30 luglio 2015, Cultura - Recensioni

Così i cattivi sembrano buoni

di Raffaella De Santis

Un paese dove i cento individui più ricchi sono proprietari di un quarto del Pil, mentre l’80 per cento delle persone vive con mezzo dollaro al giorno, è un paese in cui lo sviluppo economico ha seguito logiche perverse.
Quelle logiche del neoliberismo selvaggio che dominano la nuova India col Pil in ascesa. Per Arundhati Roy, di fronte a una tale disuguaglianza sociale non si può parlare di vera democrazia. I responsabili del disastro hanno un nome: sono le multinazionali che espropriano le terre ai contadini, le Fondazioni che finanziando festival e premi alla ricerca si assicurano l’egemonia culturale, e le Ong che hanno trasformato i potenziali rivoluzionari in apprendisti stipendiati.
Sono questi i fantasmi del capitale (titolo della raccolta di saggi in parte già usciti su Internazionale). Nell’ottica gramsciana della studiosa , la filantropia culturale è l’arma più pervicace del capitale.
Gli scrittori sono avvisati: spesso chi finanzia i festival letterari ha come intento di utilizzarli strumentalmente.

Arundhati Roy, I fantasmi del capitale, tr.it. di F.Oddera, Guanda editore, pp.172

(“La Repubblica”, 28 giugno 2015, p.44)

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