Shakesperare e Dell’Utri

di Antonio Ingroia

Quale relazione esiste fra Dell’Utri e Shakespeare? Non è tanto la qualità di bibliofilo unanimemente riconosciuta a Dell’Utri, bensì una delle più fortunate commedie del grande drammaturgo britannico: Tanto rumore per nulla è infatti il titolo che si potrebbe dare alle furenti polemiche rovesciate contro i pm che hanno indagato e i giudici che hanno condannato Dell’Utri per concorso esterno mafioso. Furenti polemiche e accuse di persecuzione giudiziaria, spintesi fino alla proposta di bandire dal panorama giuridico con un colpo di spugna perfino la figura di reato del concorso esterno. Il tutto sulla base della sentenza della Cassazione che aveva annullato con rinvio la condanna inflitta a Dell’Utri dai giudici della Corte d’Appello di Palermo.
Inutili i richiami alla ragione di chi ricordava che sarebbe stato più prudente, per chi stava già santificando Dell’Utri, attendere la lettura della motivazione della sentenza. Inutile ricordare che l’annullamento con rinvio al giudizio di un’altra sezione della Corte d’Appello di Palermo non equivaleva affatto a una sentenza di assoluzione, perché altrimenti l’annullamento della condanna sarebbe stato senza rinvio, sicché sarebbe stata ben possibile un’altra condanna nel nuovo processo d’appello. La grancassa mediatica era partita inarrestabile. Gli italiani, come al solito, ne sono rimasti frastornati. E ora? Ora, c’è una sentenza di Cassazione che dice cose estremamente pesanti nei confronti dell’imputato Dell’Utri. Che riconosce essere stato adeguatamente provato il suo ruolo di costante sostegno e contributo  

La nostra festa

di Claudio Sardo

La festa del lavoro nel tempo della crisi più profonda, e socialmente drammatica, del dopoguerra. Mentre si diffondono paure e sfiducia, le istituzioni democratiche paiono impotenti di fronte ai mercati, le speranze di cambiamento faticano a incarnarsi in comunità politiche.
Ma il 1° maggio è una festa speciale. Perché esprime innanzitutto una lotta comune. Una battaglia che non si fermerà, essendo parte della dignità dell’uomo. Una rete di solidarietà che viene prima e dà ragione ad ogni progetto di rinnovamento.

Il lavoro è il fondamento della Repubblica italiana. I costituenti potevano scrivere altrimenti l’articolo 1 della nostra Carta. Invece hanno deciso così. E ora il lavoro per noi è l’obiettivo primario, il volto umano di ogni programma di risanamento e di crescita, la priorità necessaria nella traversata di questa crisi. Purtroppo i numeri del lavoro in Italia sono drammatici. I tassi di occupazione sono sempre stati bassi. Ma oggi raggiungiamo cifre insostenibili: soprattutto per le donne e per i giovani. Siamo in coda alle classifiche dell’Unione europea. E le ricette rigoriste – che fino a ieri venivano presentate come indiscutibili e che ancora oggi, benché criticate, restano il paradigma delle politiche correnti – ci spingono ancora più a fondo.
L’Italia, anzi l’Europa – perché è questa la dimensione che può consentire una reazione adeguata alla crisi economica – deve rimettere al centro della propria azione e della stessa competizione politica il tema della crescita,  

Riconquistare l’economia, passo dopo passo


Il 28 marzo si è svolta a Roma una conferenza promossa dalla Scuola del Sociale della Provincia di Roma, sul tema “Oltre la crisi. Quale economia, quale società”. Tra gli ospiti c’era anche la sociologa ed economista Saskia Sassen, di cui pubblichiamo parte dell’intervento: un vademecum per “cominciare a fare nostra l’economia”.

di Saskia Sassen

Cominciamo con la situazione attuale: viviamo in un brutale capitalismo sempre più dominato da una logica finanziaria che va ben oltre i dati convenzionali dell’accumulazione capitalistica. Il risultato è un’enorme frattura fra i settori che producono profitti, da un lato, e la gigantesca – e non soddisfatta – domanda di abitazioni, cibo, cure mediche, spazi verdi, e molto altro ancora, che in questo modello economico non si traduce in una quantificabile domanda di mercato. È questo un tipo di capitalismo incapace di sviluppare mercati tesi a soddisfare la domanda di beni e servizi di cui c’è bisogno, fattore che consentirebbe di produrre centinaia di milioni di posti di lavoro, espandendo così i consumi. Il capitalismo contemporaneo è infatti dominato da una logica che si discosta da una reale attività economica e che dirotta un numero sempre maggiore di risorse verso il sistema finanziario, che non è gestito per fare semplici profitti, ma super-profitti.
Qui mi limito a parlare solo di alcuni aspetti dell’economia, e in particolare di come possiamo cominciare a fare nostra l’economia. Mi concentro sugli Stati Uniti soprattutto  

Una madre per la patria

di Franca Fossati

Sarà solo un gioco da salotto questo della donna al Quirinale? Un intrattenimento para-politico che dura la giornata dei sondaggi on line per poi parlare d’altro, visto che non abbiamo ancora una signora a capo di un grande partito, figuriamoci dello Stato. In fondo quello di Napolitano è solo un auspicio che, a parole, condividono tutti. A meno che il Presidente avesse un retropensiero. Quello di sparigliare la calca dei successori. E’ vero che è un po’ paternalista e abbastanza retrò dire “una donna”, quando dovrebbe essere ovvio. Infatti perché no una donna? Ma sappiamo quanto siano resistenti i tabù e al “padre della patria” si può concedere di essere paterno. Vale dunque la pena di cogliere l’occasione, se non altro per vedere il solito club monosessuale di veterani per un attimo impaurito da un fantasma femminile. Timore non del tutto immotivato. Sono giorni in cui lo scontro politico più duro e più importante è proprio tra due donne potenti e di scarsi sorrisi. Chi se lo sarebbe immaginato soltanto l’anno scorso?

Insomma, proviamo a prenderlo sul serio quell’auspicio e lasciamo che i nodi vengano al pettine. Quali le candidature credibili? Va precisato che per credibile non si intendono solo i meriti individuali. Sappiamo bene che ci sono donne competenti e sagge che potrebbero andare al Quirinale, ma sono fuori dalle prime file dei partiti e fuori dalla visibilità mediatica. Già è difficile immaginare che i  

Auguri Tina, 85 anni dalla parte della democrazia

di Albertina Soliani

Domenica Tina Anselmi compie 85 anni. Nella sua Castelfranco Veneto, da dove è partita giovanissima per servire l’Italia nel sindacato, nella politica, con le donne. Una donna che testimonia come i valori della democrazia siano nelle mani del popolo, del popolo che resiste contro l’oppressione nazifascista, del popolo che partecipa alla vita democratica, del popolo che vigila perché le istituzioni non siano deviate.
La popolarità di Tina è sempre stata il segno di un’autentica identificazione con il destino democratico dell’Italia. Oggi, nel tempo in cui è in gioco la salvezza del paese, Tina ci richiama al valore essenziale della politica e della democrazia per la nuova Italia e per la nuova Europa, nel confronto globale tra economia e politica, tra il potere dei pochi e la sovranità dei molti.
Non vi è salvezza se non attraverso la politica, se non rafforzando la democrazia.
«La nostra storia di italiani ci dovrebbe insegnare – ha detto – che la democrazia è un bene delicato, fragile, deperibile, una pianta che attecchisce solo in certi terreni, precedentemente concimati. E concimati attraverso l’assunzione di responsabilità di tutto un popolo». Parole decisive nel tempo della crisi dei partiti e dei sistemi istituzionali ed elettorali a cui il popolo si sente sempre più estraneo.
Se Tina è stata coraggiosamente presente nei mesi in cui la democrazia è stata conquistata, se si è spesa con grande passione per la costruzione sociale  

La memoria è un bene comune

Genovadi Tonio Dell’Olio

Sabato prossimo 17 marzo ci ritroviamo a Genova per la Giornata della memoria e dell’impegno. Ricordiamo le vittime innocenti di mafia. Lo stesso si farà in mille città d’Italia il mercoledì 21. La memoria è un bene comune. È il tesoro dell’anima di un popolo. Perché se non ricordiamo non possiamo comprendere. E se non comprendiamo non possiamo né indignarci né impegnarci. Fare memoria delle vittime innocenti di mafia il primo giorno di primavera perché sia quotidiana la fantasia dell’impegno per una legalità di cui quei nomi sono seme fecondo.

(www.mosaicodipace.it , rubrica “mosaico dei giorni”, 14 marzo 2012)

La voce di Turoldo

Nebbia e sole (fog and sun)di Tonio Dell’Olio

Vent’anni sono passati dal giorno in cui la voce tuonante di Davide Maria Turoldo si è spenta per sempre. Un poeta innamorato di Dio e della sua terra che non è il cielo. Un uomo perduto come può esserlo chi ama. Turoldo che aveva vissuto la resistenza per consegnare un altro domani alle future generazioni e Turoldo che aveva vissuto la stagione conciliare con il cuore straripante di speranza per la Chiesa e per il mondo intero. No, quella voce non si è mai spenta e continua a tormentare le nostre coscienze, a incalzare i nostri giorni, a profumare la nostra preghiera. È il segreto della poesia. Parole ridotte all’essenza della vita. Lamento, grido e canto. Davide Maria Turoldo ha messo in versi i nostri passi incerti trasformandoli in danza. Per questo gli siamo grati. E per il suo impegno senza riserve, per il suo parlar chiaro, per aver condannato alla macchia ogni timore reverenziale. E per aver aperto la parola al dialogo e all’incontro. E per mille altre cose ancora di cui ogni tanto oggi ci sentiamo orfani.

(www.mosaicodipace.it , rubrica “Mosaico dei giorni”, 6 febbraio 2012)

Se la Chiesa ha paura delle donne

8.marzo/march.8di Emma Fattorini

La donna è più predisposta a quell’unità di vita tra piccolo e grande, tra dentro e fuori, tra interiorità ed esteriorità, tra contemplazione e azione che è il modo contemporaneo in cui Cristo ci appare oggi. In un tempo come il nostro nel quale è forte la scissione tra le affermazioni di principio e i comportamenti pratici, anche tra i cristiani che tanta fatica fanno a raggiungere un’unità di vita.Come non penso ad un’inferiorità femminile non credo neanche ad una superiorità della donna, neppure nel rapporto con Gesù. Credo invece, profondamente, in una assoluta parità con l’uomo nell’essere persona, ma una parità che, proprio perché radicale, consente una sua profonda differenza con l’uomo. Una differenza anche nel loro rapporto con Gesù. Una differenza che purtroppo gli uomini, tutti, anche di chiesa hanno tradotto con inferiorità. Un errore, ma direi di più: un vero e proprio peccato che non solo Gesù non commise mai ma dal quale proprio e solo lui ha aiutato davvero ad affrancarci, cambiandone il segno. Perché, come scrive Paolo, è con lui che non c’è più né uomo né donna, né schiavo né libero perché siamo tutti uguali davanti a Dio. Uguali dunque, da qui del resto è iniziata la vera, assoluta liberazione femminile, la più radicale di tutti i tempi . Perché solo se c’è un vero piano di parità si possono cogliere le differenze e farne un’occasione di ricchezza e non di emarginazione.

Nel  

Il deficit più grave della sinistra italiana

Dettaglio della piazza Duomo gremita, a Milano, in appoggio agli operai minacciatidi Alberto Leiss

La discussione aperta da Alberto Asor Rosa è quanto mai opportuna (“I sette pilastri della saggezza”, il manifesto 19/1). Interrogarsi su Monti e sull’atteggiamento politico da assumere nei confronti del suo “strano” governo significa infatti verificare se si è capaci – come direbbe Tronti – di formulare un giudizio critico forte sulla “fase”, e misurare così l’esistenza o meno di una cultura politica, a sinistra, in grado di elaborare una proposta credibile. Anch’io penso che si sia aperto per la sinistra italiana «un terreno più avanzato di lotta e di proposta» con l’operazione politica voluta da Napolitano – ma non dimentichiamo che vi hanno contribuito i leader europei e lo stesso Obama, tutti molto e giustamente preoccupati per l’Italia (e di conseguenza l’Europa) in bilico nelle mani di Berlusconi. Non condivido quindi certi giudizi venuti da sinistra, in parte presenti anche nell’analisi di Rossana Rossanda (il manifesto 20/1), che insistono sulla “continuità”, se non peggio, tra il governo di Berlusconi e quello di Monti. Pur senza sottovalutare il fatto che il partito del Cavaliere fa parte della maggioranza che sostiene i “tecnici”, ma non per caso, mi sembra, con l’atteggiamento di chi deve trangugiare una medicina sempre più amara.
Per me la differenza non è solo nella “presentabilità” e “sobrietà” dei tecnici, ma proprio nella posizione politica  

Genova: perde il Pd, o perdono le donne?

davanti al maredi Letizia Paolozzi

Chi teorizza o rivendica o difende la “democrazia di genere”, dovrà riflettere sulla sconfitta, nelle primarie del Pd a Genova, di due donne, Marta Vincenzi “la” sindaco (come voleva essere chiamata) e Roberta Pinotti, sfidante, senatore del Pd. Più una terza candidata, Angela Burlando, ex questore (in quota socialista).

Si potrebbe dire che è tutta colpa di un Partito democratico incerto, fragilizzato dalla crisi ma al tempo stesso rivolto all’indietro, in cerca di una classe operaia mitica ma scomparsa. Senza la forza (o l’autorità) di imporre una candidatura, non è riuscito a convincere Vincenzi, così poco amata dai quadri politici locali, che era meglio non si ricandidasse. Soprattutto dopo il comportamento infelice tenuto dalla prima cittadina nell’alluvione del 2011.

Donna sicura di camminare sulla strada giusta (aveva attaccato il suo predecessore, l’ex sindaco Pericu), decisa a difendere i suoi colpi d’ala (come il “debat publique” per decidere finalmente di realizzare la “Gronda”, tratto autostradale su cui a Genova si litiga da una trentina d’anni), la ex super Marta non mostra grande interesse per la mediazione. Aggressiva, poco diplomatica e con scarso senso della misura, è arrivata a paragonarsi a Ipazia, la filosofa assassinata da fanatici cristiani, alla quale – secondo la sua interpretazione – “e’ andata peggio”.

Al Pd la sindaca non piaceva dall’inizio (impazzando e impazzendo su twitter dopo la sconfitta Vincenzi ha chiosato: “Speravo che il Pd mi digerisse elaborando il lutto del 2007.  

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