico e lo stesso Stato di diritto dopo la lunga riforma cominciata con l’abbandono della proporzionale e l’entrata in scena di Berlusconi con il proposito di affermare un modello di democrazia immediata, decisionale ed autoritaria. Il tentativo di soffocare la sovranità popolare esercitata nelle forme e nei limiti della Costituzione, trasformandola in una mera investitura al “sovrano del popolo”, già denunciato da Dossetti nel 1995, ha avuto negli ultimi …
L’argomento delle leggi ad personam è, di questi tempi, piuttosto dibattuto nell’opinione pubblica e tra gli intellettuali italiani per l’uso distorto che della funzione legislativa e della legge fa la maggioranza politica governante, che non esita ad utilizzare quest’ultima quale strumento per la salvaguardia di interessi personali, o per la garanzia di posizioni di privilegio, e dunque in evidente contrasto con lo spirito garantista e democratico della Costituzione e con il principio fondamentale dell’eguaglianza davanti alla legge. Sul tema proponiamo un lucido e fine contributo di Gustavo Zagrebelsky, uno dei maggiori costituzionalisti e teorici del diritto e dello Stato italiani, Presidente emerito della Corte Costituzionale, uscito su “La Repubblica” di oggi.
di Gustavo Zagrebelsky
“Un dio o un uomo, presso di voi, è ritenuto autore delle leggi?” chiede l’Ateniese ai suoi ospiti venuti da Creta e da Sparta. “Un dio, ospite, un Dio! - così come è perfettamente giusto”. Queste parole aprono il grande trattato che Platone dedica alle Leggi, i Nòmoi. Il problema dei problemi - perché si dovrebbe obbedire alle leggi - è in tal modo risolto in partenza: per il timor degli Dei. Le leggi sono sacre.
Chi le viola è sacrilego. Tra la religione e la legge non c’è divisione. I giudici sono sacerdoti e i sacerdoti sono giudici, al medesimo titolo. Oggi non è più così. Per quanto si sia suggestionati dalla parola che viene dal profondo della sapienza antica, possiamo dire: non è più così, per nostra fortuna. Abbiamo conosciuto a sufficienza …
Il recente caso del senatore del Pdl Di Girolamo, politico legato ad alcuni importanti boss della ‘ndrangheta, ha riproposto gli aspetti più inquietanti, da lunghi anni indagati e studiati, delle connessioni tra mafia e potere politico, tra criminalità organizzata e sistema politico. Tuttavia, come l’articolo di Marco Travaglio suggerisce, vi sono state vicende almeno altrettanto gravi, di politici della maggioranza al potere, tuttora ben più preminenti rispetto a Di Girolamo, che hanno goduto e godono di protezioni e sostegni piuttosto solidi e consolidati.
di Marco Travaglio
Solidarizzare col senatore Di Girolamo sarebbe eccessivo. Ma condividere il suo stupore per lo sdegno generale che lo circonda, anche tra gli alleati e i presunti oppositori del Pd che due anni fa l’avevano salvato dall’arresto (unici contrari gli Idv) e ora lo vogliono cacciare, questo sì, si può fare.
Non si comprende la differenza fra il suo caso, che ha portato persino Berlusconi a scaricarlo, e quelli di Dell’Utri e Cuffaro. Anzi l’unica differenza è a suo favore: Dell’Utri è stato condannato in primo grado per mafia, Cuffaro in appello per favoreggiamento alla mafia, Di Girolamo non ancora. Ha “solo” un mandato di cattura per rapporti con la ‘ndrangheta. Come Cosentino, che però starebbe con la camorra e dunque resta sottosegretario. Si dirà: Di Girolamo è stato fotografato con un boss e le cosche votavano per lui. Ma vale pure per Cuffaro, che fu filmato con due medici mafiosi: Vincenzo Greco, condannato per aver curato il killer di don Puglisi, e …
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