8 novembre 2010, Cultura - Recensioni

Quando la restaurazione comincia dal piccolo.Uno studio del canonista Zanchini sul Concilio tradito

di Valerio Gigante

Una raccolta di testi sul diritto della Chiesa e sulle estenuanti lotte del postconcilio per riformarlo (“o almeno – chiosa l’autore – per impedirne ulteriori involuzioni”) durante il trentennio che va dalla fine del Vaticano II fino agli inizi degli anni ’90. Francesco Zanchini, intellettuale di punta del movimento postconciliare, per molti anni docente di Diritto Canonico all’Università di Teramo (e tra i firmatari della Dichiarazione del 1989, in cui 63 teologi italiani lamentavano gli scarsi spazi di libertà per il dibattito teologico e denunciavano l’involuzione del pontificato wojtyliano), ha voluto raccogliere in volume molti dei suoi studi, integrandoli con documenti “essenziali nel dibattito intracattolico”.

Il libro, “Transizione nella Chiesa. Momenti e problemi del post-Concilio fra diritto e politica ecclesiale (1967-1991)” (Rubbettino, pp. 250, euro 19), si snoda tra eventi minori, ma significativi, del percorso involutivo seguito al Vaticano II, ed eventi di più ampia portata ecclesiale e risonanza nelle cronache nazionali. Quella del postconcilio, afferma Zanchini, è un vicenda che ha visto infine, purtroppo, “le ragioni della forza prevalere troppo spesso sulla forza della ragione”. Del resto, “i primi segni che le contrapposizioni conciliari si andavano trasferendo dalle assemblee di decisione sinodale alla quotidiana routine pastorale” si evidenziarono in Italia molto presto, “mediante la violenza esplicita del meccanismo provocazione-reazione-repressione, usato a freddo contro l’indiscussa leadership conciliare della diocesi di Bologna e contro il suo organo di stampa, l’Avvenire d’Italia”. La repressione veniva da lontano, quindi. E lontano giunse, per impedire che si mettesse alla prova “al di fuori di tutele clericali anacronistiche” la possibilità di opzioni non integriste sia nella politica interna sia in quella internazionale. Per quanto riguarda la Chiesa, sin dagli anni ’60, in Italia come altrove, “il superamento dell’accentramento gregoriano e, al tempo stesso, lo smantellamento progressivo del sistema costantiniano di alleanze fra trono e altare” divennero “gli obiettivi più avanzati del processo di aggiornamento della Chiesa proposto dal Concilio e rimasto incompiuto”. Entrambe le tendenze, infatti, immediatamente si attirarono “la più vasta resistenza da parte delle forze culturali vicine alla Curia, che non a torto vi ravvisano l’inevitabile liquidazione di principi, già consolidati in età postridentina, dello ius pubblicum ecclesiasticum, interno ed esterno”. Nel libro questa parabola viene ripercorsa attraverso la testimonianza dei documenti, contrappuntati dai puntuali interventi del canonista, dell’esperto del diritto, del teologo, ma soprattutto dell’appassionato militante. Che, continuando ad attizzare le faville della ragione che non si dà per vinta, si batte affinché il fuoco della speranza non si spenga.

(articolo tratto da “Adista notizie”, n.81 del 30 ottobre 2010)

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