Della guerra e della pace

di Guglielmo Ragozzino

Dal ‘Guerra è pace’ di Arundhati Roy alle guerre economiche e a quelle per difendersi. Fino all’ultima guerra, quella di Libia, dove si è andati alla ricerca di petrolio e si sono trovate invece persone. Una riflessione in 18 punti sulle guerre e sulle ragioni e conseguenze economiche che spesso ad esse sottendono

Sbilanciamoci e in particolare Mario Pianta, noto cantore di pace, hanno avuto l’incarico di tenere una comunicazione al corso estivo sulla guerra per gli studenti di Villa Nazareth, collegio per universitari romani, a Dobbiaco. L’argomento “guerra” era affrontato variamente; il terzo giorno il corso verteva sulle cause e le conseguenze economiche della guerra. Mario, da pacifista laureato e da economista era perfetto per la bisogna. Solo che “quel giorno lì” 2 agosto 2017 per la cronaca, proprio non poteva. Pochi sapevano che le patate bollenti rimbalzassero come le palline da ping pong; nel nostro caso la patata bollente è rimbalzata fino a chi scrive e lì si è fermata. Il risultato di tutto il palleggio è quello che segue. Con tutta evidenza si tratta di un “power point”che serviva a introdurre una discussione, preparato seguendo i suggerimenti del testo anticipato dagli studenti del corso e appesantito dalla trascrizione del testo orale utilizzato per sviluppare i vari punti. Niente di più, niente di meno. Buona lettura, in santa pace.

Uno
Sbilanciamoci
Si tratta di una campagna cui aderiscono decine di associazioni che praticano la  

Amatissimo maestro scomodo

di Luigi Accattoli

Attualità viva ma non sorprendente di don Lorenzo Milani a mezzo secolo dalla morte: egli è stato sempre qua, da allora ad oggi. Ed è cosa buona che un papa venuto dalla fine del mondo infine gli abbia reso merito e che sia caduta la proibizione vaticana di diffondere il suo testo principe, Esperienze pastorali, che comunque non era affatto scomparso dalla circolazione, come non si era eclissato nessuno dei suoi scritti maggiori. Se ce ne fosse bisogno questo profilo di Pacifico Cristofanelli, pubblicato nel 1975 e ora riproposto con puntuale aggiornamento, sarebbe un’ottima attestazione di quella perdurante presenza.

Non ho conosciuto don Milani da vivo ma la sua viva parola era già con me al momento della morte. A rimedio della mancata conoscenza a un anno dalla sua partenza sono salito a Barbiana a vedere il luogo della scuola e la tomba, in una specie di pellegrinaggio della FUCI nella quale militavo, come allora si diceva.

Noi fucini eravamo affascinati dalla diversità di don Milani rispetto a ogni altra nostra frequentazione in quegli anni inquieti del primo dopo Concilio. Non parlava mai del Vaticano II, il suo linguaggio restava tridentino, tutto legato al tema del peccato, dei sacramenti, della vita eterna. Ma la sua lotta a fianco dei poveri, la sua rivendicazione del primato della coscienza, la sua libertà di parola ci travolgevano. Quelli di noi che hanno coltivato la vocazione all’insegnamento hanno continuato ad averlo –  

Attualità del pensiero di Emmanuel Mounier

Incontro di studi dell’Associazione culturale nazionale “Giorgio La Pira”
con il patrocinio della Fondazione “Giorgio La Pira”
dell’Accademia di studi storici “Aldo Moro” e dell’Archivio storico Flamigni

Attualità del pensiero di Emmanuel Mounier

Civita Castellana 27 giugno 2017, h.17

Indirizzi di saluto ed introduzione

Dott.Emilio Corteselli (Presidente dell’Associazione culturale nazionale “Giorgio La Pira”)

Relazione introduttiva e coordinamento

Prof.Giovanni Bianco (Università di Sassari)

Interverranno

Prof.Roberto Gatti (Università di Perugia)
Prof.Aurelio Rizzacasa (Università di Perugia)
Prof.Nicola Tranfaglia (Università di Torino)

L’incontro di studi si terrà presso la Sala delle conferenze della Curia Arcivescovile in p.zza Matteotti, 5

I cinquantacinque giorni di Moro nell’Edizione nazionale delle opere

di Raniero La Valle

Il memoriale e le lettere dal carcere saranno presenti negli “Scritti” e “Carteggi” dell’Opera omnia pubblicata in forma digitale. Una riparazione storica

Le lettere di Moro dal carcere delle Brigate Rosse erano veramente sue, non si dice più che non si possono a lui attribuire. Giovedì 10 maggio nella sede dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica è stato presentato il piano dell’Edizione nazionale delle opere di Aldo Moro che saranno pubblicate in forma digitale con il patrocinio e con i soldi del ministero dei beni culturali. Vi troveranno posto gli scritti di Moro durante i 55 giorni della sua prigionia. È stato infatti annunciato che il memoriale scritto dal prigioniero, che fu in seguito trovato nel covo brigatista di via Monte Nevoso a Milano, sarà pubblicato nella prima sezione, “Scritti e discorsi” dell’Opera omnia, e le lettere saranno inserite nella terza sezione, quella dei “Carteggi”. Si tratta di una riparazione e di una restituzione: lo Stato che aveva tolto a Moro la sua identità e la sua parola, ora gliela restituisce, perché almeno ne resti integra la memoria.
Durante il sequestro, avvenuto il 16 marzo 1978, Moro scrisse diverse lettere a vari interlocutori istituzionali e politici, per opporsi alla “linea della fermezza” adottata dal sistema politico per negare, in nome della ragion di Stato, qualsiasi trattativa con i brigatisti per la sua liberazione, e sostenne, dal profondo della sua cultura giuridica e della  

Attualità di monsignor Oscar Arnulfo Romero

di Luis Armando Gonzales

Dall’assassinio di monsignor Oscar Arnulfo Romero, il 24 marzo 1980, questo mese è diventato, anno dopo anno, uno spazio per la riflessione, il ricordo e l’attualizzazione dell’eredità dell’arcivescovo martire. Un’eredità, la sua, ricca di implicazioni di ogni tipo: socio-politiche, storiche, educative, morali. È quest’ultima dimensione che vorrei evidenziare.

Ritengo sia necessario e urgente riflettere sui valori che mons. Romero fece suoi e che caratterizzarono il suo impegno come arcivescovo di San Salvador nei tormentati anni ’70, fino alla sua morte. (…). Non ripeterò quanto già detto in molte occasioni sulla sua fedeltà alla verità e sul suo impegno a favore della giustizia: intendo prestare attenzione a valori di cui poco si parla, ma che sono centrali per intendere la grandezza della sua figura morale.

La coscienza dei propri obblighi verso gli altri. (…). Possedere la convinzione che abbiamo un obbligo verso gli altri – verso i loro problemi, le loro necessità, la loro miseria – costituisce un valore di fondamentale importanza. Un valore che mons. Romero ha espresso in maniera chiarissima e che ha tradotto in una prassi di impegno noi confronti degli altri.

La promozione della dignità del prossimo, specialmente delle vittime degli abusi dei potenti. L’obbligo verso gli altri si è espresso in mons. Romero secondo una chiara direzione: quella di lavorare a favore della loro dignità, con il conseguente impegno per la loro umanizzazione. Mons. Romero privilegiò, nella sua opera, quelle persone la cui  

All’inizio era la favola. Scritti sul mito

di Giovanni Basile

Il testo di Paul Valéry, curato da Elio Franzini, mi si perdonerà la battuta, pur trattando di miti e favole non mente! In poche pagine si delinea la riflessione sul mito e sui miti proposta dal grande pensatore francese. Qui vengono presentati cinque brevi scritti che, attraversando un arco temporale che va dal 1929 al 1946, portano il lettore dentro un ventaglio temporale decisamente ampio. L’introduzione del Franzini (pp. 9-29), in apparenza un po’ lunga, vista la brevità del testo, si dimostra necessaria per centrare la questione, di non poco conto, del comprendere la natura, il senso ed il valore del mythos. Il Curatore, argomentando sull’etimologia stessa della parola “mito”, espone la difficoltà di proporne un significato univoco, mostrando come questa complessità nominale sia invece la chiave di lettura dello stesso termine mito. Il mito infatti per Valéry è una espressione, ed una esperienza, che non permette univocità. Proprio tale dinamismo linguistico viene qui raccolto e presentato attraversando degli scritti che mostrano, in diversi modi, la mobilità del farsi narrativo del mito. Non prestandosi ad una agile lettura, il volume, abilmente tradotto da Renata Gorgani, necessita di essere letto e meditato avendo sempre presente che “[…] all’inizio era la favola” (p.47 e p.55), e che questa lapidaria affermazione, che da il titolo al presente volume, è il leitmotiv di Valéry. Il “favoleggiamento”, infatti, non è un vizio, ma l’espediente stilistico necessario per condurci, dai margini del mito, dentro  

Les cathos de droite se déchirent sur l’immigration

di Cécile Chambraud

La question de l’identité et de la nation donne lieu à une vive bataille idéologique. Deux livres en témoignent

Deux livres à paraître le 12 janvier, soutenus l’un par l’hebdomadaire La Vie (Groupe Le Monde), l’autre par Valeurs actuelles, mettent au jour les divisions des catholiques et les crispations que peuvent susciter chez certains d’entre eux les propos du pape François sur les migrants. Dans le premier, le blogueur Erwan Le Morhedec dépeint la porosité entre certains milieux catholiques et les réseaux identitaires issus de l’extrême droite. Dans le second, Laurent Dandrieu, rédacteur en chef de Valeurs actuelles, accuse le pape de demander à ses ouailles de consentir à » l’islamisation de l’Europe « . Deux positions diamétralement opposées, qui illustrent les clivages au sein de l’électorat catholique.

D’ordinaire, les catholiques n’aiment pas étaler leurs désaccords sur la place publique. Mais, en ce début d’année, dans deux livres à paraître le 12 janvier, un journaliste et un influent blogueur catholiques, chacun défendu par un hebdomadaire, sont à l’origine d’une controverse qui pourrait compliquer les repères des candidats à l’élection présidentielle désireux de s’attirer les votes de cet électorat si convoité depuis la primaire de la droite. Pour la première fois, ils exposent au grand jour les crispations que causent à certains catholiques les prises de position du pape François sur les réfugiés.

Le sujet de la dispute porte sur l’immigration, sur l’identité, sur le lien entre la foi  

“Globalizzazione finita? No. Ma è ora che i più forti aiutino gli emarginati”.Intervista ad Amartya Sen

di Massimo Franco

«Non credo che nel mondo di oggi sia in corso uno scontro tra globalizzazione e antiglobalizzazione. Se pensiamo al movimento no global che si presentò prima al G8 di Genova nel 2001, poi in altre città, era il massimo della globalità. No, lo scontro è tra diversi modelli di sviluppo e di globalizzazione…». Amartya Sen parla lentamente, e non smentisce la sua attenzione di una vita ai temi sociali: quelli che lo hanno fatto definire «La Madre Teresa degli economisti», sebbene non gradisca il paragone con la mitica suorina dei diseredati di Calcutta. L’ economista-filosofo indiano, premio Nobel per l’ Economia nel 1997, docente a Harvard, parla di Sud e di Nord dell’ Italia e del mondo, di Donald Trump, del tumore che lo colpì da ragazzo. E di immortalità. Il suo nome, Amartya, in bengalese significa «immortale».
E lui, agnostico di 83 anni, ammette che gli piacerebbe un’ immortalità «che non significa essere ricordato, ma, come dice Woody Allen, significa non morire…». Sorride, ironico. L’ intervista col Corriere avviene di fronte a oltre trecento persone, nell’ aula magna della Facoltà di Architettura a Roma Tre, per i dieci anni della Fondazione con il Sud. E saltando dal Cinquecento al presente, disegna un mondo nel quale rimbalzano luoghi comuni che si sforza di smentire.

Professor Sen, condivide il cliché di un Sud del mondo in crisi, e di un Nord costretto a aiutarlo ma riluttante a  

Mort de Zygmunt Bauman, théoricien de la “société liquide”

di Robert Maggiori

Le théoricien anglo-polonais Zygmunt Bauman est mort lundi à Leeds. Il était l’un des plus grands sociologues du XXe siècle, et le grand témoin de ses horreurs, dont le nom restera toujours attaché à la notion de «société liquide», qui a suscité dans le monde des milliers de commentaires.

Né à Poznan le 19 novembre 1925, d’une famille juive, il se réfugie en 1939, après l’invasion de la Pologne par les nazis (sa femme Janina réchappera des camps de la mort), en URSS, et, alors marxiste convaincu, combat dans une unité militaire soviétique puis occupe la fonction de commissaire politique. Revenu à Varsovie, il enseigne la philosophie et la sociologie. En mars 1968, à la suite de la campagne antisémite lancée par le régime communiste, il est forcé de quitter son pays et émigre en Israël puis en Angleterre, où il devient citoyen britannique. L’université de Leeds l’accueille jusqu’en 1973 et lui confie la chaire de sociologie. Ses premiers travaux, sur le socialisme britannique, la stratification sociale ou les mouvements des travailleurs, ont un succès relatif, comme ceux qu’il consacre à la Shoah, au rapport entre modernité et totalitarisme, à la mondialisation. Ce n’est qu’au moment où il fait paraître ses études sur la disparition des «structures stables» et parvient, après avoir «dialogué» avec Marx, Gramsci, Simmel, puis Manuel Castells, Anthony Giddens, Robert Castel ou Pierre Bourdieu, à forger le concept de liquidité, qu’il devient un penseur de  

Intorno ad alcune confutabili tesi dei sostenitori del “si”

di Giovanni Bianco

Ho letto con viva attenzione, in questi giorni di intenso dibattito postreferendario, alcuni articoli e contributi di convinti ed appassionati sostenitori del “si”, ritrovandovi spesso pregiudizi e talora persino stereotipi.
E anzitutto riduttivo bollare i ssotenitori del “no” quali conservatori. Su quali basi politiche, storiche e culturali si basa una definizione così affrettata? Di certo essa è espressione di quel “nuovismo a tutti i costi” che molto ha caratterizzato la politica renziana, fatta di frasi ad effetto.
Seguendo il filo di questi ragionamenti coloro i quali hanno difeso con rigore e coerenza l’attuale Legge Fondamentale opponendosi ad una “controriforma” sciatta e contraddittoria, di dubbia costituzionalità in non poche norme (mi riferisco in primis a quello che sarebbe dovuto essere il nuovo art.57 Cost.), sono tutti etichettabili quali conservatori.
Quest’idea è di facile confutazione, tanto più che nel fronte del “no” diversi sono convinti sia che la Costituzione vigente meriti di essere rispettata ed attuata progressivamente, sia che difenderla da presunte riforme, che sono nei contenuti alteratrici della sua stassa fisionomia, non vuol dire volerla conservare per sempre così com’è, quale un testo sacro, ma auspicare eventuali interventi di “manutenzione costituzionale” congrui ed adeguati.
A tal riguardo sono dell’avviso che sia meritevole di citazione un recente intervento di Franco Monaco, dal titolo “Cattolici e referendum”, che ho apprezzato per la profondità dei ragionamenti e soprattutto per la fedeltà autenticamente riformista e non conservatrice alla Costituzione,  

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