La nostalgia dell’uguaglianza

tutti i colori della protesta | no g8, lecce, italy, 2009di Adriano Sofri

L´equità è un´uguaglianza cui sono state messe le braghe, come ai nudi della Cappella Sistina. Bisognava farlo, perché ci fu un momento in cui l´uguaglianza smise di essere guardata negli occhi, e pagò il pegno della temerarietà.
Fu allora che le cose cominciarono a essere guardate di sotto in su, dal lato della disuguaglianza, e lo spettacolo era davvero madornale. Sul conto dello scandalo per l´”appiattimento” e il “livellamento” si banchettò a oltranza per qualche decennio, e la disuguaglianza – di soldi e di potere – non fece che moltiplicarsi. Non passa giorno senza che le statistiche ne registrino nuovi record. Assoluti, e non solo relativi. Non, cioè, di redditi che crescono, benché gli uni molto di più degli altri, bensì dei redditi che crescono a dismisura mentre gli altri diminuiscono. Le statistiche arrivano a sancire quello che le persone avevano capito da un bel po´, però fanno sempre il loro effetto. Ne vorrei leggere una sul reddito e il patrimonio medio dei presidenti del consiglio e dei loro ministri, dal dopoguerra a oggi. Dal fiabesco cappotto di De Gasperi all´anomalia di Berlusconi, elegantemente corretta dall´anomalia dei banchieri. Le statistiche hanno un contesto, e il contesto cambia. I politici di professione a un certo punto si invaghirono del denaro e lo arraffarono alla rinfusa: tempi di gente nova e  

I furbetti di Arcore

Legittimo Impedimentodi Rinaldo Gianola

Dopo aver combattuto con ogni mezzo le intercettazioni telefoniche, Silvio Berlusconi affronterà un nuovo processo proprio per essersi procurato indebitamente la registrazione telefonica tra Piero Fassino e Giovanni Consorte, all’epoca della scalata Bnl, ed averla usata per danneggiare l’ex leader dei Ds e Unipol. Il caso, che arriverà a processo il 15 marzo, è ben noto ai lettori dell’Unità, perchè fu il nostro giornale a svelare la vicenda, ma qualche dettaglio va ricordato. L’ex premier è imputato di rivelazione del segreto istruttorio nell’ambito dell’operazione Unipol-Bnl avviata nel 2005. Nel gennaio del 2006 Il Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi, pubblicò il testo della telefonata fatta da Piero Fassino a Giovanni Consorte, nella quale l’attuale sindaco di Torino pronunciava la famosa domanda: «Allora abbiamo una banca?».
Berlusconi sarebbe venuto a conoscenza del contenuto della telefonata attraverso Roberto Raffaelli, titolare della Rcs che aveva l’appalto delle intercettazioni per conto della procura, e l’imprenditore Fabrizio Favata ospiti ad Arcore alla vigilia di Natale del 2005, presenti il Cavaliere e il fratello Paolo, per portare il gradito “dono”. Qualche giorno dopo l’incontro a Villa San Martino il testo della telefonata fu pubblicato in prima pagina dal Giornale, allora diretto da Maurizio Belpietro, che non si fece scrupolo di pubblicare persino le normali telefonate di lavoro di qualche giornalista con Consorte.
La famosa frase di Fassino, che si è costituito parte civile, aveva una rilevanza vicina allo zero per le indagini  

Ritardi, armi spuntate, incubo Grecia e la moneta unica torna in bilico

Torino 2006 - 2 Eurodi Ettore Livini

Il vecchio fondo salva-Stati viene ridimensionato, il nuovo non è ancora pronto. Si teme il default di Atene. Draghi costretto a muoversi in un campo minato: stretto tra le richieste dei Paesi in crisi e i falchi tedeschi. L´Europa rischia di arrivare in ritardo all´appuntamento con la battaglia decisiva per la salvezza dell´euro. Atene è sull´orlo del crac ormai da due anni. Ma in 24 mesi Bruxelles non è riuscita a mettere assieme un arsenale adeguato alla potenza di fuoco della speculazione. Il Fondo salva stati (Efsf) è allo stato un cannone con poche munizioni. E la sua efficacia è stata ridotta ulteriormente ieri dal taglio del rating da parte di S&P. L´Esm (European Stability Mechanism) – destinato a raccogliere la sua eredità da luglio – è ancora una scatola vuota. Il rischio è che un evento improvviso come il default della Grecia – le Cassandre guardano con preoccupazione alla scadenza di 14,4 miliardi di bond ellenici il 20 marzo – possa cogliere il Vecchio continente in contropiede. Scatenando l´attacco finale alla moneta unica prima ancora che l´Europa sia riuscita a mettere in campo il suo esercito.
Due armi spuntate
Efsf e Esm sono la fotografia più plastica dei ritardi della politica comunitaria nella partita. La Germania e i paesi del nord non vogliono mettere troppi soldi sul piatto per salvare le cicale continentali fino a quando i loro conti  

Il doppio volto della Lega garantista a giorni alterni

Padani (tra parentesi) ma equidi Michele Brambilla

La giornata di ieri ci ha regalato un meraviglioso spaccato di come è intesa nel nostro Paese la questione morale. Dunque: in nome appunto della questione morale, la Lega Nord ha votato a favore dell’arresto del deputato del Pdl Nicola Cosentino, che la Lega stessa aveva fino a pochi mesi fa più volte salvato dall’arresto medesimo in nome della battaglia contro il moralismo giustizialista.

Sempre ieri, nella Lega che votava a favore dell’arresto di Cosentino si discuteva dell’un po’ imbarazzante caso del suo segretario amministrativo Francesco Belsito. Costui è un signore di cui fino all’altro giorno si sapevano solo due cose: che portava le focacce liguri alle riunioni di via Bellerio e che aveva millantato due lauree mai conseguite. Niente di male, nemmeno i falsi titoli di studio, visto che Belsito milita in un partito guidato da un ex finto medico, quindi tutto torna.

Ora però si è scoperto che Belsito ha preso svariati milioni di euro dalle casse del partito e li ha investiti non in Padania, bensì in Tanzania, a Cipro e in Norvegia. Passi per la Norvegia e forse anche per Cipro: ma la Tanzania i militanti proprio non la mandano giù. E così nel partito è scoppiata una rivolta.

Tuttavia non è neppure l’investimento all’estero a colpire. Colpisce piuttosto l’atteggiamento dei vertici leghisti. Nello stesso giorno – ripetiamo – in cui la Lega vota per l’arresto di Cosentino,  

Haiti

zoriah_photojournalist_war_photographer_haiti_earthquake_port_au_prince_earth_quake_20100119_0144di Tonio Dell’Olio

Ricordare Haiti a due anni dal terremoto non può e non deve diventare un rituale mediatico. Ricordare è importante per rinnovare l’impegno. Ricordare è utile per dire una vicinanza. A una tragedia che non si è consumata con le scosse ma è proseguita con uno sciame umano terribile che si chiama colera, promesse internazionali non mantenute, sciacalaggi di ogni tipo, profughi che vagano per le regioni vicine, bambini vittime di turpi commerci… Perché il sisma trovò un Paese già in ginocchio. Tra i più poveri del pianeta. Una miseria non dettata dalla malasorte ma da politiche di corruzione e di rapina, da intrecci internazionali nefasti che, nel migliori dei casi, manifestava indifferenza e, nel peggiore, complicità e connivenze. Haiti è tutto questo e altro ancora. A due anni dal terremoto, Haiti continua ad essere la voce triste della coscienza del mondo. Per questo vale la pena ricordare. E darsi una mossa.

(www.mosaicodipace.it , rubrica “Mosaico dei giorni”, 12 gennaio 2012)

La crisi di un papato che ha paura del mondo e del futuro. Un libro di Marco Politi

Pope Benedict XVI Celebrates Mass In Parisdi Luca Kocci

È difficile, forse impossibile, guardare e immaginare il futuro per la Chiesa cattolica quando le preoccupazione prevalenti sono la difesa e la conservazione dell’esistente. Anzi, in questo caso, l’esito non è nemmeno la conservazione e l’immobilismo, ma la restaurazione e un «ritorno al passato» dettato dalla paura che genera un inevitabile riflesso identitario. È la chiave di lettura con cui Marco Politi – vaticanista del Fatto quotidiano, dopo un ventennio trascorso alla Repubblica – interpreta i primi 6 anni e mezzo di pontificato di Benedetto XVI nel suo saggio Joseph Ratzinger. Crisi di un papato, appena pubblicato da Laterza (pp. 328, euro 18). Volume documentato e puntuale, ma non per questo di lettura difficile o noiosa, che ricostruisce le tappe del “regno” di Benedetto XVI, dal Conclave che lo ha eletto papa nell’aprile 2005 fino agli ultimissimi atti.

Quello che sarebbe stato il pontificato di Benedetto XVI era, in parte, già scritto nelle premesse che hanno portato Ratzinger al soglio pontificio. Quando ormai la malattia di papa Wojtyla era avanzata, scrive Politi, si forma all’interno del collegio cardinalizio un gruppo pro-Ratzinger mosso da tre preoccupazioni: «Salvaguardare il centralismo romano, ristabilire in misura più forte la dottrina e la disciplina, non permettere che gesti e decisioni papali – come era successo con il mea culpa del Giubileo o le riunioni interreligiose di Assisi, volute da Giovanni Paolo II –  

I privilegi della Chiesa e le ambiguità della legge

di Miguel Gotor
Basilica di S. Fedele Como
Le polemiche sul pagamento dell´Ici da parte della Chiesa cattolica lasciano riaffiorare un fascio di atteggiamenti antichi. Da un lato c´è l´impuntatura anticlericale, carica di pregiudizi e di non poca disinformazione; dall´altro, la chiusura a riccio del fronte clericale che vede nella semplice sollevazione della questione un´aggressione alla Chiesa come istituzione.
Bisogna, invece, ragionare, a partire dal riconoscimento di alcuni dati di fatto. Il primo è la crisi economica che il Paese sta attraversando: l´attuale governo ha chiesto duri sacrifici, i cui effetti, sul terreno delle politiche sociali e assistenziali, sono oggi percepiti con preoccupazione dagli amministratori locali, ma non sono stati ancora compresi sino in fondo dalla cittadinanza e soprattutto dalle fasce più deboli della popolazione che pagheranno il prezzo più alto. In un simile contesto, se riconosciamo la criticità di questa fase storica, è giusto che qualunque istituzione presente in Italia si impegni più del normale e persino del dovuto per contribuire ad attutire le conseguenze dell´emergenza favorendo la raccolta delle risorse e il loro spostamento a protezione dei più deboli, avendo come stella polare il valore dell´equità.
Il secondo è il riconoscimento del ruolo sociale della Chiesa cattolica nel nostro Paese. Essa svolge una funzione di supplenza preziosa quanto silente, si pensi solo alle mense della Caritas, operando con delicatezza e amore laddove la mano pubblica non riesce ad arrivare. Il merito principale di  

Tempo di crisi.La grande perversione

di Leonardo Boff

Per risolvere la crisi economico-finanziaria della Grecia e dell’Italia è stato costituito, per esigenza della Banca Centrale Europea, un governo di soli tecnici senza la presenza di politici, nell’illusione che si tratti di un problema economico che deve essere risolto economicamente. Chi capisce solo di economia finisce col non capire neppure l’economia. La crisi non è di economia mal gestita, ma di etica e di umanità. E queste hanno a che vedere con la politica. Per questo, la prima lezione di un marxismo minimo è capire che l’economia non è parte della matematica e della statistica, ma un capitolo della politica. Gran parte del lavoro di Marx è dedicato alla destrutturazione dell’economia politica del capitale. Quando in Inghilterra si visse una crisi simile all’attuale e si creò un governo di tecnici, Marx espresse con ironia e derisione dure critiche perché prevedeva un totale fallimento, come effettivamente successe. Non si può usare il veleno che ha creato la crisi come rimedio per curare la crisi.

Per guidare i rispettivi governi di Grecia e Italia hanno chiamato gente che apparteneva agli alti livelli dirigenziali delle banche. Sono state le banche e le borse a provocare l’attuale crisi che ha affondato tutto il sistema economico. Questi signori sono come talebani fondamentalisti: credono in buona fede nei dogmi del mercato libero e nel gioco delle borse. In quale punto dell’universo si proclama l’ideale del greed is good, ovvero l’avidità è un bene? Come fare di un vizio (e diciamo  

La Cei guarda ancora a destra

di Lino Prenna

L’unità dei cattolici in un partito o, almeno, l’unità sui valori è la finalità, più o meno dichiarata, del percorso aggregativo avviato dalla Cei, a Roma nel maggio scorso [v. Adista nn. 51, 57, 60, 65 e 70/11] e giunto, per ora, a Todi, con l’incontro del 17 ottobre [v. Adista nn. 76 e 78/11]. A voler parlare per metafore sulla distanza che separa la città eterna dalla città di Jacopone, si direbbe che non è andato molto lontano! Ma anche l’esito effettivo dell’incontro è apparso al di sotto delle attese suscitate dallo stesso cardinal Angelo Bagnasco, nella prolusione al Consiglio Permanente dei vescovi, il 26 settembre scorso, quando aveva detto che, nonostante il permanere di lentezze, chiusure e intimismi, «sembra che una tensione si vada sviluppando»; anzi, aveva aggiunto, «sembra rapidamente stagliarsi all’orizzonte la possibilità di un soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica». (v. Adista n. 71/11).

Che fine farà questo soggetto è difficile a dirsi. Probabilmente il freno è stato tirato da esponenti del partito di Berlusconi, cattolici con frequentazioni ecclesiastiche, come Gaetano Quagliariello, preoccupati che un nuovo soggetto partitico potesse svuotare il Pdl e, comunque, creare ai vari Lupi problemi di coscienza, divisi tra le due obbedienze, a Berlusconi e a Bagnasco.

Non è un caso che, contestualmente all’incontro di Todi, sia stato ampiamente pubblicizzato il libro di Maurizio Sacconi “Ai liberi e forti. Valori, visione e forma politica di un popolo in cammino” (Mondadori), che si propone come  

Conflitti d’interesse e poteri forti

di Tito Boeri

Un primo risultato il governo Monti lo ha già ottenuto: lo spread fra i titoli decennali italiani e spagnoli si è ridotto al solo cambiamento di governo. Guardare al divario fra il rendimento dei Btp e i Bonos serve per tener conto della dimensione europea della crisi e degli interventi della Bce, comuni ai due paesi. Da quando Monti è stato nominato senatore a vita, la percezione del rischio dell´Italia sui mercati è migliorata. il divario tra Italia e Spagna che aveva raggiunto 142 punti base, è diventato ieri negativo. Questo significa che i mercati adesso ritengono la Spagna più a rischio dell´Italia. Il miglioramento complessivamente è stato di più di 150 punti, come dire che senza cambiamento di governo avremmo dovuto vendere i titoli di Stato a tassi superiori all´8 per cento, ben oltre la soglia di guardia. Queste dinamiche degli spread (e dei Cds, le assicurazioni contro il ripudio del debito) ci dicono anche che le valutazioni dei mercati rimangono selettive, continuano a tenere conto degli sviluppi nei singoli Paesi, anche se il rischio di crisi dell´intera area dell´Euro è aumentato ora che la crisi ha coinvolto paesi della dimensione di Italia e Spagna e sta lambendo la Francia. È un effetto legato alla credibilità personale del nuovo presidente del Consiglio, in forte contrasto con quella del suo predecessore a Palazzo Chigi. D´ora in poi non basterà comunque “metterci la faccia”. Il nuovo governo dovrà rapidamente approvare riforme di grande impatto per convincere i  

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