9 dicembre 2010, Cultura - In evidenza

Dai totem ai robot, la vita è un mito

di Furio Jesi

Il mito è una «storia vera», accaduta al tempo delle origini, che spiega come siano nate tutte le cose dell’universo e come abbiano fatto gli uomini, per la prima volta, a mangiare, a riprodursi, a fabbricare oggetti, a combattere ecc. Il mito fornisce così all’uomo «primitivo» o «antico» dei modelli di comportamento sempre validi. Tutto è già accaduto almeno una volta: per comportarsi convenientemente in ciascuna circostanza, occorre sapere come agì l’antenato mitico nella stessa circostanza, e imitarlo. Per questo, il comportamento delle società «primitive» è di solito rigorosamente conservatore: ogni mutamento, ogni deroga alla tradizione, è un assurdo o un grave rischio. Le novità oggettive (per esempio, l’arrivo del cargo) sono ricondotte e bloccate negli schemi tradizionali del mito (il cargo, appunto, diviene una mitica nave della prosperità, come quella del progenitore, ecc.). Nel linguaggio moderno la parola «mito» significa al solito «storia non vera» o almeno «non del tutto vera». L’uomo possiede altri strumenti (scienza) e altre forme organizzative, con cui affrontare i rischi di ciò che non conosce e con cui formarsi di volta in volta un modello di comportamento. Tuttavia, dalla psiche degli uomini continuano ad affiorare spontaneamente dei miti; e altri miti vengono prodotti deliberatamente, per servire a determinati scopi. Molto spesso i nuovi miti (o meglio le sopravvivenze moderne degli antichi miti) rappresentano una fuga dalle restrizioni e dai dolori della realtà storica. Non potendo essere un «eroe», l’uomo si crea eroi esemplari nelle persone che godono di particolare ricchezza, successo, notorietà, ecc. Non potendo possedere effettivi «tesori», l’uomo si crea tesori supremi in beni di consumo di cui gli viene suggerita l’importanza e il prestigio artificioso. Non potendo vivere in una comunità effettivamente solidale, l’uomo si crea comunità mitiche (dalle «società segrete» dei bambini a quelle degli adulti, dai gruppi di tifosi sportivi alle «comuni» hippies, ecc.). La produzione di questi miti è condizionata da una serie di elementi psicologici, sociali, economici, ecc., ed è comprensibile solo se si confrontano in profondità i nuovi miti con gli antichi miti: se, dietro al mito apparentemente nuovo, si riesce a scoprire l’antico mito, pur alterato e stravolto. Il quadro dei principali miti di un’epoca permette di tracciare una cartella clinica della società (i miti sono generalmente, nel mondo moderno, valori sostitutivi: compensazioni di valori assenti o non percepiti). Al tempo stesso, quel quadro permette anche di avanzare qualche ipotesi sulla società successiva. I miti possono rivelare, infatti, le necessità ancora nascoste e le potenzialità latenti di un gruppo umano, e in tal modo costituire un primissimo sintomo rivelatore della direzione che prenderanno le trasformazioni del gruppo. Appunto per questo è accaduto talvolta che le immagini mitiche di un’epoca siano divenute clamorosamente le «verità» scientifiche, tecniche, sociali, dell’epoca successiva. I miti, infine, possono essere usati (e sono usati!) per esercitare una vera e propria ipnosi su interi gruppi sociali, per imporre determinate scelte (politiche, consumistiche, religiose, ecc.). Anche in questi casi, l’analisi del mito è particolarmente rivelatrice, poiché consente di superare la facciata del mito «tecnicizzato» o di riconoscere le modalità e gli scopi del suo uso. Schema di sommario 1. Una prima definizione del concetto di mito. L’uomo «primitivo» o «antico» che si chiude nel mito come in una campana di palombaro, prima di immergersi nella realtà. Il totem (cioè il palo totemico) degli indiani d’America: un racconto mitico, scolpito e posto in mezzo al villaggio, che spiega come sono nati e come sono fatti l’universo e gli uomini. La mitologia come «manuale» che prevede tutte le circostanze importanti dell’esistenza e spiega come ci si debba comportare in esse. 2. Nascita di un mito nuovo presso una popolazione «primitiva»: il mito del cargo. Come la mitologia si adegua alle circostanze. La mitologia è presente anche nella società moderna. Perché? Come? 3. Necessità di ampliamento dello spazio. I) Viaggi nel «grandissimo» (le peregrinazioni di S. Brandano e i grandi viaggi d’esplorazione – l’impresa degli Argonauti – l’astronautica). II) Viaggi nell’«infinitamente piccolo» e nel «primordiale» («precedenti» mitici della fisica atomica: il mito gnostico della luce-materia, la discesa alle origini della vita, i miti connessi al numero 4 e le quattro valenze del carbonio – il mondo del piccolissimo, come copia in miniatura del mondo del grandissimo). III) Viaggi dell’«anima» (l’esperienza del grandissimo e del piccolissimo – la vicenda di Gulliver e quella di Alice – il «viaggio» allucinatorio della droga – le calate agli Inferi – il «mondo rovesciato» di Through the Looking Glass). 4. Dal «mondo rovesciato» alla «festa» in cui si sospendono il tempo e le abitudini consuete: necessità di ampliamento del tempo («festa» e «tempo libero» – la festa mitica greca – la musica, la danza: Dioniso, popolazioni «primitive», il mito della musica liberatrice – musica underground – lo spettacolo teatrale (che evoca o crea miti) come «festa» collettiva – il living Theater – il mito dell’attore o dell’attrice). 5. Dal mito dell’attore/attrice, al mito dell’«eroe» in genere: ampliamento dell’io (l’eroe «positivo» e «negativo» – eroe nero -, e la donna mitica, nell’antichità, presso i «primitivi», e oggi – il «Trickster», il mago – l’occultismo, l’occultismo tecnicizzato (Batman) – due alternative dell’eroe mitico attuale il mito del leader autocrate e il mito dell’eroe benefico e pacifico (come Gandhi o Schweitzer) – un’alternativa all’eroe fortemente personalizzato (aggressivo o pacifico): l’eroe-simbolo, il campione sportivo, il cantante, ecc. – l’eroe come colui che ha successo). 6. Miti della collettività: ampliamento delle strutture sociali (l’eroe-simbolo, come emblema della società del benessere – l’Atlantide e le altre società perfette del mito antico – i miti moderni delle perfette società future – un’alternativa: il rifiuto delle verità offerte dalla scienza moderna e strumentalizzate nelle attuali strutture sociali: il mito come rifiuto del sistema, la contestazione giovanile – i miti delle «comuni» hippies – un parallelo antico: miti di iniziazione, gruppi ristretti e vincolati da un mito da ripetersi – miti della cavalleria medievale – ieri e oggi, la cerca dell’Oriente; l’alternativa «di destra»: fondamenta mitiche dallo Stato – la tripartizione mitica delle società indoeuropee (G. Dumézil: sovranità sacrale/ guerra/ produzione). 7. Miti della produzione e del consumo: ampliamento dell’attività e dei beni (miti sulle origini della metallurgia o dei lavori artigianali in genere – il mito moderno dell’uomo che «produce» – sua tecnicizzazione – il valore della cosa prodotta – il “tesoro” dei miti antichi e il moderno bene di consumo che dà prestigio – tecniche di «persuasione» che si servono di elementi mitici – condizionamento delle scelte di massa; miti antichi e «primitivi» relativi alla sapienza e alla conoscenza – miti moderni connessi alla cibernetica e all’automazione (come conclusione del «mito della macchina») – dal mito alchemico dell’homunculus di Paracelso e dal mito qabbalistico del Golem al mito dell’uomo non-uomo, il robot).

(articolo tratto da “Tuttolibri” de “La Stampa”, n.1742 del 27 novembre 2010, pag.I e VI)

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