 Una scrittura senza sorprese fa un libro senza sorprese. E’ questo che viene in mente leggendo l’ultimo lavoro di Giorgio Bocca edito da Feltrinelli (Annus horribilis, 158 pp.). Del resto è un vecchio problema del giornalismo italiano: salvo rarissime eccezioni, non brilla né per rigore analitico, né per spirito della complessità (e visto che la vita è sempre complessa, cioè ricca, chissà che non sia anche per questo che agli Italiani i giornali non piacciono). Non che Annus horribilis sia scritto male, tutt’altro: la pagina scivola bene e velocemente, l’asprezza di chi conosce la condizione del reduce, e forse si sente tale, ha non poco di nobile. L’indignazione è reale: più che condivisibile, contagiosa.
Inoltre, dei temi che Bocca mette sul tappeto non ce n’è uno che non sia fondamentale. Tento un catalogo, necessariamente incompleto: l’inclinazione al trasformismo (ad esempio, di Fini, pp. 6-7); la centralità del fascismo nella storia d’Italia (“perché il fascismo è una tentazione perenne degli italiani, come una traccia di sottofondo …?”, p. 11, o p. 67; o quel fascismo che “tranquilli amici, un po’ è già tornato”, p. 15); il destino minoritario dell’ “intransigenza che fu di Giustizia e Libertà” (p. 7); la sedimentazione della “vecchia propaganda anticomunista (…) nelle menti e nei cuori di molti italiani”, al punto di generare una “paura fobica” (pp. 20-21); i nuovi razzismi e la fortuna del motto “difendi i tuoi simili e distruggi il resto” (p. 18); l’assalto berlusconiano all’informazione e all’editoria (pp. 27 ss.); il “populismo” …
Padre Alex Zanotelli, direttore responsabile di “Mosaico di pace”, conduce da anni, come già segnalato su questo blog, un’ importante battaglia in difesa dell’acqua quale bene pubblico. Lo scorso 7 febbraio ha lanciato un nuovo appello sul tema, per l’anno 2010.
Questo è l’anno dell’acqua, l’anno in cui noi italiani dobbiamo decidere se l’acqua sarà merce o diritto fondamentale umano. Il 19 novembre 2009, il governo Berlusconi ha votato la legge Ronchi, che privatizza i rubinetti d’Italia. E’ la sconfitta della politica, è la vittoria dei potentati economico-finanziari.
E’ la vittoria del mercato, la mercificazione della ‘creatura’ più sacra che abbiamo: “sorella acqua”. Questo decreto sarà pagato a caro prezzo dalle classi deboli di questo Paese, che, per l’aumento delle tariffe, troveranno sempre più difficile pagare le bollette dell’acqua (avremo così cittadini di serie A e di serie B!).
Ma soprattutto, la privatizzazione dell’acqua, sarà pagata dai poveri del Sud del mondo con milioni di morti di sete. Per me è criminale affidare alle multinazionali il bene più prezioso dell’umanità (‘l’oro blu’), bene che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici (scioglimento dei ghiacciai e dei nevai) sia per l’incremento demografico. L’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestito dai Comuni a totale capitale pubblico, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile.
Purtroppo, il nostro governo, con la legge Ronchi, ha scelto un’altra strada, quella della mercificazione dell’acqua. Ma sono convinto …
Tra gli interventi usciti sulla stampa nazionale sui recenti scontri di Milano tra gruppi di extracomunitari merita di essere pubblicato un articolo di Carlo Galli (su “La Repubblica” del 17 febbraio, p.46), insigne studioso della storia del pensiero politico, che ben individua i gravi limiti della politica di “tolleranza zero” propugnata dalla destra al potere e le preoccupanti ambiguità di quest’ultima.
di Carlo Galli
Secondo le logiche della comunicazione politica, è il primo messaggio quello che vale, che viene recepito come autentico e che si fissa nella mente dei cittadini. E a proposito delle violenze di via Padova il primo messaggio della maggioranza è stato (per bocca di un eurodeputato della Lega) di “procedere a controlli ed espulsioni casa per casa”; mentre da Roma figure di primo piano come Gasparri rilasciavano interviste sulla “tolleranza zero”. Certo, il giorno dopo Bossi e Maroni hanno corretto il tiro, sostenendo che non è il caso di pensare a rastrellamenti, né a uno Stato di Polizia, mentre la soluzione ai problemi dell’ immigrazione e della multietnicità – generati,a loro dire, dalle politiche lassiste della sinistra – starebbe nell’ evitare le concentrazioni di stranieri in ghetti urbani e nelle politiche di integrazione. Quanto alle critiche di Bersani al fallimento della politica anti-immigrazione della destra, saranno gli elettori – secondo Bossi – a decidere, col voto alle elezioni regionali, se sono giuste o sbagliate. E proprio da quest’ ultima affermazione si comprende che si è di fronte alla consueta strategia comunicativa della destra: in prima …
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha pronunciato un discorso all’Accademia Nazionale dei Lincei, durante un incontro, tenutosi il 9 febbraio, che ha ufficialmete aperto le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Considerata la rilevanza dell’intervento del Capo dello Stato ne pubblichiamo un estratto, uscito ieri sul quotidiano “La Stampa”. Il testo si sofferma sulla grande importanza del periodo storico del Risorgimento, confutando banali e sterili polemiche recenti, di scarso valore culturale, senza sminuire i limiti del processo di unificazione nazionale (come non ricordare, a tal proposito, il concetto gramsciano di “rivoluzione mancata”, che riprendeva pure il pensiero di Piero Gobetti sull’argomento), che si concluse nel marzo del 1861, e quelli dello Stato post-unitario. Su quest’ultimo tema, tra i molti contributi, è opportuno richiamare quanto scrisse Ernesto Ragionieri su i “problemi dell’unificazione” (v. Storia d’Italia, XI, Einaudi, Torino, 1976, p.1668sgg.), che giunse a parlare di “debolezza” ed “isolamento sostanziale” “del gruppo che gestiva lo Stato nel primo periodo unitario”(p.1731); o, pure, le riflessioni di Giuseppe Galasso (in “Potere e istituzioni in Italia”, Einaudi, Torino, 1974) sulla contrapposizione tra “paese legale” e “paese reale” e “l’estraneità e la diffidenza delle masse per il nuovo Stato”, che “era conseguente all’assenza delle masse stesse dalla lottà per l’Unità” e “conseguenza inevitabile della struttura che si era data al Paese con i nuovi ordinamenti”(p.211). Perciò, l’intervento del Presidente della Repubblica costituisce un notevole contributo che pone in risalto “l’eredità del Risorgimento” e dei suoi valori, la sua influenza …
Che il rischio fosse elevato era stato già scritto e segnalato da tempo. Le periferie (e non solo quelle purtroppo) di non poche città europee sono ormai braci roventi. A Milano ieri sera ci sono stati scontri tra immigrati, una rivolta multietnica senza precedenti tra africani e sudamericani, nella quale ha perso la vita un giovane egiziano. Scene di violenza inaudite nei pressi di piazza Loreto, in Via Padova, auto ribaltate e vetrine infrante quasi di fronte ad un locale affollato da giovani italiani, che passavano il tempo tra un drink e l’altro, nella più assoluta indifferenza per il putiferio che frattanto si era scatenato per le strade.
Il Governatore della Lombardia ha rilasciato delle dichiarazioni a caldo, facendo esclusivo riferimento ad un problema di ordine pubblico e di rispetto della legge. Affermazioni che non possono che lasciarci perplessi. In quali condizioni di vita versano la stragrande maggioranza degli extracomunitari nelle nostre città? Qual’è l’atteggiamento delle istituzioni e delle forze dell’ordine verso i gruppi criminali stranieri? Perchè non approfondire in modo adeguato il nesso sussistente tra bande di delinquenti e “disagio sociale”?
Insomma, a Milano, come a Genova, la convivenza multietnica è estremamente difficoltosa e precaria perchè, come pure una recente relazione della Direzione investigativa antimafia ha notato, prolifera la lotta tra organizzazioni di malviventi straniere per il controllo del territorio, per la spartizione di affari illeciti; ma, tuttavia, la crescita di “vincoli interni” ai gruppi etnici di “tipo mafioso” è anche …
Un anno dopo il “caso Englaro” torna a porci domande profonde, spesso senza una risposta univoca, che possono dividere credenti e non credenti, ed anche gli stessi credenti, e che ci impongono di confrontarci sull’arduo tema del “quando finisce la vita”, su cui filosofi, teologi ed intellettuali da secoli si interrogano. Un argomento così intenso non dovrebbe essere oggetto di miserande strumentalizzazioni politiche, di becere prese di posizioni opportunistiche, che servono soltanto a confondere le acque ed a creare confusione nell’opinione pubblica. Sul tema si pubblica l’articolo di Mariuccia Ciotta, uscito su “Il Manifesto” del 10 febbraio, che suggerisce spunti di riflessione che possono alimentare il dibattito tra posizioni diverse.
di Mariuccia Ciotta
Eluana un anno dopo. Sarebbe bello che fosse viva la ragazza dagli occhi profondi e i capelli scuri, icona di un affetto collettivo, come succede con le star, tante volte vista sorridere sulle pagine dei giornali. In occasione del primo anniversario del suo corpo dissolto, già abbandonato dal pensiero, è questo che ci piacerebbe sentire, il dolore del padre e di tutti nel ricordo di una crudele agonia politico-mediatica. Invece, il soggetto si capovolge, «Io non ho evitato la morte di Eluana». Io, il presidente del consiglio, che in una lettera indirizzata alle suore della clinica Beato Luigi Talamoni, dove la ragazza restò in stato vegetativo per 14 anni, parla alla nazione e sottintende che avrebbe potuto salvarla se solo avesse esercitato i suoi superpoteri. La brutalità della dichiarazione dà la misura del cinismo …
 L’editore “Il melangolo” ha pubblicato un pregevole volume, “Dialogo sulla politica della cultura” ( 2009, pp.70 ), composto di tre contributi, due di Umberto Campagnolo (il secondo è una replica) ed uno di Norberto Bobbio, preceduto da una introduzione di Davide Cadeddu. Il saggio di Campagnolo ( “Politica e filosofia”, p.37sgg.), filosofo e filosofo della politica, fornisce una rigorosa ricostruzione delle principali correnti di pensiero della filosofia politica, attraverso il riferimento alle fondamentali teorie evincibili dai classici del passato e da importanti opere moderne e contemporanee, da Platone ed Aristotele sino a Benedetto Croce. Bobbio nel suo scritto ( “Filosofia politica o politica della filosofia? Risposta a U.Campagnolo”,p.57sgg. ) confuta l’impostazione metodologica di Campagnolo, critica una concezione statica ed astratta della filosofia politica e propone, per il suo studio, un punto di vista realistico, propositivo ed attivo, capace di adempiere ad una funzione “paideutica” di ciascun consociato nella cornice di una società pluralista.
Per Bobbio, dunque, l’approfondimento delle principali dottrine politiche deve perseguire uno scopo attualizzante, volto alla migliore analisi e comprensione dei travagli e dei conflitti del presente storico, del mondo contemporaneo, per svolgere un compito di educazione di ogni individuo. Giova, al riguardo, richiamare quanto lo stesso autore scrisse nel 1955, in un suo fondamentale contributo, “Politica e cultura”, sul “mestiere dell’intellettuale” nella contemporaneità, difficile perchè “il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dubbi, non già di raccogliere certezze”, cioè di “dover rifuggire” dalle “alternative troppo nette”, …
Sull’ultimo numero di Adista (n.12/2010 dell’8.2.’10) è stato pubblicato un articolo di Valerio Gigante, che sottoponiamo all’attenzione dei lettori, che anticipa in sintesi i contenuti di un documento, di prossima pubblicazione, della Conferenza episcopale italiana, dedicato alla questione meridionale ed alla mafia come struttura di peccato; testo che propone anche un’importante autocritica sul ruolo della Chiesa nella realtà del mezzogiorno ed in contesti sociali fortemente dominati e schiacciati dalla torbida e violenta attività mafiosa.
di Valerio Gigante (ROMA-ADISTA)
Ad oltre vent’anni dalla pubblicazione del documento Sviluppo nella solidarietà. Chiesa italiana e Mezzogiorno (ottobre 1989), la Conferenza episcopale italiana torna ad occuparsi della questione meridionale e dei suoi problemi irrisolti. Lo fa con un testo non ancora ufficializzato, di cui Adista è venuta in possesso, e che si intitola Per un paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno. 16 cartelle in tutto, per richiamare “alla necessaria solidarietà nazionale, alla critica coraggiosa delle deficienze, alla necessità di far crescere il senso civico di tutta la popolazione, all’urgenza di superare le inadeguatezze presenti nelle dirigenti”, ma anche per delineare il ruolo che la Chiesa può svolgere in una realtà così difficile e complessa.
“Radici” e genesi del documento
Dai contenuti, emerge chiaramente come il documento si sia ispirato al recente convegno “Chiesa nel Sud, Chiese del Sud” (Napoli, 12-13 febbraio 2009) ma anche dalla Nota pastorale sulla ‘ndrangheta, intitolata Se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo della Conferenza episcopale calabra (Cec) del novembre 2007 (v. Adista n. 82/07), in gran parte …
 Giovanni Sartori, uno dei massimi studiosi della politica del nostro tempo, ha raccolto in un nuovo volume (il quinto) i suoi editoriali editi sul “Corriere della sera” tra il 2006 ed il 2008 (“Il sultanato”, laterza, 2009). Il tema fondamentale dell’opera è, come l’insigne studioso chiarisce nella prefazione all’opera, l’involuzione del sistema pluralistico italiano e la reale consistenza delle “intenzioni dittatoriali” del Cavaliere. Al riguardo l’autore è cauto: il sostantivo “”dittatura” non deve essere usato a vanvera. Proprio e anche perchè le vere dittature sono, quando davvero ci sono, regimi orrendi, il termine va utilizzato con cognizione di causa”(p.V). Tuttavia, si cerca di mettere a fuoco la fisionomia autoritaria della maggioranza al governo,giungendo a conclusioni preoccupate e fortemente critiche.
Sartori intende riferirsi al concetto di contemporaneo di dittatura, a quello che si è affermato nel ventesimo secolo, alla “dittatura sovrana”, per riprendere il lessico schmittiano (v.C.Schmitt,Die Diktatur, Berlin,1921), e non alla nozione romana, di “dittatura commissaria”(v. C.Schmitt, op.cit., pp.2-3 e cap.I,IV), straordinaria e transitoria, istituita e disciplinata de iure, “costituzionale” (Watkins). I regimi dittatoriali che si richiamano sono quelli “degli anni venti-quaranta” che “si gloriavano di essere tali”, che “abbattevano una democrazia spregevole, una plutocrazia corrotta e un governo imbelle, incapace di assicurare l’ordine e di contrastare il caos rivoluzionario dei “rossi””(p.VI). Il riferimento è, dunque, anzitutto ai regimi reazionari che nell’Europa della prima metà del novecento si sono opposti in maniera radicale alla liberaldemocrazia ed al parlamentarismo. Cioè a quelle forme di …
 di Giovanni Bianco
E’ stato proposto all’attenzione dei lettori, nel 2008, il testo inedito di una conferenza che il giurista Piero Calamandrei tenne il 21 gennaio 1940 alla Fuci di Firenze, “Fede nel diritto” (ed.Laterza), con saggi di Guido Alpa, Pietro Rescigno e Gustavo Zagrebelsky , ed un’appendice con un saggio di Silvia Calamandrei (“Tra Socrate e Antigone”, p.111 sgg.) ed “il dialogo epistolare tra Calogero e Calamandrei” (p.131 sgg.).
Calamandrei, annotando nel suo diario (con data 27 gennaio 1940) l’importanza dell’incontro del 20 gennaio, scrive che davanti all’arcivescovo e ad un “pubblico strano:cattolici, ebrei, antifascisti, magistrati, professori” ha sentito “un caldo consenso”, e si pone una serie di domande incalzanti e laceranti (…ma siamo poi nel vero a difender la legalità?…siamo noi i precursori dell’avvenire, o i conservatori in dissoluzione?…). Il discorso di Calamandrei (p.61sgg.) è pronunciato pochi mesi dopo l’invasione nazista della Polonia e si appella alla legalità ed alla certezza del diritto, valori in antitesi con i sistemi giuridici totalitari o autoritari. Nell’incipit dell’intervento è, infatti, affermato che “mai come in questo tormentato ventennio in cui le nostre generazioni hanno vissuto, dopo finita una guerra, una pace apparente che era in realtà febbrile preparazione e angosciosa attesa della nuova guerra che oggi insanguina il mondo, i problemi teorici che hanno affamato in tutti i tempi le menti dei filosofi sulla essenza della giustizia e sulla natura razionale del diritto si sono presentati con altrettanta urgenza alle coscienze come vitali e tormentosi problemi di vita …
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