7 luglio 2012, Cultura - Recensioni

Magia, infanzia, potere nel Messico di Fuentes

di Sebastiano Triulzi

Scomparso recentemente all’età di 83 anni, lo scrittore messicano Carlos Fuentes qualche anno fa volle organizzare la propria opera in un ciclo tematico di 15 capitoli che chiamò L’età del tempo.
L’ultimo libro pubblicato in Italia, Destino, occupa l’ottavo gradino ed è un inquietante romanzo di iniziazione all’esercizio del potere nel Messico contemporaneo, in cui “il crimine ha sostenuto lo Stato”.
La vicenda è narrata da una testa mozzata – secondo un uso del fantastico non separabile da una dimensione storica, mitica, realistica, parodica e ferocemente critica – che, abbandonata sulle rive dell’Oceano, racconta della sua infanzia e dell’amicizia con un compagno di scuola, orfano pure lui. Insieme fanno progetti, leggono e cercano il senso dell’esistenza; condividono amori e mentori, s’imbattono in autocrati che celebrano il male ed infine entrano nei palazzi ma per ritrovarsi su sponde opposte.
L’apprendistato di questi novelli Dioscuri senza fortuna e salde virtù, un pò appesantito dalle sortite didattiche dell’autore, si rivela un’indagine all’interno del mondo economico e politico della narconazione messicana, dove tutti possono essere comprati.

Destino
di Carlos Fuentes, Il Saggiatore, trad. di G. Carraro e E.Mogavero, pagg.440

(“La Repubblica”, 3 giugno 2012)

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