La mafia come metodo

Incontro di studi dell’Associazione culturale nazionale “Giorgio La Pira“, con il patrocinio dell’Accademia di studi storici “Aldo Moro” e dell’Archivio storico Flamigni

Presentazione del volume di Nicola Tranfaglia, “La mafia come metodo” (Mondadori editore), 2013

Civita Castellana, 22 giugno 2013

Indirizzi di saluto

Dott.Emilio Corteselli (Presidente dell’Associazione culturale nazionale “Giorgio La Pira”)

Coordina ed introduce

Prof.Giovanni Bianco (Università di Sassari)

Intervengono

Prof Francesco Biscione (Istituto dell’Enciclopedia italiana)

Dott.Luciano D’Andrea (Direttore dell’Accademia di studi storici “Aldo Moro”)

Sen.Sergio Flamigni (Politico e saggista)

Conclude

Prof.Nicola Tranfaglia (Università di Torino)

 

L’incontro di studi si terrà presso la Sala delle Conferenze della Curia Arcivescovile di Civita Castellana, P.zza Matteotti 27

Aldo Moro, interprete del cambiamento sociale

di Luciano D’Andrea

Introduzione

In qualità di direttore dell’Accademia di studi storici Aldo Moro, desidero innanzitutto ringraziare il Circolo culturale Giorgio La Pira, e in particolare Giovanni Bianco, per aver voluto organizzare questo Convegno nazionale di oggi, al quale l’Accademia è stata felice di aver dato il patrocinio.

Due premesse

Prima di entrare nel merito dell’argomento, vorrei fare due premesse.
La prima è che non sono uno storico, bensì un sociologo. E come sociologo, sono portato a leggere il pensiero e l’opera di Aldo Moro, in collegamento alle grandi trasformazioni della società italiana del dopoguerra, piuttosto che in stretta relazione ai singoli eventi e passaggi storico-politici che lo videro protagonista.
La seconda premessa è che quanto dirò, pur essendo espressione di mie personali considerazioni, riflette per forza di cose anche i risultati di un impegno di studio su Aldo Moro che l’Accademia ha sviluppato nei suoi trent’anni di attività.

Non si è trattato di un lavoro sempre facile; e questo, non solo per la complessità della personalità e della biografia di Moro. Per molto tempo si è dovuto combattere i tanti luoghi comuni che si sono incrostati sulla figura di Moro (un Moro poco fattivo, lento, farraginoso, tatticista fino all’estremo, privo di strategie; un Moro oscuro nel parlare e tortuoso nel pensare; o ancora un Moro distaccato, disinteressato alla vita della gente, perfino cinico, comunque chiuso in se stesso, aristocratico e pessimista). Si è trattato anche – ed è stata questa forse l’impresa più difficile –  

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