14 gennaio 2011, Cultura

Pensare l’uguaglianza come diritto culturale

di Gianni Vattimo

La distinzione tra destra e sinistra è ancora ben viva e consiste, come sempre, nell´opposizione tra chi prende le differenze – di ricchezza, di salute, di forza, di capacità – come differenze “naturali”, e parte di lì per costruire un progetto di sviluppo, proprio utilizzandole ed esasperandole; e chi invece vuole garantire una competizione non truccata, correggendo le differenze “di natura”. Di qui il darwinismo sociale che ha sempre caratterizzato la destra, fino al razzismo fascista; e quello che si può chiamare il “culturalismo” della sinistra, che va oltre il dato “naturale”. Il problema della sinistra è sempre stato quello di riconoscersi francamente per quel che è, come “cultura vs. natura”: quando ha creduto di essere più fedele alla natura (come difesa dei diritti “naturali” o come scienza economica “vera”) è sempre diventata totalitarismo. La forza della sinistra sta nel difendere il diritto di chi non ha “diritti”, di chi non è “legittimato” né dalla natura (quella che sempre anche il Papa invoca) né della scienza (per lo più al servizio del potere). Il proletariato di Marx non è l´uomo “vero”, è solo la classe generale, la grande massa degli espropriati che merita di farsi valere anche solo in nome del (borghese) principio democratico.

(articolo tratto da “La Repubblica” del 27 dicembre 2010, pag.39)

Lascia un commento

 

 

Visitatori

  • 695031 visite totali
  • 190 visite odierne
  • 3 attualmente connessi