28 febbraio 2011, Cultura

Dal condominio ai saldi.La filosofia quotidiana

di Maurizio Ferraris

Anticipiamo un brano dall’ introduzione di “Filosofia per dame” di Maurizio Ferraris che esce per Guanda

Questo libro raccoglie le mie risposte alla rubrica “I ritmi del pensiero” su Donna moderna. Rappresentano la parte migliore della mia settimana, il lavoro più piacevole perché è qualcosa che viene dagli altri, per e-mail, dalla redazione che mi manda un quesito ritenuto interessante e io rispondo in veste di filosofo (o più esattamente di professore di filosofia) in un po’ meno di milleottocento battute. I temi vanno da “come si diventa coraggiosi?” a “è giusto dire bugie a fin di bene?” passando per “come fare propositi per l’ anno nuovo?”. La genesi occasionale delle domande può forse generare un certo straniamento. Per dire, io non mi sarei mai davvero posto il problema di consigliare qualcuno su come gestire le liti di condominio, mettere al posto loro gli impiccioni e superare la paura degli animali schifosi. Lo straniamento è magari accresciuto dall’ ordine alfabetico con cui ho ordinato le risposte, che squaderna quello cronologico, perché ti capita di leggere di Ferragosto e poi di nuovo, magari dopo il rientro e i saldi natalizi, di stress da vacanzae di ombrellone, come se il tempo si accartocciasse. Come è presumibile, nei quesiti si intuiscono non troppo in lontananza i colpi di cannone della guerra tra i sessi, la polvere, il fumo e le rovine di battaglie domestiche, così come gli archetipi o gli stereotipi dell’ eterno femminino. Per esempio i saldi. Forse per via del target a cui si indirizza il settimanale – cioè per l’ appunto una donna moderna – compare anche un certo efficientismo che prevale nettamente sui sentimenti che a torto si considerano tanto femminili, come l’ amore, relativamente sottorappresentato, o quantomeno non centrale come ai tempi di Donna Letizia, con le sue risposte su Grazia di mezzo secolo fa che vertevano essenzialmente sulla curva entropica che dall’ amore porta al matrimonio, ai figli, alle suocere, alle nuore, ai nipoti. Certo, c’ è la risposta a quesiti in fondo più tecnici che sentimentali su come rompere (un legame), su come riconoscere il vero amore, su come disfarsi dei corteggiatori importuni. C’ è anche, per dir così, la stringa Marito/Pantofolaio/Suocera, così come il potenziale dittico Armadio e Disordine. Ma quello che prevale non è tanto il femminile, quanto piuttosto il generalmente umano, come nella successione Condominio, Impiccione, Scocciatori. E si fanno avanti le invenzioni postmoderne, da Facebook a Web. Un tema ricorrente è quello delle scelte, visto che si tratta di donne non sottomesse, che accedono a quella dimensione della Decisione che Heidegger sembra riferire principalmente ai maschi. E le decisioni si impongono perché si tratta di cambiar vita, cioè di dare un altro corso, più soddisfacente a esistenze evolute, cioè soggette al disagio della civiltà e facilmente inclini alla depressione. Tuttavia la Decisione e la Rottura si installano su delle ciclicità, delle rotazioni, delle ripetizioni. Si formano così delle sequenze ricorrenti. Quella della vacanza: Autostrada, Controesodo, Disaccordo, Lavoro, Licenziamento, Rientro, Stress, Vacanza, Vicini d’ ombrellone. Quella della paura: Autostrada, Basta!, Buio, Coraggio, Panico, Paura, Pazienza, Sentimenti, Sole (dormire da), Vero (amore), Vertigini, Volare. Quella della Crisi, che è una delle contingenze più forti e pesanti e ubique, tutt’ altro che una fola psicologica. Il loro punto di incontro è il Licenziamento. O l’ Autostrada. Alla fine, e malgrado il tormentone ricorrente della voce Sex (and the City), la vera signora onnipresente è proprio la Paura. Chapeau: la situazione è veramente hobbesiana, nel senso che è stato Thomas Hobbes a sostenere che il solo sentimento che avesse provato in vita sua fosse la paura. E qui, piuttosto che al filosofo, converrebbe ricorrere all’ esorcista. Ma valloa trovare, e poi funzionerà, in pratica? Che fare, dunque? In effetti, di fronte a un interrogativo così capitale, il filosofo che tiene una rubrica risulta svantaggiato rispetto ad altre rubriche ben più prestigiose, come quella dello psicologo e quella dell’ astrologo. Vuoi mettere il filosofo a confronto dell’ astrologo, di fronte alla questione “Che fare?”. Non c’ è gara. Ma è anche vero che queste rubriche superiori sono impicciate dai loro presupposti: l’ astrologo non potrà mai mettere in discussione le stelle, e lo psicologo dovrà sempre muovere dall’ ipotesi che ci siano rimedi. Il filosofo, invece, titolare di una rubrica inferiore, potrà dire che non tutto è psiche o destino, e che la vita può essere intrinsecamente triste. Insomma, il filosofo è chiamato all’ esercizio di quello che i Greci chiamavano “parresia”, il dire la verità senza ornamenti. Che poi ci riesca è un altro paio di maniche.

(“La Repubblica”, 1 febbraio 2011, pag.40)

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