16 maggio 2014, Cultura - In evidenza

Quel sogno segreto di fondere Einaudi e Feltrinelli

di Simonetta Fiori

Fu un “pourparler” segreto, tra due protagonisti segreti dell’editoria italiana, Giulio Einaudi e Giangiacomo Feltrinelli, entrambi icone della cultura di sinistra. Perchè non fondiamo le nostre case editrici? Perchè non mettiamo insieme risorse, idee, cataloghi e diamo avvio a una nuova impresa culturale? Un’idea gettata là, sul finire degli anni Cinquanta. Forse anche qualcosa in più di una semplice idea. Un progetto vero, con vaste implicazioni politiche e intellettuali. Cosa sarebbe accaduto se il principe Giulio e il rivoluzionario Giangiacomo avessero unito le loro forze?
L’inedito retroscena è stato rivelato da Carlo Feltrinelli, ieri mattina al Salone, nell’incontro dedicato a Roberto Cerati, il “monaco del libro” einaudiano scomparso di recente. Perchè era proprio con il leggendario direttore commerciale dello Struzzo che Carlo immaginava le conseguenze culturali del singolare matrimonio. “Ora però non enfatizzerei il carattere politico di quel progetto”, racconta Feltrinelli. “Non esisteva un grande disegno, consapevolmente elaborato.Credo si sia trattato più semplicemente del tentativo di trovare un accordo economico, che giovasse a entrambi”.
Giulio E Giangiacomo, profili differenti di diversa caratura – Einaudi forte di una tradizione ormai consolidata, Feltrinelli appena esploso nella scena editoriale con Il dottor Zivago e Il Gattopardo – però avvicinati da un comune sentire sul ruolo civile del libro.
“Sia per mio padre che per Einaudi, i libri erano strumenti di formazione e di emancipazione sociale”, racconta Carlo. “Ed è questa l’idea dell’editoria a cui Cerati è sempre rimasto fedele”. “Vendere libri è pur sempre un’azione politica”, scriveva infatti ai suoi amici della rete einaudiana. “I libri sono punteruoli o grimaldelli”. Note di lavoro ricavate dalla bella plaquette che gli hanno dedicato i venditori Einaudi dal titolo stendhaliano E’ una vera felicità fare il mestiere della propria passione. Il progetto di fusione editoriale non fu portato a termine, ma l’amicizia tra i due sarebbe continuata a lungo, fino alla morte di Giangiacomo. Ai suoi funerali, nel 1972, gli unici editori italiani presenti furono Einaudi e Cerati. “Un’amicizia che si nutriva di diversità”, continua Carlo, “ma autentica”.
Come sarebbe cambiata la storia culturale italiana se fosse nata una grande casa editrice della sinistra intellettuale? “La storia controfattuale rischia di essere un esercizio inutile”, dice Feltrinelli. “Non è accaduto, e dunque possiamo solo dimenticare”.

(“La Repubblica”, 11 maggio 2014, p.42)

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