13 dicembre 2010, Cultura - Recensioni

Partorire idee e bambini

di Gianni Vattimo

Neppure Hannah Arendt, una delle grandi donne filosofe del nostro tempo, che ha opposto alla centralità dell’ “essere per la morte” di Heidegger il concetto di natalità, sembra aver colto tutta la portata filosofica di quell’elementare evento originario che è il partorire. Francesca Rigotti, che insegna filosofia nella università di Lugano, vede anche in fatti come questo, tra i tanti che costellano tutta la storia del pensiero occidentale, il segno che la filosofia, mentre ha dedicato tanta attenzione alla nozione di creatività, non ha mai saputo collegarla al fatto elementare del parto. Dimenticando anche l’origine delle tante metafore che adoperiamo per parlarne, a cominciare dal termine “concetto”: qualcuno si ricorda che è il prodotto di un concepimento? Certo si dice che una mente è “feconda”, che un’idea è “partorita”, ma persino quando si parla del parto nel senso letterale si fa attenzione soprattutto a chi nasce, non alla partoriente, eppure la nascita è una faccenda che impegna due soggetti, non solo chi viene al mondo. In realtà, pensa l’autrice, la cultura occidentale maschilista ha espropriato la donna anche di questo “primato”. Spesso pensando che le donne sono meno creative – in termini di opere d’arte, di sistemi filosofici, di fondazione di stati – perché per loro la creatività si esercita e si esaurisce tutta nell’essere madri. Ma non solo – come mostrano tanti esempi che il libro ricorda – una donna può fare figli e produrre opere; ma dall’esperienza del partorire, non obliata, possono nascere opere ben altrimenti originali e “creative” di quelle a cui ci ha abituati la cultura maschilista.

(Recensione a Francesca Rigotti, Partorire con il corpo e con la mente, Bollati Boringhieri, Torino, pp. 178, € 16, tratta da “L’espresso” del 25.11.2010)

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