8 settembre 2015, Cultura - Recensioni

La filosofia e le sue storie. L’età moderna

di Matteo Sozzi

Umberto Eco e Riccardo Fedriga sono i curatori dell’opera La filosofia e le sue storie di cui il testo L’età moderna costituisce il secondo volume edito dopo L’Antichità e il Medioevo. Il libro si articola in 8 capitoli che trattano la storia del pensiero moderno secondo una prospettiva diacronica. Così, dopo l’esame dei più rilevanti autori del Quattrocento e del Cinquecento (capitoli 1 e 2), si considera lo snodo cruciale del passaggio dal Cinquecento al Seicento segnato dal problematico intreccio di filosofia, teologia, astronomia, alchimia, magia, cabalismo ed ermetismo (capitolo 3).

Viene quindi delineato il percorso della riflessione del Seicento (capitoli 4, 5 e 6) e del Settecento (capitolo 7), per concludere con un’analisi dei caratteri degli Illuminismi italiano e tedesco con particolare attenzione alle speculazione kantiana (capitolo 8).
Ciascun capitolo presenta inoltre digressioni che accompagnano il lettore all’approfondimento di specifici temi (ad esempio, a margine della parte dedicata a Newton, la pagina 302 tratta specificatamente l’osservazione del suo rapporto con l’occulto) o autori particolari (è il caso, ad esempio, della scheda delle pp. 413-414 curata da Cristina Paoletti su Thomas Reid all’interno della trattazione sull’Illuminismo) o argomenti d’indubbia rilevanza (come si propone la sintetica riflessione di Enrico Berti sul pensiero metafisico nell’età moderna alle pp. 244-245 a conclusione del capitolo sul Seicento). Completano poi ciascun capitolo sia alcuni testi dedicati agli Ambienti culturali, nei quali si descrivono aspetti della cultura materiale del periodo storico esaminato, sia alcuni approfondimenti volti a suggerire una visione d’insieme attraverso l’esplicitazione dei rapporti tra il pensiero filosofico e altre discipline o particolari eventi storici.
Questa struttura del volume richiama certamente l’esposizione cronologica della storia del pensiero e sembra pertanto porsi in continuità con l’impostazione tradizionale delle storie della filosofia. Tuttavia, la visione con cui quest’opera è stata costruita rivela un approccio ai contenuti innovativo almeno per un duplice aspetto.
Innanzitutto, non si ritrova un interesse prioritario per i pensatori e la filosofia rispetto al relativo contesto storico e culturale. L’opera infatti non evidenzia una mera attenzione ai fatti coevi alle filosofie, né l’aspirazione alla valorizzazione di altre discipline (come ad esempio la storia dell’arte o la storia della letteratura). In questo volume il focus è, al contrario, posto direttamente sulla storia della cultura ― anche materiale ― di cui i filosofi furono certamente protagonisti, ma anche debitori. Questa visione d’insieme fonda l’avvicinamento e l’approccio ai contenuti speculativi che emergono proprio da un ampio orizzonte storico e culturale. Ad esempio, appare chiaro come i filosofi della fine del Quattrocento e del Cinquecento siano incomprensibili senza un’attenta considerazione delle concezioni della natura che in quel periodo andavano maturando anche in opposizione alle prospettive tradizionali, a tal punto che si afferma che «il XV secolo è veramente un’epoca di transizione in cui vengono a confliggere e a comporsi al tempo stesso i fermenti di due epoche» (p. 5). Parimenti, gran parte del pensiero seicentesco è da leggersi all’interno della rivoluzione scientifica che investì la modernità e portò all’affermarsi della scienza moderna, di cui si sottolinea il processo collettivo di formazione: «si trattò peraltro di un movimento tutt’altro che uniforme, anzi attraversato da forti contrasti e segnato da differenze evidenti, ancorché spesso sottostimate nelle ordinarie rappresentazioni trionfalistiche dell’avvento della scienza: scienza che fu insieme baconiana, galileiana e cartesiana (prima di essere definitivamente newtoniana) e spesso senza consapevolezza di quanto potenzialmente contrastanti fossero queste spinte interne» (p. 251).
In questa visione la storia, la storia dell’arte, la storia della letteratura e la storia della scienza non sono fonti per importanti completamenti, ma per quell’essenziale storia della cultura che non vive di separazioni disciplinari, ma di una intrinseca unitarietà. Sarebbe come voler trattare del filosofo Newton e del filosofo Galilei prescindendo dallo scienziato Newton e dallo scienziato Galilei, o voler distinguere in Voltaire il pensatore dal letterato, o aspirare a comprendere il Seicento prescindendo dal Barocco, dalla musica e dal teatro che in quel secolo trovarono espressione. Anche la scelta di sottolineare dati meramente storici entra in questo progetto di comprensione globale di una cultura e di una visione del mondo in cui la filosofia si inserisce, facendosene interprete e promotrice. Come si potrebbe anche solo intuire l’uomo della fine del Quattrocento e del Cinquecento senza riflettere sulla conquista turca di Costantinopoli (oggetto di un’analisi di Silvia Ronchey alle pp. 23-26), sui viaggi e sulle esplorazioni oceaniche (a cui sono dedicate le pp. 79-86 curate da Corrado Vivanti) o senza considerare la diffusione della cultura attraverso la stampa (di cui si occupa Vittorio Beonio Brocchieri al fondo delle pp. 219-230)? O come potrebbe essere compresa l’affermazione dell’Illuminismo in Europa prescindendo dalla massoneria, oggetto dell’indagine di Umberto Eco alle pp. 519-532? Così, un paragrafo dedicato a L’homme de lettres (pp. 430-434) all’interno del capitolo sul Settecento non appare essere un semplice approfondimento, ma una parte importante del tentativo di affermare una visione globale della cultura, prospettiva oltretutto certamente vicina al sentire di quei secoli.
La seconda discontinuità rispetto a un’impostazione più tradizionale è costituita dall’articolarsi del volume in numerosi contributi monotematici redatti da autori diversi (ben oltre la ventina). Questo comporta non solo il guadagno di una scrittura che varia il proprio stile e riesce a incontrare i diversi interessi del lettore, ma anche la possibilità di offrire una visione strutturalmente plurale, capace di delineare sintesi efficaci di temi e autori. Non deve stupire che, ad esempio, un pensatore come Kant in un volume dedicato alla storia della filosofia dal Quattrocento al Settecento occupi solo una decina di pagine sulle oltre 550. Ogni protagonista della storia del pensiero è infatti presentato per l’originalità del proprio contributo alla storia della cultura e non con il fine di delinearne la speculazione in modo il più possibile esaustivo.
Quest’opera arricchisce sia il lettore ai primi passi nella conoscenza della storia della filosofia, sia lo studioso esperto: al primo, infatti, offre una mappa con la quale orientarsi all’interno della storia del pensiero in modo certamente sintetico per la conoscenza del singolo autore, ma anche con una visione capace di far cogliere il valore di ciascun filosofo all’interno di un’epoca e di una cultura; al secondo, invece, questo volume offre non solo interessanti sintesi, ma suggestivi, e sovente scarsamente valorizzati, raccordi tra la filosofia, la storia e le altre dimensioni della cultura (dall’arte alla musica, dalla scienza al teatro, dalla letteratura alla teologia), quasi delle tracce che invitano a essere ulteriormente approfondite. A entrambi infine propone un percorso di riscoperta dei grandi temi elaborati dalla modernità, di cui i migliori uomini di cultura sono stati i riferimenti e gli interpreti, presentando il vantaggio di essere al contempo opera leggibile sia nel suo sviluppo, sia a partire da specifici temi che animino il lettore.

La filosofia e le sue storie
, a cura di Umberto Eco e Riccardo Fedriga, Laterza, Roma-Bari, 2015, pp.565

(ReF, www.recensionifilosofiche.info , 3 giugno 2015)

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