22 luglio 2015, Cultura - Recensioni

Metti in scena il tempo interiore

di Leonetta Bentivoglio

Nessuna paura s’interpone Tra un atto e l’altro: un’ostinata continuità narrativa distingue sia la recita bucolica che dà il soggetto al plot, sia la prosa del romanzo di Virginia Wolff che ne racconta l’attuazione.
Rispetto al palcoscenico, qui si focalizza di più, con ironia, ciò che accade nel pubblico. Tutto mira a suggerirci un’idea di tempo come dimensione fittizia e pura messinscena, poichè il tempo è reiterato e privo di dinamismo nell’interiorità dei singoli.
Una scansione temporale riguarda solo l’allegorica commedia che s’affida, nel libro, alla regia di Miss La Trobe: nascita dell’Inghilterra, squarci elisabettiani, affresco sulla Restaurazione, bozzetti vittoriani e arduo presente.
L’allestimento ha luogo nel 1939 e lo interpreta un gruppo di paesani per una bizzarra platea di possidenti.
La guerra è alle porte, così come il suicidio di Virginia. L’unico tempo che può manifestarsi, “se non precipita”, è quello della Storia, scrive nella postfazione Chiara Valerio, abile curatrice e traduttrice.

Virginia Wolff, Tra un atto e l’altro, Nottetempo editore, trad.it. di C.Valerio, pagg.240

(“La Repubblica”, 21 giugno 2015, p.50)

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