I cristiani in preghiera per l’unità

_HSC9583_bis_duomo_cataniadi Danilo Di Matteo

Si è da poco conclusa la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, preparata quest’anno da credenti polacchi di diverse denominazioni. Motivo ispiratore un passo della prima lettera ai Corinzi: “Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore”. Una trasformazione che per la persona di fede inizia già ora, ogni giorno, in una sorta di assaggio e di anticipazione di quel che sarà. E con ciò si vuole sottolineare anche la forza trasformante della preghiera, compresa quella per l’unità.

L’obiettivo non è la “fusione” organizzativa delle chiese cristiane esistenti e neppure la cancellazione delle differenze, riscontrabili del resto pure all’interno di ciascuna di esse. No; partendo ognuna dalla propria storia e dalla propria struttura, occorrerebbe perseguire l’accettazione e il riconoscimento pieno delle altre e la piena condivisione della medesima fede. Le peculiarità di ciascuna comunità e di ciascun credente, anzi, dovrebbero esser vissute come doni e come occasione di confronto e di arricchimento reciproco.

Da anni si dibatte sulle radici cristiane del vecchio continente e nel contempo si parla di un’Europa post-cristiana, come se si potesse ridurre tutto alla tradizione e a tratti identitari e culturali. Considerati fondanti da alcuni, superati da altri. Come se non si tenesse conto della fede e della vita spirituale dei singoli e dei gruppi; come se la stessa influenza culturale del cristianesimo non traesse alimento da quella fede e da quella vita. Ridurre tutto alle cifre e ai rapporti di forza  

Grillo, cuore di destra

Beppe Grillo Rasta (FAKE!)di Michele Prospero

Incontenibile slavina, alla caduta di Berlusconi è seguita la contestazione di Bossi. E dopo i fischi in piazza al leader leghista, è scoppiata la rivolta della rete contro le grossolane sparate di Grillo. Non corrono più tempi tranquilli per i capi che riducono la politica, da grande vicenda collettiva, a meschina faccenda privata, spesso coincidente con il loro capriccio.
Che il leader sia un rude capo territoriale o un comico che dimora nel virtuale spazio della rete, poco cambia: il re è ormai nudo e proprio dal suo pubblico di fedeli non trova più la scontata conferma della supremazia e quindi la reiterata disponibilità all’obbedienza.
In nome della rete celebrata come un luogo di libertà assoluta, in omaggio della partecipazione diretta attuata con scambi di mail, Grillo ha definito un inquietante processo politico di concentrazione assoluta del potere. Nel suo movimento personale, la potestà suprema risiede nel suo computer. Grazie a un centralismo computerizzato, il comico può decidere quello che vuole, può lanciare sfide a piacimento, può scagliare invettive alla cieca, può comminare scomuniche. Al movimento non resta che approvare la sortita imprevista o lanciare in rete timidi mormorii di disapprovazione o segnali più espliciti di scontento quando il comico l’ha combinata grossa. L’essenza del fenomeno è che il capo comico gestisce sempre lui i tempi, progetta come meglio crede le provocazioni pronte a rimbalzare dalla rete ai vecchi media.
Ammiccando  

Gaffe, parentopoli e camerati, il sindaco sempre a caccia di colpe altrui

AMA Chair Clarke, Gianni Alemanno and Edward Chaplindi Alberto Statera

SEDICENTE scalatore provetto, Alemanno dovette arrendersi nella scalata allo Shishapangma, il quattordicesimo monte tibetano più alto della terra e il più basso tra gli “Ottomila”, per un raffreddore o, come dicono i tanti zelatori miracolati dal sindaco dal cuore nero, per una broncopolmonite. Stavolta non ai ghiacciai si è arreso, ma alle falde dei pochi metri del Gianicolo e dell’Aventino, sotto 30 centimetri di neve. Ma senza rinunciare a una puerile e improvvida polemica con il capo della Protezione Civile che, come non capita di frequente, stavolta sembra avere tutte le carte in regola negli avvisi lanciati per l’emergenza in arrivo con i venti gelidi del nord.

Trentacinque millimetri? Se nevica, come tutti sanno, e non solo i campioni di arrampicate, fanno 35 centimetri di neve. Ma lo scalatore tibetano non lo sa, cade nell’equivoco, pensa di uscirne con la guerra dei millimetri e ci alluviona di interviste televisive. “Millimetri, come il suo cervello”, ne conclude un blogger più che incazzato nella tundra gelida. Il senso di Alemanno per la neve diciamo che più che alla “K2″ è un po’ alla “barisienne”, dalla città portuale pugliese dove nacque, o alla “pariola”, il quartiere capitolino dove il papà generale dell’esercito lo condusse giovanetto a esercitarsi, tra piazza Euclide e piazza Pitagora, nelle arti del picchiatore nero, nutrito tra le mura del Liceo scientifico Righi. Incedere affrettato, sguardo

Manovre di cattolici alla ricerca di un “centro”. E dopo Todi spunta “Iniziativa per l’Italia”

inside otranto cathedral [apulia, italy]di Luca Kocci

Giurano che non è il seguito del seminario di Todi, dove, a metà ottobre, si riunirono le associazioni aderenti al Forum delle persone e delle associazioni cattoliche nel mondo del lavoro insieme al card. Angelo Bagnasco per gettare le basi di un non ben precisato “soggetto cattolico” impegnato in politica (v. Adista n. 78/11). Eppure l’incontro riservato che si è svolto lo scorso 13 dicembre in un istituto religioso a Roma sembra essere proprio il secondo passo dopo Todi, sia per i partecipanti – fra gli altri il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, il neo ministro Andrea Riccardi, lo “scontento” del Partito Democratico Giuseppe Fioroni, i centristi ortodossi Casini e Cesa, più i rappresentanti di qualche associazione –, sia per gli obiettivi: l’elaborazione di un manifesto, «Iniziativa per l’Italia», aperto anche alla cultura laica, ma saldamente ispirato dai cattolici. Prossimo appuntamento, stavolta pubblico, a gennaio a Napoli, quando il manifesto verrà lanciato ufficialmente. E poi a Milano, a marzo, segno che l’iniziativa vuole assumere un rilievo nazionale.

«Il nostro è un progetto prepolitico», spiega Bonanni, riprendendo esplicitamente quanto detto dal presidente della Conferenza Episcopale Italiana a Todi («la comunità cristiana deve animare i settori prepolitici nei quali maturano mentalità e si affinano competenze, dove si fa cultura sociale e politica»). E Riccardi spiega al Corriere della Sera (14/12), in un pezzo firmato dal cronista politico Roberto Zuccolini (anche lui, come Riccardi, proveniente  

Dante, le Crociate e la modernità

The sage and the poetdi Sebastiano Vassalli

L’insegnamento della Storia, nelle scuole medie inferiori e superiori, si fa seguendo, passo dopo passo, i fatti considerati importanti del passato, dagli antichi Egizi ad oggi: come se il tempo, il «nostro» tempo, fosse uguale per tutti.
Ma così non è. Qualche settimana fa, parlando con degli studenti di liceo, mi è capitato di chiedergli: «Credete che i contemporanei di Dante, e lo stesso Dante, se qualcuno gli avesse venduto le automobili, non sarebbero stati capaci di usarle?». E mi è capitato di spiegargli che l’intelligenza di quegli uomini, e quindi anche le loro capacità pratiche erano uguali alle nostre. I fiorentini del XIII secolo non avevano l’automobile, né il telefono, né i televisori, perché ancora non ne sentivano la mancanza e perché la realizzazione di quegli oggetti sarebbe stata il traguardo di un percorso che si sarebbe compiuto in alcune parti del mondo e in altre no, e che nel XX secolo avrebbe dato l’automobile (e il telefono, e i televisori) a tanta gente rimasta ferma con le idee e con i comportamenti all’epoca delle Crociate. Nel suo tempo, Dante era già oltre quell’epoca, e quindi era più vicino alla modernità di tanti che vivono oggi. Avrebbe apprezzato le automobili e anche gli ascensori: che gli avrebbero evitato la fatica, il «duro calle», dello «scendere e ’l salir per l’altrui scale.

(www.corriere.it , 22 dicembre 2011)

Il mistero ultimo è sempre più grande

san galganodi Paul Knitter

LA NECESSITÀ DEL DIALOGO INTERRELIGIOSO

Credo che l’urgenza di un dialogo interreligioso, l’urgenza, cioè, di rispettare i credenti di altre religioni, di apprendere da questi e cooperare con essi, nasca da tre esigenze o imperativi etici che il mondo contemporaneo pone ai cristiani e ai credenti di altre religioni. Il mondo in cui viviamo è globalizzato e interconnesso come mai prima di ora, ma è anche un mondo minacciato e in pericolo come mai prima di ora. I pericoli e le minacce nascono dalla violenza che gli esseri umani stanno commettendo tanto contro altri esseri umani quanto contro l’ambiente. Allora, suggerisco di considerare che questo mondo globalizzato ma minacciato stia invitando le persone religiose ad essere: 1) mutui vicini interreligiosi, 2) mutui pacificatori interreligiosi, 3) pellegrini interreligiosi insieme a ciascuno di noi.

Dobbiamo essere i vicini interreligiosi degli altri

Vi sono sempre state differenti religioni nel mondo. La diversità religiosa non rappresenta nulla di nuovo. Ma, nel passato, queste distinte religioni rimanevano nel “proprio vicinato”, cioè all’interno delle proprie frontiere geografiche e culturali. Oggi questo sta cambiando. Molte religioni differenti stanno cambiando vicinato. Quelli che credono in maniera diversa, che pregano in maniera diversa, che si vestono in maniera diversa, non vivono più all’altro lato del mondo. Vivono nella casa di fianco, noi lavoriamo insieme a loro e i loro figli vanno a scuola insieme ai nostri; di sicuro i loro figli potranno sposare i nostri. (…).

Attualmente,  

Politica serva della finanza

di Felice Scalia

Le misure di austerità presentate dal neo premier Monti mi lasciano sgomento ed interdetto, ma non impreparato.
Non sono un economista, sono un prete che però ha sempre considerato con attenzione l’andamento del destino dei poveri in mano alla finanza. Come tanti italiani, posso ammettere che queste misure “lacrime e sangue” erano inderogabili. Solo che mi riesce difficile ingoiare questa socializzazione capillare delle “lacrime” a danno dei ceti “rapinati”, e questi buffetti sulle tasche dei “rapinatori”. Prevale ancora una logica inaccettabile: togliere ai poveri per dare ai ricchi. E questa continuità, purtroppo, l’ha indicata con chiarezza, come un segnale inequivocabile a chi voleva capire, la presenza di Monti al “salotto” di Bruno Vespa.
Monti ed il suo governo sono l’epifania di un “sistema” prima occulto, ora palese anche agli sprovveduti.
Dicevo che l’ennesima manovra non mi ha colto impreparato, e per un motivo molto semplice. Quando negli anni ‘80 si delineò la new economy, il pensiero unico, la globalizzazione dei mercati e delle merci, si sapeva benissimo che si condannavano i poveri ad un esproprio sempre più radicale dei loro diritti. Se le uniche “sacre leggi” ammesse erano quelle del mercato (in ascesa libera per la deregulation), spariva ogni etica, ogni senso di responsabilità verso le persone, ridotte a limoni da spremere. E, come prete, non posso fare a meno di chiedermi: in quegli anni dove era la Chiesa profetica che giudica la storia alla luce della Parola? Dove erano gli intellettuali  

Rosarno due anni dopo. “Tornano gli schiavi che lo Stato non vede”

Rosarno, gli arancetidi Gianluca Ursini

Mancano pochi giorni, poi carabinieri e polizia inizieranno gli sgomberi. E potrebbe riscoppiare la rivolta, il «terzo riot» di migranti a Rosarno, dopo dicembre 2008 e gennaio 2010. Prima verrà svuotata l’ex fabbrica «Pomona», dove 250 tra burkinabè, maliani, nigerini, ghanesi e marocchini si raggruppano senza allaccio elettrico, senza docce né riscaldamento né cucine o bagni chimici, in due vecchi edifici colonici, sotto il ponte della ferrovia sulla strada per Nicotera, in mezzo ai giardini, come si chiamano qui gli aranceti, in una cappa di umidità che ghiaccia le ossa in nottate a 8 gradi. Qui al mattino i migranti cercano lavoro, ma da faticare non ce n’è, nemmeno per gli italiani, «con i prezzi al chilo crollati per le clementine, la realtà in Calabria è che non c’è futuro per l’agricoltura. Forse per tutto il territorio, calabresi inclusi: ieri sono finiti i fondi, in Regione il bilancio ha chiuso i battenti e così sulla Piana di Gioia Tauro ha chiuso il servizio 118; 180 mila cittadini non hanno più autoambulanze», sentenzia secco Antonino Calogero dalla Cgil di Gioia, dove è segretario generale di zona. Con le arance che quest’anno non toccheranno nemmeno 5 cent al chilo, clementine e mandarine crollate dai 20 centesimi della stagione passata ai 10, anche 8, o sei al chilo, non ha senso per i padroncini procacciarsi stagionali per raccogliere. Anche i calabresi si tornano a vedere per strada alle sei  

Il dio vuoto

di Roberto Mancini*

Il sistema dei Mercati, con la finanza speculativa che domina su tutto il mondo, si sta mangiando vive l’umanità e la natura. Questo sistema opera ed è obbedito come un dio. Un dio vuoto, fatto di denaro che circola, si moltiplica o si brucia e, circolando, rovina la vita delle persone e del mondo vivente. Eppure in questa emergenza disastrosa governi, istituzioni, stampa e opinion-leaders continuano a pretendere che si faccia qualunque sacrificio per accontentare l’infinita avidità dei Mercati. Anche i sindacati (in particolare la Cisl con un fervore incomprensibile) e i partiti del “centro-sinistra” restano docili all’incantamento e si uniscono al coro che intima di rassicurare i Mercati. Non fanno l’unica cosa che sarebbe loro responsabilità fare per il Paese: progettare e promuovere una cultura della giustizia sociale e una politica di democratizzazione dell’economia che – attraverso un cammino arduo che dovrà coinvolgere gli altri Paesi del mondo – permetta di uscire da questa gigantesca trappola per topi che è il capitalismo finanziario globale. Se in un organismo alcune cellule cominciano a diventare cancerose, non è che le altre, per omologazione, si mettono a diventare malate pure loro. Al contrario, bisogna sviluppare le difese, resistere alla distruzione che vuole avanzare e attivare le forze di guarigione.

Un vortice pericoloso
La trappola in cui siamo caduti, preparata da decenni di fede assoluta nel denaro e nel mercato, è sì un dispositivo concreto e ubiquo, ma rimane pur sempre  

La fine della seconda Repubblica

2009-12-05 at 16-09-52di Gianni Cuperlo

Dimissioni del governo, ma solo dopo il voto sulla legge di stabilità. E’ l’ultimo escamotage del Cavaliere, la mossa disperata di chi messo spalle al muro pensa di rompere il muro a testate. Per noi, invece, è l’avvio di un ciclo nuovo. Il che solleva il nodo di fondo: come le opposizioni si preparano al dopo. Non solo a un possibile governo di transizione o a una campagna elettorale ravvicinata, ma a quella ricostruzione del paese di cui ha parlato Bersani a San Giovanni. E allora non bisogna perdere tempo. Dobbiamo tirare un filo alternativo. Perché, nel breve, potremmo anche dover votare provvedimenti duri e severi, ma tanto più peseranno moltissimo le scelte e gli indirizzi futuri. Insomma l’idea dell’Italia che ci impegniamo a costruire dopo la destra.

Sapendo – e questa è la premessa – che l’epicentro della crisi che ha sconvolto il mondo e rischia di travolgerci è nello sviluppo sregolato della finanza in economia, ma soprattutto in una crescita immorale delle diseguaglianze. Di fronte a questa doppia verità la politica e i media si affidano agli economisti per individuare la via d’uscita più rapida dal pozzo nel quale siamo precipitati. La scelta all’apparenza sembra logica, se hai una peritonite cerchi un chirurgo. Ma le cose non stanno così. Anzi, tra gli errori compiuti sinora spicca anche l’aver affidato agli esperti di economia soluzioni che essi, per quanto competenti, non sono in grado di  

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