27 agosto 2015, Cultura - Recensioni

Scritti maggio 1883-dicembre 1889 di Friedrich Engels

di Maurizio Brignoli

Recensione a F.Engels, Scritti maggio 1883-dicembre 1889, Milano, 2014, tr.it.

Sono raccolti in questo volume gli scritti di Engels redatti negli anni immediatamente successivi la morte di Marx (5 maggio 1883). Si tratta di anni di intenso lavoro visto che i compiti, precedentemente divisi fra i due amici, ricadono ora completamente su Engels, il quale si trova a dover mantenere da solo i contatti col movimento socialista internazionale, a completare l’edizione del Capitale e, infine, a dedicarsi alla stesura di alcune delle sue opere fondamentali, quali L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato (1884), Per la storia della lega dei comunisti (1885), Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca (1886).
L’origine della famiglia viene da Engels definita il «compimento di una disposizione testamentaria» (p. 29), visto che l’idea di inserire i risultati delle ricerche antropologiche di Lewis Morgan all’interno della concezione materialistica della storia si doveva a Marx. In realtà in quest’opera confluiscono anni di ricerche – compiute sempre insieme a Marx – e rimane un testo fondamentale nella delineazione di una teoria marxista dello stato. Lo stato nasce dall’esigenza di tenere a freno gli antagonismi di classe, ma essendo allo stesso tempo il prodotto di questi antagonismi «esso è di regola lo Stato della classe più potente, quella economicamente dominante che, per suo tramite, viene a dominare anche politicamente e ottiene così nuovi strumenti di dominio e di sfruttamento della classe oppressa» (p. 154); tuttavia Engels evidenzia anche come, in alcuni casi eccezionali, possano verificarsi situazioni in cui la lotta fra le classi si controbilanci al punto che il potere statale, come mediatore apparente, possa ottenere per breve tempo una certa autonomia nei confronti delle classi in lotta.
Il Ludwig Feuerbach permette di delineare meglio i rapporti fra il pensiero di Marx ed Engels e la filosofia hegeliana individuando nel movimento operaio tedesco «l’erede della filosofia classica tedesca» (p. 290), mentre in Per la storia della lega dei comunisti, Engels ricorda come il movimento operaio internazionale di oggi sia sostanzialmente una prosecuzione di quello tedesco sviluppatosi negli anni fra il 1836 e il 1852. La diaspora, che seguirà alle condanne del processo di Colonia del 1852, favorirà lo sviluppo del movimento operaio in quasi tutti i paesi civili. Il movimento tedesco è stato il primo movimento operaio internazionale da cui usciranno molti degli elementi che avranno un ruolo preminente nell’Associazione internazionale dei lavoratori.
La pubblicazione di nuove edizioni e traduzioni di alcune delle sue opere e di quelle di Marx permette a Engels, nelle diverse prefazioni scritte per l’occasione, di ricostruire le condizioni della composizione originale dell’opera e di sviluppare un confronto con la situazione presente. Ad esempio, nella prefazione alla prima edizione tedesca della Miseria della filosofia di Marx, Engels delinea un confronto con l’economista prussiano Johann Karl Rodbertus, per il quale valore e lavoro rimangono privi di qualunque nesso oggettivo costringendo l’economista prussiano ad andare alla ricerca di una misura del valore esterna al valore stesso, tornando così a sottolineare alcuni punti fondamentali della teoria del valore-lavoro. L’occasione permette a Engels anche di richiamare alcuni errori come il tentativo di giungere al comunismo partendo dalla teoria di Ricardo, secondo cui i lavoratori sono i soli produttori reali, e deducendone che l’intera produzione sociale dovrebbe allora appartenere ai lavoratori stessi, ma quest’applicazione della teoria ricardiana si rivela «formalmente falsa dal punto di vista economico, poiché è una semplice applicazione della morale all’economia» (p. 165), infatti Engels sottolinea come, in base alle leggi dell’economia borghese, la maggior parte del prodotto non appartenga ai lavoratori che lo hanno creato e il fatto che si giudichi ingiusto tutto ciò non ha nulla che vedere con l’economia, ma se mai con l’affermazione che questo fatto economico urti il nostro senso morale: «Per questo Marx non ha mai fondato su questa base le sue rivendicazioni comuniste, bensì sulla necessaria rovina […] del modo di produzione capitalistico» (ivi).
Nell’appendice all’edizione americana della Situazione della classe operaia in Inghilterra, Engels si sofferma sull’evoluzione del capitalismo inglese negli ultimi quarant’anni mostrando come il grande capitale, a un determinato punto del suo sviluppo, trovi più utile ricorrere “alla pace e all’armonia” nei rapporti con il proletariato, quale strumento per accelerare la concentrazione del capitale e spazzar via i concorrenti più deboli attraverso una serie di innovazioni legislative (eliminazione del truck system, legge delle 10 ore, ecc.): «tutte queste concessioni alla giustizia e alla filantropia non erano in realtà che un mezzo per accelerare la concentrazione del capitale nelle mani di pochi, per i quali le piccole estorsioni accessorie degli anni precedenti non avevano soltanto perduto tutta la loro importanza, ma ora erano addirittura degli ostacoli» (p. 243); queste concessioni non sono dunque altro che un mezzo per schiacciare più rapidamente i concorrenti più deboli che non possono reggere senza quei guadagni supplementari. In questo modo, nei settori principali dell’industria (ma non in quelli più arretrati), lo sviluppo della produzione capitalistica è bastato da solo a eliminare le angherie che negli anni precedenti avevano peggiorato la condizione dell’operaio.
Nella prefazione statunitense allo stesso testo Engels sottolinea come negli USA, dove gli elementi feudali non hanno ostacolato lo sviluppo capitalistico, la classe operaia abbia potuto in pochi mesi sviluppare due tappe – la coscienza di costituire una classe distinta e la formazione di un distinto partito politico – che in Europa hanno, invece, richiesto anni; anche se rimane ancora da compiere il passo più difficile che consiste nel delineare il programma del nuovo partito operaio.
Nel 1888 Engels si dedica alla stesura del quarto capitolo de Il ruolo della violenza della storia, destinato, nelle intenzioni, a dar vita, insieme ai primi tre capitoli comparsi nell’Antidühring, a un volume autonomo volto a completare l’analisi della funzione della violenza come subordinata alle istanze economiche. Lo schizzo del quarto capitolo, mai completato in quanto Engels si ritroverà impegnato in lavori più urgenti, permette all’autore di applicare la sua tesi alla storia tedesca fra il 1848 il 1888. Engels mostra come la borghesia tedesca, da una parte, rivendicasse il potere politico attraverso un governo scelto dalla maggioranza liberale della Camera mentre, dall’altra, esigesse una trasformazione rivoluzionaria attuabile solo con la violenza e con una dittatura di fatto, ma in politica, spiega Engels, ci sono soltanto due forze decisive: l’esercito, espressione della forza organizzata dello Stato, e la forza non organizzata delle masse popolari. La borghesia dopo il ‘48 temeva più le masse popolari dell’assolutismo, ma l’esercito non era a sua disposizione. Bismarck aveva combattuto le rivendicazioni parlamentari della borghesia, ma desiderava realizzarne le aspirazioni nazionali che coincidevano con i desideri dalla politica prussiana: «Se, contro la volontà della borghesia, egli faceva adesso, ancora una volta, ciò che la borghesia voleva, se rendeva reale l’unificazione della Germania, così come la borghesia l’aveva formulata, il conflitto si eliminava da sé» (p. 362). Bismarck opera una “rivoluzione dall’alto” eliminando tutte le arretratezze del sistema dei piccoli stati che sbarravano la strada allo sviluppo capitalistico e al desiderio di dominio della Prussia. Gli errori di Bismarck si palesano nel momento in cui, dopo la guerra franco-prussiana, annette al neonato stato tedesco Alsazia e Lorena, con la conseguenza di spingere la Francia nelle braccia di chiunque le avesse prospettato la restituzione delle province perse, cioè la Russia.
Importanti indicazioni emergono anche a proposito della strategia che deve essere seguita dal movimento comunista, a tale proposito, nell’articolo su Marx e la Neue Rheinische Zeitung 1848-1849, Engels ricorda come nel ‘48 la borghesia tedesca non avesse ancora la forza, il coraggio e la necessità di conquistare il dominio all’interno dello stato, mentre il proletariato, altrettanto poco sviluppato, non aveva ancora una chiara misura del contrasto di interessi con la borghesia finendo così per diventarne l’appendice politica. In quella situazione, sottolinea l’autore, il compito del proletariato, ancora inconsapevole del proprio ruolo storico, era quello di spingere in avanti la borghesia formando la sua ala di estrema sinistra, i lavoratori tedeschi dovevano prima di tutto conquistare i diritti indispensabili per una loro organizzazione autonoma come partito di classe e, pertanto, il proletariato tedesco all’inizio fece la sua comparsa sulla scena politica come partito democratico estremo. Conseguentemente quando venne fondata la Neue Rheinische Zeitung la bandiera sotto cui lottare era quella della democrazia: «ma di una democrazia che evidenziasse ovunque, finanche nei dettagli, quel carattere specificamente proletario che non poteva ancora scrivere una volta per tutte sul proprio vessillo. Se noi ci fossimo rifiutati, se non ci fossimo agganciati al movimento nel punto esatto in cui esso si trovava, il suo estremo più avanzato, autenticamente proletario, per portarlo avanti, non ci sarebbe restato altro da fare che predicare il comunismo su un qualche giornaletto locale e fondare, invece di un grande partito d’azione, una piccola setta» (p. 17).
Nell’appendice sono presenti 14 articoli scritti da diversi autori (Kautsky, Bernstein, Adler, Lafargue, Aveling, Schlüter) con la diretta collaborazione di Engels. Anche qui Engels coglie la possibilità per continuare la lotta in difesa del lavoro di Marx e per ribadire i punti fondamentali della ricerca sviluppata da lui e da Marx. Ad esempio nel Socialismo da giuristi, scritto con Kautsky, vi è l’opportunità di ricordare come il diritto del singolo lavoratore all’intero provento del suo lavoro sia esclusivamente una teoria proudhoniana, del tutto diversa dalla rivendicazione comunista che i mezzi di produzione e i prodotti debbano appartenere alla totalità dei lavoratori. In questa sezione del volume emerge poi tutto il lavoro fatto da Engels, accompagnato da una precisa ricostruzione dei contrasti all’interno del movimento operaio internazionale, per l’organizzazione del Congresso internazionale del 1889 a Parigi, che di fatto darà vita alla II Internazionale.
Curatori e traduttori hanno prodotto senz’altro un prezioso lavoro, l’opera, oltre a presentare anche tre manoscritti di Engels inediti in italiano (Proudhon. Lavoro preparatorio per la prefazione alla prima edizione tedesca della Miseria della filosofia di Karl Marx, Annotazione sulla nascita del cristianesimo, Note e cambiamenti per una seconda edizione della Misère de la Philosophie di Karl Marx), è accompagnata da un esauriente e accurato apparato di note e da utili indici in cui troviamo fra l’altro biografie dei personaggi menzionati, un repertorio bibliografico delle opere citate da Engels e negli apparati, nonché una descrizione di popoli e tribù di cui si parla nell’Origine della famiglia.
Il presente volume è importante perché si inserisce all’interno del lavoro di completamento dell’edizione integrale delle opere di Marx ed Engels attualmente condotta dall’Internationale Marx-Engels-Stiftung (Imes). I testi sono stati tradotti sulla base dei voll. I/29 (1990), I/30 (2011) e I/31 (2002) della Marx Engels Gesamtausgabe 2 (Mega2), del vol. 21 (1962) della Marx-Engels Werke (Mew) e del vol. 26 (1990) dell’edizione inglese dei Collected Works. In Italia l’edizione delle Opere complete, prevista in 50 volumi, era stata avviata dagli Editori Riuniti che hanno stampato, fra il 1972 e il 1990, 32 volumi ed è ripresa solo nel 2008 grazie alla Città del Sole di Napoli, mentre Lotta Comunista ha completato la pubblicazione del carteggio e il testo qui recensito va a occupare il posto del volume XXVII previsto dall’originale piano di pubblicazione.

(Ref, www.recensionifilosofiche.info , 27 maggio 2015)

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