20 gennaio 2013, Cultura - Recensioni

L’ossessione di Simenon per le colpe nascoste

di Susanna Nirenstein

I romanzi di Simenon ruotano spesso intorno all’ossessione di un protagonista che esce dalla legge ma riesce a concepire solo in una piccola parte di sè la propria colpa mentre questa, invece, grande o piccola che sia, lavora dentro, destabilizza, corrode. Nessuno intorno sa che ha fatto del male, solo lui: pensateci, è un fenomeno che investe buona parte dell’umanità anche se su questioni meno diaboliche di morti o assassinii: ed è anche per questo che la sua visione ci entra dentro, ci appartiene, ci cattura. Ne I complici, scritto nel 1955, Joseph Lambert mentre guida la macchina tenendo una mano sulla coscia della sua taciturna quanto erotica segretaria Edmonde, invade un pò la corsia opposta: un pullman carico di bambini lo scansa finendo nel muro. Uno sguardo nello specchietto, nessuna parola con Edmonde, 47 morti.

Qualcuno può averlo visto? Lì per lì Lambert non lo crede. Torna alla vita normale, alle partitine a carte, ai bicchierini di cognac, alla moglie che non ama, alle scappatelle con le puttane, al lavoro naturalmente. Disprezza ogni cosa. Cerca e non cerca di sviare i sospetti rapito dai dubbi e dall’idea di riavere la misteriosa Edmonde.Chiaramente qualcosa, tutto, fa crac.

I complici – di Geoges Simenon- Adelphi, pp.158

(“RCult” in “La Domenica di Repubblica”, in “La Repubblica”, n.385/2012)

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