11 agosto 2011, Cultura - Recensioni

Il mondo della Pastora partigiana spagnola

partigianidi Daria Galateria

Quando nel 1960 la arrestarono, la Pastora -leggendaria partigiana antifranchista sopravvissuta come un lupo nelle montagne- fu rivestita alternativamente con abiti femminili e maschili, e ci vollero due medici, un urologo e un ginecologo, per decidere del suo sesso. Fu destinata al carcere maschile.
Nell’unica foto, vediamo un viso indifeso e assente, che, suddiviso verticalmente a metà, è a destra di donna, a sinistra d’uomo.
Accusata di 29 omicidi, la Pastora al processo balbetta di non aver ucciso nessuno.
Questo personaggio straordinario è raccontato dalla Giménez-Bartlett con lo scavo pudico con cui in passato ha rievocato una cameriere di Virginia Woolf.Certi intollerabili destini femminili – quando servire è già un privilegio: “Star dietro alla roba, anche se non è tua, aiuta a star bene”- sono tratteggiati attraverso dettagli materiali, e dall’interno , senza distanza e sdegno.
In questo romanzo, in due si mettono, nel 1956, alla ricerca della Pastora/bandito; lei racconta la sua storia.
Di nuovo, la Bartlett apre orizzonti storici e interiori, lasciando scie indelebili di indignazione e pietà.

Dove nessuno ti troverà di Alicia Giménez-Bartlett, Sellerio editore, trad.it.di Maria Nicola

(“La Repubblica”, 30 luglio 2011)

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