12 gennaio 2011, Cultura

La coscienza prima di tutto.E Severino lasciò la Cattolica. Pubblicate le ultime lezioni tenute dal filosofo nel 1968-69

di Armando Torno

Milano, Università Cattolica, anno accademico 1968-69. Emanuele Severino è ordinario di Filosofia morale, corso che frequentano gli studenti del terzo anno. Tiene anche le lezioni di Istituzioni di filosofia, dedicate alle matricole. È un momento di grande dibattito sul suo pensiero e i giornali riportano notizie sul nuovo «caso» . Severino, allievo di Gustavo Bontadini, era diventato noto ai più per il saggio “Ritornare a Parmenide” (che Sofia Vanni Rovighi pubblicò sulla «Rivista di filosofia neoscolastica» nel 1964 con una sua premessa); nel 1967 vide la luce “Il sentiero del Giorno” e nel 1968 — anno simbolo della contestazione — “La terra e l’essenza dell’uomo”, oltre alla “Risposta ai critici”, estremamente significativa già nel titolo. In quei giorni vivaci discussioni all’interno dell’Università Cattolica e alla Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’Uffizio) si chiedono se l’opposizione tra il pensiero di Severino e il cristianesimo sia insanabile. E in effetti è riconosciuto tale dalla Chiesa, perché per il filosofo il cristianesimo appartiene alla follia estrema in cui consiste il mortale e l’esser uomo dell’Occidente. Intanto, però, continua a tenere i corsi. Le sue lezioni sono molto frequentate, gli studenti — tra essi non mancò Mario Capanna, che poi passerà alla Statale diventando uno dei leader del Movimento studentesco— non esitano a considerarlo un maestro. anche se non ha ancora quarant’anni. Sovente non riesce a rispondere alle numerose domande che i frequentatori delle lezioni vorrebbero sottoporgli e allora li prega di scriverle su foglietti: replicherà la prossima volta. I corsi di quegli anni non saranno tutti raccolti da Severino. I titoli ricordati formeranno nel 1972, insieme ad altri, il volume “Essenza del nichilismo” (Paideia, poi Adelphi), ma le pagine delle Istituzioni si perderanno. Ora Morcelliana le ripropone, utilizzando la dispensa del 1968. Nella brevissima prefazione si ricorda un giudizio di Salvatore Natoli, allora assistente di Severino: «Mi ha costretto a dare consistenza alle mie argomentazioni filosofiche, a fornire giustificazioni adeguate alle mie tesi e direi che mi ha definitivamente vaccinato dai vizi delle mode» . Quelle lezioni escono proprio con il titolo “Istituzioni di filosofia” (Morcelliana, pp. 232, e 18). Sono tra le ultime che tenne alla Cattolica. Cosa sosteneva in esse Severino? Il filosofo ha così riassunto il suo percorso: oggi la scienza considera la mente (o coscienza) come «una cosa tra le cose» , senza avvedersi che «le cose tutte sono contenuto della forma originaria e superiore della coscienza» , ossia di quella forma che la filosofia moderna chiama «coscienza trascendentale» , di cui la scienza non può fare a meno; inoltre: la coscienza che interessa al sapere scientifico non è la forma originaria, trascendentale della coscienza. Anche se le Istituzioni di filosofia si presentavano come un testo più semplice rispetto alle altre lezioni di Severino, riflettono in talune pagine (come quella qui riportata su Pascal) le tensioni del momento e i chiarimenti che il loro autore presentava. I condizionamenti della coscienza — per Marx è determinata da come si lavora, per Nietzsche dagli impulsi, per altri dalla storia o dalla società, dal linguaggio o dal cervello o dalla religione e altro ancora — si crede che rappresentino una punta autonoma della coscienza stessa, vista come una specie di iceberg, rispetto alla sua parte immersa. Ma in tal caso il pensiero filosofico s’inganna: per questo è necessario mostrare quali siano le ragioni della coscienza stessa nella sua interezza. Oggi se ne critica l’autonomia, ma senza conoscere cosa sia, ovvero per quali motivi la filosofia ritiene indipendente la coscienza (soprattutto come coscienza filosofica). Un ulteriore elemento affrontato nelle lezioni: si usa con eccessiva disinvoltura il concetto di condizionamento, dimenticandosi tutta la critica che nella filosofia moderna è stata fatta al principio di causalità. Sovente «sia la filosofia analitica sia quella del linguaggio, nonché molti capitoli della filosofia della mente scoprono l’acqua calda» , confida Severino. Inoltre, le Istituzioni di quel lontano corso gettano luce sullo sviluppo che porta la filosofia da una fase iniziale in cui si crede che il pensiero colga la realtà a una intermedia — che comincia con Cartesio— nella quale si dubita proprio della capacità della coscienza di cogliere la realtà, a un terzo momento in cui si elimina quella realtà esterna alla coscienza che viene presupposta dogmaticamente da tutta la filosofia e dalla cultura in genere fino all’idealismo. Era un esercizio critico che avviava un dibattito vero e che in quel tempo, ma anche oggi, ha trovato e trova difficoltà. Le lezioni di Severino vengono ora raccolte, come prova il volume appena edito da Rosenberg &Sellier Volontà, destino, linguaggio, nel quale si leggono quelle tenute a Torino nel marzo di quest’anno al sesto ciclo seminariale della Scuola di alta formazione filosofica diretta da Ugo Perone (tra l’altro, è stato il primo italiano invitato). La dispensa delle Istituzioni della Cattolica, invece, è una riscoperta e restituisce pagine dense e affascinanti di un maestro. Il merito va alla Morcelliana: a Ilario Bertoletti, già direttore editoriale ora a La Scuola, e a Sara Bignotti, l’attuale responsabile, poco più che trentenne. Dimostrano, con questo e con altri libri ben selezionati, come sia possibile fare gli editori senza rinunciare alla dignità.

(articolo tratto da “Il Corriere della sera” del 27 dicembre 2010)

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