Un miracolo dell’antifascismo

di Raniero La Valle

È una giornata di grazia quella in cui il governo italiano, nascendo da un nuovo giuramento, cessa di essere l’istituzione che sbandierava “politiche crudeli” che stavano “avvelenando e incattivendo la società, seminando la paura e l’odio per i diversi, logorando i legami sociali e fascistizzando il senso comune”, come diceva Ferrajoli il 6 aprile scorso a Roma; è una giornata felice quella in cui il governo cessa di essere l’officina in cui si cambiava “l’idea di giustizia avvicinandola sempre più all’idea di vendetta” e si elaborava “una nuova politica penale autoritaria che enfatizza le esigenze di ordine e sicurezza e torna ad investire sulla repressione massima come strumento di governo della società e di esclusione di soggetti marginali all’insegna di un’antropologia razzista della diseguaglianza”, come diceva nella stessa occasione Mariarosaria Guglielmi.
Trova risposta così il grido a cui aveva prestato ascolto la recente assemblea di “Chiesa di tutti Chiesa dei poveri” – il grido dei popoli, dei migranti, dei naufraghi, degli esclusi – ciò che dimostra come quell’assemblea del 6 aprile non sia stata né visionaria né vana.
Nel passaggio di fase intercorso durante il mese della crisi di governo, si è verificato un paradosso. Dicono che, per quanto criticabile, la forza politica ed elettorale di Salvini non sia fascismo. Di per sé infatti il sovranismo è il nuovo nome del nazionalismo, non del fascismo. Però la risposta che gli è stata data con la  

Una lezione dal passato

di Francesco Neri

Il sistema capitalistico è apparso molto più forte e, soprattutto, molto più “compatto” rispetto alle tanto teorizzate criticità di “naturale” appartenenza. Alla luce di ciò, occorre chiedersi se il passato sia in grado di fornire degli insegnamenti.

È cosa assai visibile, in Occidente, che il vessillo del successo è il profitto: tanto maggiore è il profitto quanto maggiore è l’autorevolezza. Si tratta, infatti, di una sorta di ferreo principio che regge e plasma il mondo occidentale. La logica del capitale, così, sembra pervadere l’intera società, determinando una vera e propria società della disuguaglianza, in cui una esigua minoranza è detentrice della ricchezza mondiale, mentre la povertà coinvolge ampi strati della popolazione mondiale. L’utilità sociale, alla luce di tutto ciò, risulta essere un concetto pressappoco inutile, spazzato via dalle logiche del capitalismo e dal motto d’ordine: «Massimizzare il profitto!». Marx – con le dovute cautele del caso – in qualche modo, aveva predetto un simile epilogo nella sua monumentale disamina del sistema capitalistico. Ciononostante, la realtà essendo realtà si è disvelata diversamente da quanto teorizzato dal filosofo di Treviri e dai vari pensatori marxisti: il sistema capitalistico, difatti, è apparso molto più forte e, soprattutto, molto più “compatto” rispetto alle tanto teorizzate criticità di “naturale” appartenenza. Viceversa, quello che doveva essere una sorta di “vaccino” o “antidoto” al suddetto sistema, ossia i vari tentativi di ingegneria sociale, propri del Novecento, finalizzati alla costruzione di una società perfetta e perfettamente  

La forza e il potere

di Federico Ragazzi

“Forza” e “potere” sono due tematiche che vengono spesso prese in esame nelle discussioni più varie. La loro attualità non potrà mai cessare, poiché i rapporti di forza e di potere rimangono caratteristiche fondative di ogni società civilizzata. Un mondo senza di esse ci appare tanto estraneo e fantasioso quanto le più felici e utopiche favole infantili.

Le questioni che sorgono al cospetto di questi due temi sono innumerevoli, ma ciò non preclude una loro – seppur lieve – analisi. Quali sono gli effetti della forza e del potere? Possono essere detenute da un soggetto o questo pos-sesso gli si ritorcerà contro? Vi sono differenze tra loro?

Insomma, cosa sono il “potere” e la “forza”? forza, intesa come atto coercitivo, è al centro di ogni vicenda umana. Un’opera che si prefigga di analizzarne la costituzione è destinata a divenire specchio della nostra società. La forza esercitata nei confronti di un essere umano, può essere intesa come «ciò che trasforma in cosa chiunque le sia sottomessa» (S. Weil, L’Iliade o il poema della forza), ovvero è, semplicemente, ciò che permette di convertire un uomo in un cadavere. Ma non solo, la forza può addirittura cosificare un uomo vivo e vegeto. Gli sventurati, costretti a questa cosificazione, temono di essere ridotti a cadaveri; in tal modo essi, vivendo in uno stato di perenne minaccia e pericolo, imitano ciò di cui hanno paura, trasmutandosi in cose: «È una morte  

La vera obbedienza

di Raniero La Valle

L’ordinanza della Giudice delle Indagini Preliminari di Agrigento Alessandra Vella che ha mandato libera Carola Rackete dall’accusa di aver usato resistenza e violenza contro una nave da guerra italiana che difendeva il porto di Lampedusa dallo sbarco dei migranti salvati in mare dalla Sea Watch, non è solo un atto di giurisdizione, è una profezia, un annuncio, un grido. Essa, emessa da una donna, in nome del diritto internazionale e della Costituzione italiana dichiara qual è la vera obbedienza che in quel caso si doveva prestare, non solo per obbligo morale, ma anche proprio in termini di diritto positivo; essa rigetta il principio della ragion di Stato in forza della quale sarebbe lecita qualsiasi cosa, mette fuori legge il sacrificio e rovescia la tradizione per la quale Antigone, Vasti, Marianella Garcia Villas e ogni altro, donna o uomo, che resista e disobbedisca a un potere ingiusto, debba pagarla, debba morire.
L’ordinanza dice infatti due cose. La prima è che l’intero ordinamento giuridico, internazionale ed italiano, stabilisce l’obbligo di prestare soccorso in mare ai naufraghi e di sbarcarli in un porto sicuro, dove devono ricevere soccorso, prima assistenza e identificazione, perché la prima dignità è che ciascuno abbia un nome. Pertanto l’intero ordinamento esclude e condanna il sacrificio di migranti e naufraghi in nome della ragion di Stato o della ragion politica dei Paesi del rifiuto, dei Paesi della spietatezza. Vale a dire che la regola “meglio  

Sul nesso pensiero-essere: Heidegger e Severino

di Vittorio Possenti

Heidegger e la metafisica (HM) è un volume significativo per la vicenda teoretica di Emanuele Severino, perché scritto in anni in cui egli accoglieva la metafisica classica che poi ripudierà: la metafisica classica «era stata sin dall’inizio il fondamento teorico dell’indagine storica» (HM, p. 13). Sulla scia di Bontadini, Severino riteneva allora che la filosofia della seconda modernità (idealismo), avendo superato il fossato cartesiano e kantiano tra essere e pensiero, potesse condurre alla ripresa della metafisica classica. L’interpretazione severiniana di Heidegger, improntata ad una considerevole ‘carità ermeneutica’, cerca nel 1950 di interpretare il filosofo tedesco come un possibile momento di riapertura di quell’orizzonte metafisico. L’Avvertenza del 1994 stesa per la seconda edizione di HM, lo ammette, sostenendo che l’analisi avrebbe dovuto essere più esigente (HM, p. 27).

Nell’interpretazione di Heidegger in ordine al nesso pensiero-essere l’autore privilegia le posizioni espresse nella Lettera sull’umanismo, in cui la dignità del pensiero sarebbe salvata, rispetto a quelle della fine degli anni ’20 e degli anni ’30 che mandano tutt’altro suono (cfr. HM, pp. 337 ss.). In effetti il mutamento negli assunti di Heidegger è notevolissimo. Quale sia la posizione finale di Heidegger sul nesso pensiero-essere, supposto che ve ne sia una, non è chiaro; egli ha parteggiato per un ampio periodo per il dualismo moderno tra pensiero ed essere (cfr. Essere e tempo, L’essenza della verità, etc.), e poco dopo in Introduzione alla metafisica (IM) ha colpito l’interpretazione moderno-idealistica della  

Il prezzo del teatrino della politica

di Paolo Pombeni

Di “politica-spettacolo” si discute da almeno quarant’anni, con una accentuazione del tema ai tempi d’oro del berlusconismo. Riandando indietro con la memoria però essa era dilettantesca rispetto alla fase attuale quando ormai si è affermata la professionalizzazione delle messe in scena continue a cui ricorrono tutte le forze politiche, anche se non con la stessa abilità: in questa fase non c’è paragone fra quanto riesce a fare la Lega, ma anche con quanto, pur con una verve molto minore, riescono a fare i Cinque Stelle e quanto sono capaci di fare le opposizioni.

Ora, se volessimo esibirci in un po’ di riflessione storica, ricorderemmo che lo scrittore politico inglese di metà Ottocento che si chiamava Walter Bagehot aveva già teorizzato che in politica ci fossero due versanti: la “scena teatrale” che era data dagli scontri parlamentari ed elettorali, ed il “segreto efficiente” che era l’azione di governo che in concreto, magari anche con qualche dialogo fra maggioranza e opposizione, veniva svolta attraverso l’attività legislativa ed amministrativa per affrontare i problemi reali. Bene: per lungo tempo questo schema politico ha funzionato, più o meno bene a seconda dei vari periodi. Ora invece del “segreto efficiente” si è persa completamente memoria e tutto è affidato alla competizione per il dominio della scena teatrale.

Nessuno sembra chiedersi quale sia il costo di questa riduzione della politica a sceneggiata continua. Non se lo chiedono i media che fanno o dovrebbero fare opinione  

Popolo chi?

di Nadia Urbinati*

Questo libro, utilissimo, intelligente, ben scritto, nasce da un proposito molto semplice: mettere in discussione l’idea che alle classi popolari vada addossata la responsabilità principale del successo delle destre populiste. «Perché ha vinto Trump? Perché ‘la classe operaia’ (per una volta esistente, nelle analisi giornalistiche) ha scelto lui. Perché ha vinto la Brexit? Perché le classi popolari si sono rivoltate alla propria classe dirigente e sono nazionaliste e razziste. Perché Lega e Movimento 5 Stelle sono arrivati ad avere il 60% dei consensi? Perché i partiti tradizionali, e quelli di sinistra in particolare, non si sono occupati del ‘disagio’ (per usare un termine di moda tra le élite) delle classi popolari. Ma soprattutto, dove si diffondono il sentimento di insicurezza e l’ostilità all’immigrazione, e quindi le basi del consenso per i partiti di estrema destra? Tra le classi popolari e nelle periferie, naturalmente». La lotta dei gilet gialli nella Francia di Macron ripropone più o meno lo stesso problema. Intervistato da un giornalista, un cittadino francese mobilitato con i gilet gialli ha in poche parole offerto una spiegazione eloquente della relazione tra «classi popolari» e politica nelle nostre democrazie consolidate: «Abbiamo dovuto scegliere la strada della rivolta per farci sentire. Sono mesi, anni che cerchiamo di far capire le nostre esigenze, le nostre frustrazioni, di trasmettere le nostre preoccupazioni sul potere di acquisto, ma nessuno ci ascolta». Questo libro vuole sondare e raccontare la storia della scollatura tra  

Migranti, padre Sorge: “i cattolici stiano con chi salva le vite”

“Come le leggi razziali promulgate dal regime fascista nel 1938 furono accolte, anche nella Chiesa, da un clima di indifferenza collettiva salvo poi anni dopo tutti prenderne le distanze, così anche il Sicurezza bis e questa politica di chiusure apprezzati da una parte del Paese, e da alcuni credenti, mostreranno in futuro la propria disumanità. È così che vanno le cose”.

Padre Bartolomeo Sorge, gesuita, ex direttore di Civiltà cattolica , negli Anni Ottanta tra gli animatori della Primavera di Palermo contro la mafia, in un’intervista a “Repubblica” spiega che il “naturale” consenso di Salvini “verrà prima o poi smascherato”.

“Le leggi non sono tutte sbagliate. Così anche le ideologie. Il Sicurezza Bis ha una parte di verità: nasce dalla paura della gente che pensa che il proprio Paese venga invaso. Non è così – aggiunge – ma la paura è comprensibile. La furbizia di Salvini è di assolutizzare questa parte di verità a discapito del fatto che nel complesso si tratta di misure disumane. Come le leggi razziali dimostrano, parte del Paese non riesce ad andare in profondità e si ferma a questa assolutizzazione”.

Padre Sorge giudica l’ azione di Carola Rackete “Eroica. Di fronte a leggi disumane c’ è sempre qualcuno che ascolta la voce della sua coscienza e si ribella. E spesso è costretto a farlo da solo. Questa voce non può essere repressa da nessun dittatore. Va sempre controcorrente e porta a compiere atti di eroismo.  

L’Euro sfiderà il dollaro?

di Vincenzo Comito

La folle sfida di Trump all’Iran sposta sul piano militare la contesa espressa prima in dazi e sanzioni: le scosse della transizione verso un mondo polarizzato ad Oriente. E l’euro potrebbe giocare le sue carte uscendo dal cono d’ombra del dollaro.

Le possibili conseguenze delle decisioni di Trump

Come ha scritto The Economist nel suo numero del 7 giugno 2019, gli Stati Uniti, sotto la presidenza Trump, stanno militarizzando i loro strumenti economici trasformandoli in armi, un mezzo questo per riaffermare il loro potere nel mondo. L’imposizione di tariffe punitive, il collocamento nella lista nera di aziende tecnologiche cinesi, la minaccia di isolamento di imprese e di paesi dal sistema di pagamenti in dollari e la stretta sulle sanzioni, in particolare, ma non solo, verso l’Iran, mostrano certamente la terribile forza della superpotenza; ma questa tattica, afferma il settimanale, può peraltro portare ad una crisi molto pesante e comunque essa sta erodendo il più valido asset dell’America, la sua legittimazione agli occhi del mondo e la fiducia nel suo sistema. Ma se il paese abusa del suo potere, alla fine lo perderà.

Fareed Zakaria, noto commentatore politico statunitense, ribadisce sostanzialmente lo stesso concetto, affermando, su di un’autorevole rivista statunitense, che stiamo assistendo all’autodistruzione del potere americano (Zakaria, 2019).

Cose molto simili a quelle dei due autori si ritrovano infine anche in uno scritto recente di un autorevole commentatore del Financial Times, Gideon Rachmann (Rachmann, 2019).

 

Referendum sull’acqua, otto anni fa

di Emilio Molinari

Sono passati otto anni e sembra un secolo per gente che ha perso la memoria. Eppure otto anni fa, il 12/13 di giugno, 27 milioni di italiani si pronunciavano per l’acqua pubblica.

Un popolo si recò alle urne, un popolo vero, non sospinto dai partiti che remavano tutti contro, non sollecitati dai talk show, quasi tutti altrettanto contro, solo popolo e comitati e autorganizzazione dal basso.

Otto anni non sono il “decennale” ma forse vale la pena lo stesso di celebrare questo anniversario, dal momento che il parlamento sta cancellando in sordina la nostra legge di iniziativa popolare.

Nel frattempo l’UNICEF e L’Organizzazione Mondiale della Sanità ci dicono che: 1 persona su 3 nel mondo non ha accesso ad acqua sicura da bere. Circa 2,2 miliardi di persone nel mondo non hanno servizi di acqua potabile gestiti in sicurezza, 4,2 miliardi non hanno bagni gestiti in sicurezza e 3 miliardi non hanno servizi di base per lavarsi le mani.

Si muore per questo, si scappa dal proprio paese per questo.

Forse m’illudo, ma è possibile promuovere una iniziativa pubblica, grande, con tutti coloro che hanno continuato a lavorare per l’acqua diritto Umano e bene Comune. Con gli intellettuali e gli artisti che generosamente ci diedero una mano. Con i ragazzi che chiedono di fermare il riscaldamento della terra, con il movimento ecofemminista delle donne, con chi mette in piazza con il Gay Pride centinaia di migliaia di  

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