30 luglio 2014, Cultura - Recensioni

Ricordi, tic, battute. Ecco chi erano i miei fratelli d’Italia

di Paolo Mauri

Il titolo vero poteva essere “Ritratti italiani con Arbasino” perché l’autore davvero non lascia mai soli i suoi lettori e i “Ritratti” sono molto spesso incontri ravvicinati, istantanee che tramandano un’immagine, con successiva messa a fuoco del personaggio e del suo pensiero, ma senza nessuna accademia, caso mai con il gusto di una erudizione sciolta in amabile conversazione. Capita dunque di incontrare Gianfranco Contini sul terrazzo di Arbasino e di sentirlo lodare i bei tageti e già si capisce che un filologo della sua altezza non avrebbe mai detto: che bei fiori…

E capita, arretrando nel tempo, grazie al ritratto di Elvio Fachinelli, di ritrovarsi al Collegio Cairoli di Pavia dove il ventenne Arbasino studia e siede a tavola con Fachinelli, appunto, e con Alberoni. A pranzo, ma non a cena, perché la sera Arbasino prendeva il treno per Milano, andava a teatro e rientrava di nascosto (il portone era ormai chiuso) grazie ad una scaletta di corda che Fachinelli stesso faceva scendere da una finestra… E che dire di quella volta che al cinema Altieri di Roma (era un cinema da ottanta lire, precisa l’autore) credendo di sedersi su una poltrona vuota, si siede invece sopra Irene Brin tutta vestita di nero? Ritratti vissuti dunque, da testimone eccellente e anche un po’ da protagonista, come quando ricorda la Modena di Delfini dove si girava La bella di Lodi con una giovanissima e bellissima Sandrelli.

Delfini compare di sfuggita nel film, ma consigliava luoghi adatti per le scene da girare. Con Palazzeschi, amato maestro dell’avanguardia storica che abitava da vecchio in via dei Redentoristi, vicino al teatro Valle, Arbasino va a cena alle Colline Emiliane e al tavolo vicino trova Andreotti con la squadra della Roma. Con re Umberto in esilio pranza a Lisbona in casa di un “architetto e designer fastoso e vispo”. L’ex re per arrivare puntuale aspetta un quarto d’ora in macchina sotto casa, poi interroga Arbasino sugli appartamenti Agnelli e Crespi di cui è molto curioso. «Si apre il salotto! – Arriva Cibotto – lasciando in ascensore – Anna Salvatore – che manda avanti – Anna Banti». Così si apre il ritratto dedicato alla scrittrice che amministrava la rivista Paragone … Ritratti italiani è uno smisurato palcoscenico dove passa mezzo Novecento e non ci si annoi.

(“La Repubblica”, 11 giugno 2014)

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