“Più bella che intelligente”

di Giovanni Bianco

Intendo svolgere in queste poche righe una prima riflessione, a caldo, sugli effetti dell’apprezzabile pronuncia del Giudice delle Leggi sul “lodo Alfano”, non tanto su quelli tecnico-giuridici, pure molto rilevanti, quanto, soprattutto, sulle conseguenze politiche di breve periodo e sulla complessiva tenuta del sistema costituzionale.
Quanto alle prime, esse, “prima facie”, mi paiono davvero forti e significative, al punto da determinare reazioni convulse e nervose, vere e proprie fibrillazioni e scatti d’ira.
Chi ha seguito ieri “Porta a porta” con occhio attento e critico ha colto questi aspetti immediatamente: il giornalista “di regime” Vespa che con tono preoccupato si rivolge ad Alfano, un vero e proprio accolito del Signor B.: “e ora cosa farete? approverete un’altra legge?”. E poi che dire delle dichiarazioni del Cavaliere, davvero il sintomo di un’immunità perduta, della paura di poter essere processato o condannato come un qualsiasi cittadino: apostrofa Rosy Bindi con aggressiva scortesia, con un “lei è più bella che intelligente” pronunciato come un capo stizzito, un boss risentito, un uomo di potere che non accetta interlocutori dissidenti; dichiara che il Presidente della Repubblica, il saggio Giorgio Napolitano, è un uomo di parte e che la Corte Costituzionale “è di sinistra” (quale Corte, mi vien da dire, quella che non accetta i suoi inviti a cena?).
Qualcuno sarebbe portato ad affermare che “il re è nudo”, ma se non lo è del tutto c’è da chiedersi se finalmente la vicenda politica del Signor B. non abbia imboccato  

La necessità dell’alternativa della piazza

di Giovanni Bianco

Finalmente domani si svolgerà l’attesa manifestazione per la libertà di stampa.
L’evento deve essere salutato con entusiasmo perchè anzitutto significa che nel nostro Paese, nonostante tutto,esiste ancora una democrazia.
Il che dovrebbe essere scontato, ovvio e lapalissiano, però con l’aria pesante degli ultimi mesi è bene essere realisti e cauti, pur se non esagerati e sempre pessimisti.
I fatti non volgono necessariamente al peggio, c’è un’opinione pubblica critica, una stampa libera che non si lascia intimidire, c’è ancora il coraggio delle idee ed il non saper accettare, ci sono le forze politiche ed i movimenti di minoranza.
Tuttavia sorge spontanea una domanda: perchè tanto clamore per una manifestazione per la libertà di stampa se essa, come ha scritto oggi su “La Repubblica” Roberto Saviano, “da noi non è compromessa come in Cina, a Cuba, in Birmania o in Iran”?
Certamente in Italia, come ha puntualmente ricordato il presidente della federazione della stampa (fnsi), Roberto Natale, il clima è particolare, di minaccia, il Signor B. (per usare una sigla arcinota di Franco Cordero) o Cavaliere ha esortato gli imprenditori a non investire in pubblicità sui giornali catastrofisti, cioè non allineati e critici, ha dileggiato l’evento in questione, parlando di “farsa”, utilizza i quotidiani di maggioranza, di proprietà del medesimo Signor B., quale strumento di pressione, quale mezzi per operazioni intidimatorie di pessimo gusto, anche per troncare carriere o portare in tribunale quotidiani di spessore che sono fermi nella loro opposizione.

Dunque, una  

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