14 aprile 2012, Cultura

L’arte è polifonica

di Gianfranco Ravasi

«Benedizione agli amici che alla mia porta, senza essere chiamati, senza essere sperati, sono però venuti». Con le parole del famoso teologo e cardinale inglese John Henry Newman ho salutato gli artisti e le tante persone venute (purtroppo molte non sono riuscite neanche ad entrare), nella sala Santa Caterina in piazza Santa Maria sopra Minerva, per la presentazione del Catalogo della mostra Lo splendore della Verità la Bellezza della Carità dedicata dagli artisti a Benedetto XVI per i suoi 60 anni di sacerdozio, come avevo annunciato nel mio ultimo blog post.

L’arte è polifonica e si presenta in un palinsesto di immagini e suoni. Così, Micol Forti curatrice – assieme a Mons. Iacobone, mio stretto collaboratore – del catalogo e moderatrice della serata ha invitato a prendere la parola il musicista Arvo Pärt, lo scultore Jannis Kounellis, l’architetto Santiago Calatrava, lo scrittore e sceneggiatore Vincenzo Cerami. Pärt ha rivolto un saluto commosso e pieno di gratitudine, quasi armonia di una sua composizione essenziale e minimalista.

Cerami, ha cucito insieme citazioni dal Qohèlet e dalle poesie di Giorgio Caproni, e soffermandosi su un passo di straordinaria intensità in cui Benedetto XVI richiama l’urgenza di radicare nel quotidiano ogni ricerca dell’Assoluto. Noi siamo più che altro esploratori – ha affermato lo scrittore – ci attardiamo su tracce spesso indecifrabili, ma sappiamo che in quei medesimi segni dimora una memoria della verità. Personalmente – continuava Cerami – me ne rendo conto ogni volta che contemplo le opere del Beato Angelico, con quella luce inimitabile che riesce a dissolvere ogni ombra dalla scena. Ma anche lui, pur essendo un pittore così vicino a Dio, aveva le mani impastate di colore. Era un uomo come noi, una creatura come tutti.

Calatrava ha reso testimonianza del percorso artistico – evocando il grande Gaudì – come ricerca di qualcosa di ineffabile e di invisibile, un’esplorazione, talvolta, attraverso zone oscure, ma che proprio per questo non può non entrare in contatto con il cammino della Chiesa, in cui la fede aiuta ad approfondire il rapporto tra l’uomo e la trascendenza, a svelare l’uomo a se stesso.

E Kounellis, magistrale interprete dell’“arte povera” ha evidenziato la componente drammatica dell’itinerario artistico, che non deve mai rinnegare il suo rapporto con l’inquietudine, con il mistero che proviene dall’uomo ed è, nel contempo, sempre oltre l’umano. Alla conclusione dell’evento, in cui si avvertiva una partecipazione di ascolto straordinaria, osservavo che la cultura contemporanea ha spezzato la realtà in tanti frammenti, ma rimango altrettanto convinto che la vera realtà è di sua natura compatta, ha in sé contemporaneamente un mistero di verità, un’epifania di bellezza e un segreto fuoco di amore.

Quanta speranza c’è stata in quel dialogo che sfocerà, sicuramente, in altri occasioni.

(www.sole24ore.com, 23 febbraio 2012)

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