Populismo. Un carattere originale nella storia d’Italia

Incontro di studi dell’Associazione culturale nazionale “Giorgio La Pira”
con il patrocinio dell’Accademia di studi storici “Aldo Moro” e dell’Archivio storico Flamigni

Presentazione del volume di Nicola Tranfaglia, Populismo. Un carattere originale nella storia d’Italia (Castelvecchi editore, 2014)

Civita Castellana, 29 novembre 2014

Saluti di indirizzo ed introduzione
Dott. Emilio Corteselli (Presidente dell’Associazione culturale nazionale “Giorgio La Pira”)

Relazione introduttiva e presidenza
Prof. Giovanni Bianco (Università di Sassari)

Interventi programmati
Prof.Carlo Bersani (Università telematica “Niccolò Cusano”)
Prof.Francesco Maria Biscione (Istituto dell’Enciclopedia italiana)
Dott.Luciano D’Andrea (Direttore dell’Accademia di studi storici “Aldo Moro”)
Prof.Aurelio RIzzacasa (Università di Perugia)

Conclude
Prof.Nicola Tranfaglia (Università di Torino)

L’incontro di studi si terrà presso la Sala delle Conferenze della Curia Arcivescovile, in Civita Castellana, P.zza Matteotti, 5

Il lavoro non è una merce.L’articolo 18 è l’avamposto più avanzato di questa concezione

di Nicola Tranfaglia

Un’economia moderna, e degna di questo nome, in grado di avere una elevata competitività e quindi di incoraggiare la ricerca scientifica necessaria puntando sull’innovazione di processi e di prodotti e promuovendo – di conseguenza – occupazione è proprio ciò di cui l’Italia ha sicuramente bisogno. In un Paese come il nostro, nel quale le Partecipazioni Statali nell’industria (che hanno accompagnato quasi un secolo di storia) non esistono più, la lotta che l’attuale governo delle larghe intese, con l’appoggio determinante del Nuovo Centro destra di Angiolino Alfano e, in certi casi, persino di Forza Italia, e in cui – se si escludono la Fiat-Chrisler di Marchionne e l’ENI di De Scalzi e dei suoi collaboratori – ci sono soprattutto piccole imprese che copiano i loro prodotti, affidandosi al “genio italico”, il rischio è che le politiche di austerità e di precarietà espansiva, che informano tuttora la Commissione Europea (vedi le Raccomandazioni del giugno 2014), continuino influenzare i paesi dell’Eurozona a cominciare dall’Italia. Vale la pena ricordare che le politiche di austerità espansiva, con il rigore dei conti, hanno agito sulla base della idea sbagliata, in base alla quale il contenimento dei deficit pubblici avrebbe permesso di conseguire la riduzione dei debiti e avrebbe liberato risorse che i privati avrebbero potuto utilizzare in maniera efficace. Ma, praticando una simile politica economica, non si è tenuto conto del “vuoto di domanda” provocato dall’arretramento del pubblico in un Paese nel quale la  

La P2 e i progetti di Gelli

di Nicola Tranfaglia

Più di uno studioso dell’Italia repubblicana, e chi scrive è tra questi, è convinto che il caso della P2, legato al maestro venerabile di una loggia massonica coperta, l’aretino Licio Gelli, sia un passaggio importante nella storia dell’ultimo settantennio. Ci sono nella storiografia italiana tre o quattro volumi che ne parlano. Forse il più interessante è costituito da “La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi” pubblicati tre anni fa da Chiare Lettere ma ad essi si aggiungono almeno l’intervista del giornalista Sandro Nero a Licio Gelli. “Parola di Venerabile” uscito nel 2006 dall’editore Aliberti, il “Dossier P2” pubblicato dalle edizioni Kaos nel momento di maggior successo politico di Silvio Berlusconi, nel 2008, i ricordi di Sandra Bonsanti usciti da “Chiare Lettere” l’anno scorso e infine il volume “Loggia P2″ a cura di Giuseppe Amari e Anna Vinci, un libro collettivi con sei saggi di notevole interesse appena uscito dall’editore Castelvecchi che mi sento di consigliare ai miei lettori visto che permette, a mio avviso, un passo avanti importante, anche se forse non ancora decisivo, sul ruolo di Gelli e della sua loggia nella nostra storia repubblicana.
Due cose mi hanno colpito leggendo questi libri, pur così diversi tra loro, sia per le personalità dei loro autori sia per quello che ancora non emerge dalla massa dei documenti che è andata accumulandosi nell’ultimo trentennio abbondante da quel che successe nei primi anni Ottanta (vorrei ricordare, infatti, che  

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