L’ ombra della P2

di Giovanni Bianco

Al Cavaliere non basta vincere, vuole stravincere. Sconfitti gli avversari alle elezioni politiche dello scorso aprile, oggi governa con smania populistica e decisioni errate, con dichiarazioni ad effetto che mirano a colpire letalmente i partiti del centro-sinistra.

Ora tocca alla Costituzione (c’era da aspettarselo): “cambierò la Costituzione da solo”: la perentoria affermazione è inequivocabile. Si tratta di un’aspirazione chiaramente autoritaria.
In tal guisa la Costituzione non è più intesa come la Legge fondamentale dello Stato, che esprime, anzitutto, i valori fondanti della democrazia pluralista sorta dalla resistenza, ma quale un mero strumento modificabile dalla maggioranza per meglio conseguire il rafforzamento dell’esecutivo ed un significativo accentramento del potere politico.

Il pericolo per la democrazia è piuttosto serio e condivido la sostanza dell’ articolo scritto per “La Repubblica” due giorni addietro da Ezio Mauro: l’obiettivo è il “potere unico”, anche attraverso un molto forte ridimensionamento dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura e del suo “potere di controllo della legalità”, riconosciutogli dalla Costituzione.
Insomma, detta in termini più espliciti e realisticamente pessimisti, riformare la Costituzione per ridimensionare il peso dei due principi cardine dello Stato di diritto, la divisione dei poteri e la legalità.

Quest’intento, insieme all’insofferenza verso l’opposizione ( “con i marxisti non si dialoga”), fa tornare in mente passi del noto “Piano di rinascita democratica”, il vademecum della P2 di Licio Gelli.
Proprio al punto 4 della “Premessa” di quest’ultimo testo si legge, infatti, che “i programmi a medio e lungo termine prevedono ritocchi alla  

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