17 maggio 2014, Cultura - Recensioni

La nera Svizzera di Dȕrrenmatt

di Irene Bignardi

Si chiama Alfred Traps. E’ rappresentante di commercio ramo articoli tessili. Uno bravo, cordialone, facilone, al limite legale della correttezza. Un padre di famiglia con qualche cedimento. E una bella sera, mentre torna a casa, percorrendo chilometri su chilometri della sua ordinatissima Svizzera, la sua Studabaker ha un guasto. Sarà pronta, dice il meccanico, solo il mattino dopo. E Traps è costretto ad accettare l’ospitalità di un anzino ex giudice, in una bella vecchia casa, dove il suo ospite assieme ai suoi ex colleghi a mettere in scena dei processi: Socrate e Dreyfuss, ma, perchè no?, visto che è lì, pronto, tronfio e sicuro di sé, anche Traps, che forse, ipotizza, è l’autore di un delitto perfetto.
Quello che leggiamo in trasparenza in Dȕrrenmatt, e in particolare in questo nerissimo capolavoro dal registro ridanciano è che l’innocenza non esiste, che il confine tra la colpa oggettiva e quella che riconosciamo come tale, ma non ammettiamo come tale, è sottile.

F.Dȕrrenmatt, La panne, Adelphi, 2014 (trad. di Eugenio Bernardi)

(“La Repubblica”, 11 maggio 2014, p.42)

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