L’ acqua è un bene pubblico

Che l’acqua sia un bene pubblico dovrebbe essere fuori discussione, eppure così non è.
Mi riferisco alla legge approvata lo scorso 19 novembre, che converte il decreto legge Ronchi e che tra le sue molteplici disposizioni stabilisce la privatizzazione del servizio idrico.

Condivido pienamente le tesi di chi ha espresso forti dubbi, soprattutto di natura sostanziale, su quest’atto normativo, sul valore che in esso viene conferito alla risorsa acqua.

Quanto al dibattito più recente sul tema è da segnalare, anzitutto, la battaglia, dai toni profetici, che da anni conduce Alex Zanotelli, pure promotore della campagna “per l’acqua pubblica ci metto la firma”.
Nell’intervento di presentazione di quest’ultima, tenuto a Napoli, al Teatro Umberto, Zanotelli è giunto a sostenere, in modo persuasivo e vibrante, che “chi privatizza le risorse idriche è un ladro”, “l’acqua è fonte della vita: non c’è vita senza acqua. E’ elemento primordiale per eccellenza. E’ uno dei simboli religiosi più usato da tutte le religioni. Insieme con l’aria è uno dei beni indispensabili per la vita umana. Ecco perchè è semplicemente scioccante per tutti sentir parlare di “privatizzare l’acqua”.

Ben argomentato è anche il comunicato stampa della F.U.C.I. del 23 novembre, in cui è opportunamente scritto che si teme che “sotteso a questa legge ci sia il concetto di acqua come bene di rilevanza economica e non come un bene comune”, e si ribadisce la “piena convinzione che l’acqua, fonte di vita, sia un bene di tutto e che compito dei governanti sia quello  

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