21 febbraio 2011, Cultura

Quei valori condivisi

di Enrico Franceschini

“Il multiculturalismo britannico è un successo e rimane un modello per il resto d’ Europa”, sostiene il sociologo Anthony Giddens, ex-rettore della London School of Economics, ideatore della Terza Via che ha portato al potere Tony Blair. Certo, bisogna distinguere tra multiculturalismo “ingenuo” e “sofisticato”, ma una società che sappia integrare culture ed etnie differenti è la formula necessaria per rispondere ai bisogni dell’ era globale.

La settimana scorsa il premier conservatore David Cameron ha dichiarato che il multiculturalismo in Gran Bretagna è fallito. Cosa ne pensa, professor Giddens?
«Penso che è una strana critica da fare al Regno Unito, dove si è sviluppata la società multiculturale nettamente di maggiore successo in tutta Europa. Il nostro paese ha integrato immigrati da ogni parte del mondo per tanto tempo, riuscendo a rimanere relativamente senza conflitti etnici e senza un’ estrema destra xenofoba come quella che esiste altrove. La diversità culturale ed etnica di Londra è un elemento centrale del suo fascino e del suo successo. In tutto il paese, il livello di armonia razzialeè complessivamente molto alto. La politica di Blair a favore del multiculturalismo non sarà stata perfetta, ma ha prodotto progressi e buoni risultati».

Cameron afferma che, senza forti valori comuni, si lasciano gli immigrati alla deriva e si incoraggia l’ estremismo. Il premier si riferisce in particolare all’ estremismo, e al terrorismo, islamico, da cuiè nato l’ attentatoa Londra del 2005.
«Attentati ed estremismo, tra i 2 milioni di musulmani britannici, sono un aspetto molto marginale. Ma occorre fare una distinzione tra ciò che io chiamo multiculturalismo ingenuo e il multiculturalismo sofisticato. Il primo incoraggia il relativismo, ossia l’ idea che ciascun immigrato possa fare e predicare ciò che vuole, a patto di non violare apertamente la legge; si basa su una politica non interventista dello Stato, ovvero sul laissez faire nei confronti dei nuovi immigrati; e non offre loro un’ identità storica in cui riconoscersie con cui confrontarsi. Questo è il modello sviluppatosi quasi ovunque in Europa, tranne che nella Gran Bretagna del blairismo».

E il multiculturalismo sofisticato?
«Non accetta il relativismo dei valori, affermando invece la priorità dei diritti umani, a partire da quelli della donna, della democrazia, della libertà: dunque disegna un’ impalcatura da accettare allo scopo di promuovere la diversità culturale. È interventista, cioè non consente alle comunità etniche di sviluppasi come vogliono, intrattenendo con esse un dialogo costruttivo. E riconosce l’ importanza della storia, dell’ identità nazionale, di valori condivisi».

Qualche esempio concreto?
«Il multiculturalismo sofisticato non accetta i tribunali della sharia, le corti islamiche che sovrappongono le pratiche della loro religione alle leggi dello Stato. Impone ai nuovi arrivati di imparare la lingua nazionale e superare un test, per ottenere la cittadinanza. Ma non cosparge tale percorso di ostacoli invalicabili».

Dunque la Gran Bretagna per lei resta un esempio valido?
«L’ Europa può imparare dal Regno Unito, così come da Canada e Australia, che si muovono molto bene su questo terreno. In fondo si tratta di capire che il multiculturalismo è un modo per rendere l’ identità nazionale compatibile con i bisogni cosmopoliti dell’ era globale. Un mondo globalizzato può essere solo multiculturale, ma diversità e integrazione devono procedere di pari passo».

(“La Repubblica”, 10 febbraio 2010, pag.43)

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