12 giugno 2014, Cultura - Recensioni

Un ebreo ascetico chiamato Gesù

di Susanna Nirenstein

Il Vangelo dei bugiardi è la storia della vità di Gesù scritta da un’ebrea angloamericana in modo avvincente con un passo biblico, un ritmo, un tono, un vocabolario che Naomi Alderman conosce bene, visto che è nata in una famiglia di ortodossi.
Narrato da quattro personaggi centrali, eppure scrutati in modo del tutto nuovo – una Miryam addolarata del distacco volontario di suo figlio, un Iehuda (Giuda) discepolo devoto eppure sempre più scandalizzato e quini pronto a “tradire” quando Cristo finisce per proclamarsi il messia degli ebrei; da Caifa, il sommo sacerdote, smarrito e convinto di dover mantenere la pace con gli occupanti per salvare Israele; e da Bar-Avo (Barabba) brigante solo in quanto leader della rivolta contro i romani e per questo salvato dall’acclamazione popolare – questo strano Vangelo certo non racconta che Yehoshua (Gesù) sia Dio. Lo rivendica piuttosto come un ebreo qual’era, erede ascetico dell’ “ama il prossimo tuo come te stesso”, e soprattutto ricolloca e dipana con sapienza quegli anni nel loro sanguinoso contesto storico, nella Gerusalemme stretta intorno al Tempio e all’unico Onnipotente che riconosca, un popolo offeso, ribelle, e infine schiacciato da Roma.

N.Alderman, Il Vangelo dei bugiardi , Nottetempo editore, 2014 (trad. di Silvia Bre)

(“La Repubblica”, 11 maggio 2014, p.42)

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