P2 e storia repubblicana: un’approssimazione

di Francesco M. Biscione

1. Manca ancora una storia della P2 che faccia tesoro della copiosa documentazione pubblicata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta e delle carte attinenti ai processi relativi a quel sodalizio massonico. Una lettura attenta di questa documentazione aiuterebbe a superare l’interpretazione prevalentemente complottistica del piduismo e a ricostruire le origini e gli sviluppi di quello che è stato un corpo vivo e reattivo che evolse all’interno di una crisi politica interna e internazionale, in grado di cogliere e interpretare i sintomi di irrigidimento del sistema politico che aveva costruito la democrazia in Italia e di ideare una strategia per la fuoruscita da quell’ambito politico.
La stessa ascesa di Gelli all’interno della comunione massonica del Grande Oriente d’Italia nella prima metà degli anni Settanta mostra una serie di situazioni conflittuali. In molti tentarono, a più riprese, di bloccarne l’ascesa e il fatto che egli conseguì nel 1975 il grado di maestro venerabile della loggia coperta Propaganda 2 è da considerarsi un successo ragionevolmente insperabile. Questo successo si deve solo in parte alle attività interne al sodalizio massonico, cioè all’evoluzione interna della massoneria, e le sue ragioni sono da ricercare nelle molteplici relazioni interne e internazionale, massoniche e non, che Gelli poté utilizzare per la sua scalata interna.
Varie di queste relazioni (Argentina, Uruguay) ci inducono a vedere in lui un aspetto di una prospettiva politica di settori della destra statunitense che in piena guerra fredda operavano un contrasto  

Dossier Gladio

Incontro di studi dell’ Associazione culturale nazionale “Giorgio La Pira”, con il patrocinio dell’ Accademia di studi storici “Aldo Moro” e dell’ Archivio storico Flamigni

Presentazione del volume a cura di Sergio Flamigni, Dossier Gladio, Kaos editore, 2012

Civita Castellana, 24 novembre 2012, h.16

Indirizzi di saluto
Dott.Emilio Corteselli (Presidente dell’Associazione culturale nazionale “Giorgio La Pira”)

Introduce e presiede
Prof.Giovanni Bianco (Università di Sassari)

Interventi programmati
Prof.Francesco Maria Biscione (Istituto dell’Enciclopedia Italiana)
Prof.Massimo Brutti (Università “La Sapienza” di Roma)
Dott.Luciano D’Andrea (Direttore Accademia di studi storici “Aldo Moro”)
Prof.Giovanni Galloni (Università di Roma “Tor Vergata”)

Conclude
Sen.Sergio Flamigni (Politico e saggista)

L’incontro si terrà presso la Sala delle Conferenze di P.zzo Montalto Belei, in Civita Castellana, Via di Corte,8

Patria, Nazione, Partecipazione.Dal delitto Moro alla deriva della democrazia

Il lungo percorso della P2

di Francesco Maria Biscione

Manca ancora una storia della P2 che faccia tesoro della copiosa documentazione pubblicata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta e delle carte attinenti ai processi relativi a quel sodalizio massonico.
Una lettura attenta di questa documentazione aiuterebbe a superare l’interpretazione prevalentemente complottistica del piduismo e a ricostruire le origini di quello che appare essere stato un corpo vivo e reattivo che evolse all’interno di una crisi politica interna e internazionale, in grado di cogliere e interpretare i sintomi di irrigidimento
del sistema politico che aveva costruito la democrazia in Italia
e di ideare una strategia per la fuoruscita da quell’ambito politico.
La stessa ascesa di Gelli all’interno del Grande Oriente nella
prima metà degli anni Settanta mostra una serie di situazioni conflittuali
(in molti tentarono, senza riuscirvi, di bloccarne l’ascesa); il
fatto che egli conseguì nel 1975 il grado di maestro venerabile della
Loggia coperta P2 (un successo ragionevolmente insperabile) si deve
probabilmente anche ad attività solo in parte interne al sodalizio
massonico, non ultima la vicinanza a quel movimento che va sotto il
nome generico di strategia della tensione.
Militano in favore di questa ipotesi la considerazione dei legami
di Gelli con ambienti dell’eversione di destra (egli compare, pur
marginalmente, negli atti giudiziari di vicende quali il golpe Borghese
del 1970, la strage dell’Italicus del 1974 e l’omicidio del giudice
Occorsio  

Introduzione a “Il delitto Moro e la deriva della democrazia”

di Francesco Maria Biscione

1. Questo libro è prevalentemente dedicato alle tensioni degli anni settanta e al rapporto tra quel periodo e la più complessiva storia repubblicana.
La tesi di fondo è che la rottura di maggior rilievo nella storia del dopoguerra, specie da un punto di vista politico, sia costituita dalla crisi della solidarietà democratica, alla fine di quel decennio, e dal delitto Moro, e che proprio a seguito di quell’evento, per le modalità in cui si svolse e per i suoi esiti, la storia del paese ha assunto percorsi imprevedibili e perigliosi. Il tema ha una sua consistenza anche perché, dopo poco più di un decennio, un nuovo trauma, il crollo del comunismo in Europa, venne a sradicare consuetudini e pratiche sconvolgendo nuovamente, e anche in modo più appariscente, la nostra vita politica.
A distanza di anni, non è dunque agevole né immediato percepire quanto i cambiamenti intervenuti – cioè il nostro presente – siano dovuti all’uno o all’altro evento.
Non s’intende qui negare la rilevanza di quanto avvenne a cavallo
degli anni ottanta e novanta. La caduta del muro di Berlino (1989), la
disgregazione del blocco dell’Est e, ancor più, la dissoluzione dell’Unione
Sovietica (1991) posero fine alla guerra fredda in Europa e
nel mondo; in Italia, la cui composizione politica era particolarmente
compenetrata con la divisione del mondo in blocchi contrapposti,

Il delitto Moro e la deriva della democrazia

Incontro di studio dell’ Associazione culturale nazionale “Giorgio La Pira”,con il patrocinio dell’ Accademia di studi storici “Aldo Moro” e dell’ Archivio storico Flamigni

Presentazione del volume di Francesco Maria Biscione, Il delitto Moro e la deriva della democrazia, Ediesse edizioni, 2012

Civita Castellana, 19 maggio 2012

Indirizzi di saluto Dott. Emilio Corteselli
(Presidente dell’Associazione culturale nazionale “Giorgio La Pira”)

Introduce e presiede Prof.Giovanni Bianco (Università di Sassari)

Intervengono
Prof.Carlo Bersani (Università delle scienze umane “Niccolò Cusano”)
Dott.Luciano D’Andrea (Direttore dell’Accademia di studi storici “Aldo Moro”)
Sen.Sergio Flamigni (Politico e saggista)
Prof.On.Giovanni Galloni (Università di Roma “Tor Vergata”)

Conclude
Prof.Francesco M.Biscione (Istituto dell’Enciclopedia Italiana)

L’incontro di studio si terrà presso la Sala delle Conferenze di P.zzo Montalto Belei, in Civita Castellana, Via di Corte,8

Lo storicismo moderno italiano tra cultura e politica

Arches arching overdi Francesco Maria Biscione

La domanda che sta all’origine di questo intervento è: perché non riusciamo più a pensarci storicamente? Questa domanda negli ultimi anni ci si è presentata con crescente insistenza.
Fino agli anni settanta dello scorso secolo le cose stavano diversamente. In qualsiasi forza o area politica si militasse o cui si facesse riferimento (i partiti erano la via pressoché esclusiva, o per lo meno la principale, per la partecipazione politica), ciascuno era consapevole di come la storia del proprio movimento fosse intrecciata con la storia del paese e con le vicende delle altre formazioni e tendenze e che, benché si potesse provenire da tradizioni e culture diverse, unico era il terreno d’incontro e di confronto. I tratti particolari di ciascuna «subcultura» trovavano momenti di mediazione nell’università, nella stampa, nella politica stessa e in quegli intellettuali liberi, presenti dappertutto, che facilitavano le convergenze. Quest’universo, a sua volta, costituiva la proiezione e la rappresentazione di un mondo reale le cui ramificazioni politiche, sociali e ideali attraversavano la società in ogni ganglio, a cominciare dalle grandi organizzazioni di massa politiche e sindacali, con infinite modulazioni e sfumature e con una crescente possibilità d’incontro, di articolazione e di scambio.
Non era un modello stabile e perfetto. Al di là delle profonde tensioni che negli anni sessanta e settanta attraversarono il paese, rimaneva irrisolto il problema del ricambio della classe di governo, cioè della reciproca e definitiva legittimazione delle  

Solidarietà nazionale, compromesso storico e strategia della tensione

di Sergio Flamigni*

La politica di Moro di apertura nei confronti del Pci è stata ostacolata soprattutto dalla forte ostilità incontrata a livello internazionale, per lo stato di sovranità limitata del nostro paese. L’on Galloni ci ha ben ricordato gli accordi intervenuti tra Roosvelt e Stalin, tra i capi delle grandi potenze alla fine della seconda guerra mondiale sulle zone di influenza e i limiti e i condizionamenti derivanti dalla posizione geografica e strategica dell’Italia.
La prima volta in cui Moro aveva parlato della «strategia dell’attenzione» nei confronti del Pci era stato durante un intervento alla riunione della Direzione della Democrazia Cristiana, il 21 febbraio 1969, quando aveva posto il problema di un rapporto corretto con l’opposizione comunista, basato su «reciproca considerazione» e «dialettica democratica». Il 15 giugno 1969 Moro interveniva a Bari al primo congresso regionale della DC pugliese con un discorso dal titolo «La strategia dell’attenzione», in cui i rapporti con il Pci costituivano un capitolo di una strategia democratica più ampia e complessiva. Diceva Moro: «Più le masse popolari avranno il senso dello Stato attraverso il proprio inserimento, più la democrazia sarà forte e le tentazioni autoritarie saranno eluse». Questo pensiero riassume la linea guida dell’azione politica di Moro, iniziata fin dai lavori dell’ Assemblea Costituente. Una linea che sviluppandosi nel «confronto democratico» e nel «dialogo», porterà alla politica della «solidarietà nazionale» e all’entrata del Pci nella «maggioranza parlamentare programmatica». A Bari, Moro aveva pronunciato anche parole di sincera autocritica: «riconosciamolo onestamente …abbiamo perduto di  

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