17 novembre 2010, Cultura

Pio XII.Pacelli e Hitler.Quel Papa lacerato tra attrazione e paura

di Marco Ansaldo

Il Vaticano auspicava un Terzo Reich forte ma era spaventato dai rischi di guerra.Per la Curia la Germania doveva essere una barriera contro la Russia sovietica

«Pacelli ha chiarito che certi sviluppi del nazionalsocialismo lo preoccupano. La Chiesa si è sempre prodigata per la pace nell´interesse dei popoli, in particolare ora».
È il 16 dicembre 1943, esattamente due mesi dopo la grande razzia degli ebrei il 16 ottobre nel ghetto di Roma. Ed Ernst Kaltenbrunner, capo della Polizia di sicurezza a Berlino invia con urgenza un rapporto ricevuto da Roma a Joachim von Ribbentrop, il ministro degli Esteri tedesco. Il documento è classificato come segreto. Oggetto: “La posizione del Papa sull´attuale situazione bellica e sullo Stato nazionalsocialista”. «Il Papa – si legge nel dattiloscritto che arriva sul tavolo del ministro del Terzo Reich – è convinto che, fino a questo momento, la controparte tedesca non ha manifestato la seria intenzione di mutare atteggiamento nei confronti della Chiesa».
Possiamo fidarci di Hitler?, si chiede Pio XII a questo punto della guerra. L´atroce dissidio interiore sulla posizione da prendere durante il conflitto è l´ultima traccia che esce dagli archivi sulla figura di Eugenio Pacelli. Una serie di documenti dai quali emerge rafforzato il profondo dilemma del Papa, e soprattutto il suo amore – travagliato – per la Germania.
Il dramma si consuma nell´Appartamento papale, davanti agli occhi dei suoi interlocutori, come si evince dai comunicati che i “V-Mann”, cioè gli informatori, le spie dei nazisti in Vaticano, telegrafano subito dopo a von Ribbentrop. «Il Papa si trova ora – si legge in una pagina dedicata a un colloquio che un agente in incognito ha avuto con il vescovo di Friburgo – in un conflitto interiore straordinariamente grave in rapporto alle sue posizioni nei confronti della situazione mondiale e, in specie, del nazionalsocialismo e del bolscevismo».
L´atteggiamento di Pacelli nei confronti dell´Urss è noto («il Papa nutre una profonda diffidenza nei confronti di Stalin – è scritto ancora – che egli considera una persona su cui non è possibile riporre alcuna fiducia»). E in questi estratti, sequestrati dalle truppe alleate a Berlino nel 1945, e reperiti da Mario J. Cereghino dell´Archivio Casarrubea di Partinico presso i National Archives di Kew Gardens a Londra, non ci sono riferimenti diretti alla comunità ebraica. Ma emerge qui, in tutta la sua forza, la vicinanza del Papa alla Germania – una passione dovuta anche al periodo trascorso come nunzio a Monaco di Baviera – e capace di costringerlo spesso a difenderla a ogni costo.
Il 3 settembre 1943 l´ambasciatore presso la Santa Sede, Ernst von Weizsaecker, scrive: «Un vescovo della Curia mi ha confidato che secondo il Papa, per il futuro della Chiesa è assolutamente necessario un Reich tedesco forte. E da una trascrizione attendibile di un colloquio avuto da un pubblicista politico italiano con il pontefice, apprendo che questi, a una domanda sui tedeschi, ha così risposto: “È un grande popolo. Nella lotta contro il bolscevismo ha versato il suo sangue non solo a beneficio dei suoi alleati, ma anche dei suoi attuali nemici”».
L´8 ottobre lo stesso ambasciatore annota che «l´aspetto più inequivocabile della politica estera vaticana è oggettivamente l´avversione al bolscevismo. Come minimo, la Curia desidera che la Germania sia forte, una barriera contro la Russia sovietica».
È il comunismo la preoccupazione di Pacelli. Lo conferma un´informativa spedita il 23 febbraio 1943 dall´Ufficio esteri tedesco di Bruxelles a Berlino, dove si ricorda che «il Papa è angosciato innanzitutto dalla minaccia bolscevica». Alla fine del 1943 l´Office of Strategic Services Usa redige un documento segreto sulla situazione nella Santa Sede al 13 dicembre. Dove durante un colloquio con Weiszaecker, Pio XII parlando, come d´uso, in terza persona dice: «Il Papa si augura che i nazisti mantengano le posizioni sul fronte russo e spera che la pace arrivi il prima possibile. In caso contrario, il comunismo sarà l´unico vincitore in grado di uscire dalla devastazione bellica». Pacelli ha dunque valutato le forze in campo e operato una scelta tra quelle più affidabili per il cattolicesimo. Sono forze che, nella schematizzazione ideologica di Pio XII, si oppongono, soprattutto, al comunismo.

(articolo tratto da “La Repubblica” del 5 novembre 2010, p.49)

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