13 gennaio 2011, Cultura

Perchè Pascal viene rimosso dalla morale benpensante

di Emanuele Severino

Dal volume «Istituzioni di filosofia» (Morcelliana), che ripropone il corso tenuto da Severino alla Cattolica di Milano nel 1968-69, riportiamo uno stralcio dal capitolo IV.

Ormai, già lo osservava Nietzsche, il cristianesimo come drammaticità, quale veniva pensato da Pascal, nella nostra società borghese è diventato un tranquillante che deve avere l’effetto di placare la coscienza. Per Pascal il discorso era un altro: se questa cosa terribile che è il cristianesimo fosse vera? Che cosa devo fare, in vista di questa possibilità? L’atteggiamento di Pascal non era accomodante, ma corrispondeva a questa cosa terribile; a questa cosa che, se presa sul serio, porterebbe a un modo di vivere sostanzialmente diverso da quello che realizziamo, e che realizziamo proprio perché siamo noi i primi a non prendere sul serio il cristianesimo. Noi oggi abbiamo rovesciato completamente la posizione pascaliana, non ci preoccupiamo più di vivere come se questa cosa terribile fosse vera, ma diciamo che, se fosse falsa, è comodo, dà tranquillità vivere cristianamente. Non comprendiamo niente di ciò che è l’essenza del cristianesimo. Pascal dice: proviamo a vivere come se questa cosa terribile fosse vera; oggi si dice: viviamo cristianamente anche se il cristianesimo è una cosa falsa. Infatti è utile vivere cristianamente. Si dà prova di buon senso, credendo nel cristianesimo. Invece il cristianesimo non è mai stato una faccenda di buon senso, a cominciare da quella cosa così talmente priva di buon senso che è stata la morte di Cristo, una cosa che il benpensante contemporaneo di Cristo certamente considerava una pazzia. Infatti i Greci, che erano i benpensanti del tempo, quando sentivano parlare di un uomo che diceva di essere Dio e che si era fatto uccidere da uomini che non gli credevano, gli davano del pazzo. Questa era la reazione del benpensante rispetto a quella vicenda drammatica che è il cristianesimo.

(articolo tratto da “Il Corriere della sera” del 27 dicembre 2010)

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