Intorno a due libri su Aldo Moro

La più recente letteratura sulla figura di Aldo Moro conferma l’attualità di essa ed i diversi misteri che circondano la sua tragica morte. Si tratta di contributi pregevoli, scritti da personalità che furono vicine al leader pugliese e ne colsero le più rilevanti novità politiche e la profondità di pensiero,e mi riferisco in particolare a Giovanni Galloni ed a Corrado Guerzoni. Il primo, in “30 anni con Aldo Moro” (Editori Riuniti, 2008), propone una ricostruzione della strategia politica morotea volta a sottolineare la sua originalità e l’importanza indiscutibile che essa ebbe sia per l’allargamento delle basi dello Stato democratico, sia per l’affermazione di un dialogo costante e di una non occasionale collaborazione politica tra la D.C. ed i due maggiori partiti della sinistra, il P.C.I. ed il P.S.I. Cosicchè i fatti storici esaminati sono sempre ricondotti, anche quelli più critici e contorti, ad alcuni capisaldi: i principi fondamentali della Costituzione repubblicana; la concezione  

Il “caso Moro” tra verità e approssimazione. Aspettando Godot

Il “caso Moro” sollecita sempre la memoria collettiva. Esso è attuale, diversi si cimentano, anche con approssimazione o con ricostruzioni storiche discutibili, ad approfondirlo, senza mai poter giungere alla completa chiarificazione di tutti i suoi misteri. Quindi “Godot”, quell’entità indeterminata della “piéce” teatrale di Samuel Beckett (che ciascun lettore ha sempre identificato con i più vari “grandi concetti”), nel caso di specie è “la verità”.  

Sul Manifesto per la sinistra cristiana

di Giovanni Bianco

La politica può superare la sua crisi? Può uscire dalle secche del pragmatismo e del mero tatticismo? Può volare più in alto dei discorsi di ingegneria costituzionale e dei vuoti equilibrismi dialettici? Può essere innervata da una nuova stagione di partecipazione democratica? Può porsi oltre il trionfo dell’economicismo e del mercato globale?
Queste domande, senza una risposta immediata, ma soltanto altamente problematiche, mi ponevo dopo un’attenta lettura del molto interessante “Manifesto per la sinistra cristiana”, sottoscritto da protagonisti della vita politica della prima Repubblica e del mondo cattolico, quali Raniero La Valle, Adriano Ossicini, Giovanni Galloni, Giovanni Franzoni.
Manifesto che non intende rifondare il disciolto “Partito della sinistra cristiana”, che chiuse la sua esperienza politica nel lontano 1945, bensì vuole indicare degli ideali, delle prospettive di cambiamento all’area progressista, alla sonnolenta società civile italiana e ad un sistema politico “ingessato”, incapace di rappresentare il Paese reale, avvitato su sè stesso e sulle sue diatribe interne.

Manifesto che ambisce ad un progetto di alto profilo. Si parla, infatti, di “sovranità del popolo”, di riscoperta della partecipazione politica, di eguaglianza, solidarietà, laicità, di unità di credenti e non credenti, di pacifismo.
E si richiamano figure di assoluto rilievo della sinistra cristiana, da Aldo Moro a Franco Rodano, da Romolo Murri ad Adriano Ossicini, da Don Sturzo a Giuseppe Dossetti.
La politica è, perciò, al centro di una riscoperta dei valori dei cristiani democratici e di sinistra ed è concepita come servizio per gli altri,  

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