Il clima oltremisura “buonista” che taluni hanno cercato di diffondere nel Paese dopo il vile attentato al Presidente del Consiglio è durato quel poco che basta, subito dopo chi governa si è riproposto con il solito stile e gli arcinoti metodi, infischiandosene delle critiche e del buon senso.
Non c’è davvero da illudersi, la pervicacia del Cavaliere nel proporre ed imporre un sistema di garanzie arbitrarie, di leggi e leggine irragionevoli, “ad personam”, non ha limiti. Soltanto uno spirito ingenuo o in malafede poteva e può pensare il contrario, magari abbagliato da un cieco ottimismo che prescinde dai fatti. Appunto questi ultimi, e mi riferisco ai più recenti, sono un nuovo monito. Da essi non possiamo prescindere, come già notava il Machiavelli nel noto capitolo decimoquinto del Principe, in cui si contrappone la “verità effettuale della cosa” all’ “immaginazione di essa”, cioè i fatti realmente accaduti a quelli frutto dell’immaginazione o di sogni. Perciò in questo freddo mese di gennaio si registra una ritrovata animosità del Capo e dei suoi accoliti, nuovi e preoccupanti tentativi di aggirare gli “ostacoli” che si presentano sulla strada della perfetta attuazione del “dispotismo indiretto”, per riprendere una locuzione del Condorcet, cioè di un regime formalmente basato sui principi dello Stato di diritto e della democrazia rappresentativa, ma di fatto accentrato nelle mani di una ristretta minoranza dominata da un leader cinico e potente, che si propone di ridimensionare qualsiasi potere dello Stato che osa resistergli, sia esso il Giudice …
Il nuovo scandalo che colpisce il centrosinistra riguarda il sindaco di Bologna, per una vicenda personale dai contorni torbidi e contorti. Una storia nella quale pubblico e privato si intrecciano ancora una volta ed emerge nuovamente assenza di etica pubblica e senso dello Stato.
Delbono era un primo cittadino su cui si erano riposte non poche aspettative e speranze per il decollo di una nuova stagione di buon governo democratico negli enti locali e,pure, di convergenza delle forze progressiste in un progetto di rinnovamento delle istituzioni partendo dai poteri locali. Bologna, inoltre, non è una città qualunque, è stata ed è il cuore pulsante del Paese che credeva e crede nell’alternativa politica e che ora è costretto a leggere titoli di prima pagina che non avrebbe mai voluto vedere stampati, e finisce con il pensare deluso che la “questione morale” investe sia la destra che la sinistra, la quale, purtroppo, rischia di non poter più sbandierare una presunta superiorità morale.
Inoltre, questo tormentato centrosinistra scopre che gli scandali scoppiano anche nel centro-nord e non soltanto nel centro-sud e che, probabilmente, il quadro è più fosco del previsto e, dunque, è opportuno agire con il bisturi per non fare ancora il gioco della parte politica opposta che ama la confusione, la denigrazione ed il dileggio. Superare l’ultima vicenda, come quella del Lazio, degli Abruzzi e della Campania, non può non significare riuscire a dare un segnale forte non soltanto nei programmi, ma pure nello stile e nella sostanza …
 A Rosarno è tornata la calma, ma con gravi conseguenze per gli extracomunitari. Il ministro Maroni, dopo che l’esecutivo ha per anni tollerato baraccopoli, lavoro nero e controllo del territorio da parte della ‘ndrangheta, ripropone, “sic et simpliciter”, la linea del pugno di ferro, chiedendo l’immediata espulsione per gli immigrati irregolari e lo status di rifugiati per i soli extracomunitari feriti da italiani.
Ricompare, dunque, il solito ed ipocrita atteggiamento della “tolleranza zero”, dopo aver per mesi coperto connivenze, scaricando con deplorevole opportunismo le responsabilità sugli enti locali, accusati di aver permesso la costruzione e l’espansione della bidonville di Rosarno. Anzichè porsi il problema di una soluzione adeguata per il corretto inserimento sociale degli immigrati, si preferisce rispedirli a casa, in zone fortemente depresse del terzo mondo, come esseri immondi che non meritano alcuna considerazione. Il Papa nell’Angelus di ieri ha giustamente ricordato che “bisogna ripartire dal cuore del problema, e cioè che ogni migrato è un essere umano, differente da cultura, religione e storia, ma pur sempre una persona da rispettare, con i suoi diritti ed i suoi doveri, ma senza essere mai oggetto di sfruttamento. Il problema è anzitutto umano”.
Striscione contro la mafia censurato a Rosarno
Dinanzi ad eventi così drammatici il Cavaliere tace ed un deputato leghista afferma che gli extracomunitari, accusati …
Che la nostra società fosse multirazziale soltanto in apparenza e che fosse popolata da nuovi schiavi ammassati in campi organizzati in modo vergognoso era stato scritto da molti ed illuminati intellettuali e giornalisti. Che ci si potesse trovare innanzi a nuove forme di guerriglia urbana era pure stato sostenuto: le periferie dei centri urbani, specie al sud, sono sature, lì abitano i nuovi ultimi del Paese, quelli che giungono sui barconi e non sono mai accettati, se non come bestie prive di diritti e buone soltanto a fare i lavori peggiori. Tuttavia i recenti eventi di Rosarno ci lasciano attoniti per la crudeltà di alcune molto gravi forme di violenza, perchè si è sparato su diseredati e paria con disprezzo, così volendo rimarcare che in quel territorio non è la legge dello Stato a realizzare l’ordine sociale ma i poteri occulti e delinquenziali, la ‘ndrangheta.
Ed il governo che fa? Cosa propone oltre alle consuete tesi inaccettabili del rifiuto della necessaria accoglienza degli extracomunitari, puntualmente riproposte dal ministro leghista Maroni? Intende inserire seriamente nel mondo del lavoro questi aggregati umani trattati come nuova servitù della gleba?
Oltre la retorica ufficiale, che a nulla serve, se non ad alimentare una nuova e giustificabile indignazione, si scopre ancora una volta che la nostra è una società violenta in cui è tuttora la cruda forza ad imporsi più che la democrazia ed i diritti, più che l’insopprimibile dignità della persona umana.
(articolo anche pubblicato su www.landino.it)
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