Osservazioni sull’esito referendario

di Giovanni Bianco

Il risultato del referendum costituzionale è più roseo del previsto. Fa un certo effetto vedere Renzi comparire davanti agli schermi con un atteggiamento ben diverso da quello di pochi giorni fa, pronto a riconoscere i meriti dell’avversario, disposto ad affermare la vittoria della democrazia, dimissionario senza se e senza ma.
Si chiude una fase della politica italiana? Di certo è giunto al capolinea l’ennesimo tentativo di modificare la Carta Costituzionale con un colpo di mano della maggioranza e, peraltro, con un Parlamento delegittimanto dall’ottima sentenza della Consulta, la n.1/’14, che dichiarò incostituzionale la legge elettorale maggioritaria, il “Procellum”, vigente al tempo delle ultime elezioni politiche, quelle del 2013.
La Costituzione ha resistito ai tentativi di manipolazione di Craxi, di Berlusconi ed ora di Renzi, sembra esserci, come qualcuno poc’anzi ha osservato, una sorta di “Provvidenza laica” che l’assiste, oppure, mi vien d’aggiungere, l’ “astuzia della Provvidenza” di vichiana memoria.
La storia della Repubblica italiana dimostra che ogni qualvolta una maggioranza governante ha cercato di varare revisioni della Costituzione alteratrici degli equiilibri tra i supremi poteri dello Stato, o pure della fisiologica dialettica tra governanti e governati, ha fallito.

Il popolo italiano ha dimostrato, come nel 2006, una grande capacità di reazione dinanzi a manovre tese a scomporre la democrazia come “casa comune”, per riprendere una locuzione cara a La Pira, foriere di divisioni e lacerazioni, volte a ridurre, se non a soffocare, i circuiti della  

Brevi riflessioni critiche sulla “controriforma costituzionale”

di Giovanni Bianco

Domani ci si recherà alle urne. Negli ultimi infuocati giorni di campagna elettorale il premier è comparso in ogni canale televisivo nazionale, persino più di quanto apparisse in passato Berlusconi, in qualsiasi ora del giorno.
E’ comparso anche dietro la sua scrivania con voce tonante, da autentico piazzista, pronunciando slogan contro le presunte “grosse bufale” dei sostenitori del “no”, oppure in dibattiti televisivi, con stile aggressivo, o in piazza con sorrisi, pacche sulle spalle, strette di mano, tipico clichè del leaderismo populista.
E’ il portato della politica rottamatrice, del nuovismo ad ogni costo sbandierato di continuo e senza pause, dello sloganismo privo di progettualità solida e di lungo periodo, sprovvista di adeguati contenuti.

Lo sforzo di far passare una “controriforma costituzionale” per una “saggia riforma” è stato davvero notevole.
Molti i comitati territoriali per il “si”, i dibattiti per il “si”, le dichiarazioni, anche dell’ultim’ora. per il “si”, i poteri forti e le lobbies per il “si”.
Persino “L’Unità”, il quotidiano che ebbe come fondatore Antonio Gramsci, è divenuto uno dei fogli filogovernativi più agguerriti, uno degli strumenti di lotta quotidiana del premier e dei suoi uomini di fiducia.

A questo impegno tenace ed invasivo ha fatto da contraltare il variegato fronte per il “no” ed in particolare l’efficace ed impeccabile presenza del “Comitato per il no”, che si è distinto per l’accuratezza delle analisi e la vera e propria testimonianza di patriottismo costituzionale.  

Referendum, un no per la democrazia

di Alessandra Algostino

La riforma costituzionale completa, sul piano istituzionale, la concretezza di condizioni di lavoro sempre più servili e di servizi sociali sempre più assenti, accompagnando l’esclusione politica all’esclusione sociale

«Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?»: un quesito chiaramente ammiccante, ovvero ingannevole, chiude il percorso di una riforma costituzionale che nelle sue forme stravolge il senso di ciò che è una revisione della Costituzione e nel suo contenuto concentra il potere nell’esecutivo depotenziando i contrappesi. Ad essere violata è l’essenza della Costituzione come patto sociale di tutti i cittadini e come strumento di limitazione del potere.

Molte sono le ragioni del “no” alla riforma, dalle forzature procedurali, alla ratio complessiva, alle falsità che l’accompagnano, alle specifiche incongruenze, contraddizioni, pasticci, complicazioni e confusioni (emblematica è la «semplificazione complicante», come l’ha definita Lorenza Carlassare, del procedimento legislativo).

Qui si vuole insistere su un “no” che muove da una lettura della riforma come disegno organico nel nome della verticalizzazione del potere, inserito in un processo più ampio di smantellamento della democrazia politica e sociale e di progressivo abbandono dell’orizzonte della Costituzione, in coerenza con la crescente pervasività della global  

Le ragioni del “si” e del “no” nel referendum costituzionale

Confronto pubblico dell’Associazione “25 aprile – Marco De Simone”, con il patrocinio del Comune di Rossano

Le ragioni del “si” e del “no” nel referendum costituzionale

Rossano, 28 novembre 2016, h.17 P.zzo San Bernardino. Aula Rossa

Indirizzi di saluto
Stefano Mascaro (Sindaco di Rossano)

Introduce e conclude
Avv.Vincenzo Palopoli ( Vicepresidente dell’Associazione 25 aprile- Marco De Simone)

Coordina
Dott.ssa Mariassunta Veneziano (Giornalista)

Relatori
per il “no” Prof. Giovanni Bianco (Università di Sassari)
per il “si” On. Giuseppe Giudiceandrea (Consigliere regionale dei democratici progressisti)

Ponti e affari. Da Instanbul a noi

di Guglielmo Ragozzino

Come si ricorderà, i principali scontri avvenuti in Turchia nel tentativo non riuscito di colpo di stato contro il potere del presidente Recep Tayyp Erdogan sono avvenuti a Istanbul, lungo i ponti del Bosforo, il primo, detto primo ponte e il secondo ponte Faith Sultan Mehmet. Gli oppositori del regime che indicheremo come Antagonisti pensavano al controllo dei ponti come mossa decisiva per la resa dei conti e miravano anche al controllo della televisione e dunque alle 22 del 15 luglio 2016 hanno tentato di impadronirsi di quelli e di questa, con tanto di segnalazione attraverso un proclama delle autorità militari loro collegate. Lo scontro per il controllo dei ponti si è però rovesciato nel contrario e gli Antagonisti, con i loro carri armati, sono rimasti imbottigliati nel traffico di Istanbul, sul Bosforo di un venerdì sera, d’estate. In modo analogo la presa in forze dell’emittente televisiva si è capovolta nell’opposto controllo dell’informazione attraverso il messaggio sms (“scendete in piazza!”) che Erdogan ha inviato alle 23,30 servendosi del suo telefonino, via Face Time a CnnTurk (mentre Twitter, Facebook o gli altri mezzi di comunicazione giovanilista sono mal visti tanto dal Governo che dagli Antagonisti). Non è mancato un certo fraintendimento tra i militari, con la marina che si è tirata da parte o non ha capito bene la parola d’ordine e di conseguenza, come si è visto, il piano tanto ben studiato a tavolino non ha raggiunto il  

A 70 anni dall’Assemblea Costituente

Incontro di studi dell’ Associazione culturale nazionale “Giorgio La Pira”
con il patrocinio dell‘Accademia di studi storici “Aldo Moro” e dell’Archvio storico Flamigni

A 70 anni dall’Assemblea Costituente

Civita Castellana, 19 novembre 2016 h.17

Indirizzi di saluto
Dott. Emilio Corteselli (Presidente dell’Associazione culturale nazionale “Giorgio La Pira”)

Relazione introduttiva e coordinamento
Prof. Giovanni Bianco (Università di Sassari)

Interventi programmati
Prof. Carlo Bersani (Università “Niccolò Cusano”)
Prof. Francesco M.Biscione(Storico)
Prof. Matteo Cosulich (Università di Trento)
Sen. Sergio Flamigni (Storico e saggista)
Prof. Nicola Tranfaglia (Università di Torino)

L’incontro di studi si terrà presso la Sala delle conferenze della Curia Arcivescovile di Civita Castellana, P.zza Matteotti, 5

La Costituzione italiana: riforme o stravolgimento?

Università degli Studi di Trento
Facoltà di Giurisprudenza

Presentazione del volume “La Costituzione italiana: riforme o stravolgimento?”

Trento 14 novembre 2016, h.13

Relatori

Prof. Fulvio Cortese (Università di Trento)
Prof. Diego Quaglioni (Università di Trento)

Discussant

Prof. Giovanni Bianco (Università di Sassari)
Prof. Matteo Cosulich (Università di Trento)

Conclude

Prof. Carlo Amirante (Università di Napoli)

L’incontro di studi si terrà presso l’Aula B della Facoltà di Giurisprudenza di Trento, Via Verdi, 53

La filosofia del limite nel secolo del nichilismo. Intervista a Remo Bodei

di Francesco Postorino

Remo Bodei ha recentemente pubblicato “Limite” (il Mulino), una importante riflessione filosofica sull’idea di limite nell’epoca della globalizzazione. In questa intervista, si ricapitolano di questa riflessione i tratti principali.

Il concetto del «limite» come è stato interpretato nelle diverse epoche e, in particolare, nella modernità?

Diversamente dal mondo antico, dove l’andare oltre i confini stabiliti dalla divinità è hybris che viene punita, la modernità è un andare al di là dei limiti, un plus ultra, un navigare verso l’ignoto. Nelle sue avventure spirituali e nello slancio verso la scoperta di terre incognite, il pensiero moderno ha infranto i divieti di indagare sui misteri della natura, del potere e di Dio, rivalutando così la curiosità prima condannata come “concupiscenza degli occhi”. Sebbene non si debba avere una concezione trionfalistica della modernità, come innovazione pura, completa rottura dei ponti con il passato, essa certamente ha sfidato molti tabù imposti dalla tradizione, specie quelli segnati dalla religione cristiana.

Il lungo, ma oggi accelerato processo della cosiddetta globalizzazione ha ovviamente portato mutamenti radicali all’idea di limite. I confini degli Stati sono diventati “porosi”, civiltà prima lontane o indifferenti si intersecano, si incontrano e si scontrano. I mezzi di comunicazione di massa e le migrazioni mutano il panorama. Ma le principali civiltà contemporanee hanno davvero cancellato tutti i limiti? O non è meglio sostenere che alcuni li hanno addirittura riproposti e perfino violentemente rafforzati mediante la restaurazione dogmatica di fedi, mentalità e comportamenti  

Improvvisazione.Ontologia di una pratica artistica

di Alessandro Bertinetto*

Ne Il pensiero dei suoni[1] mancava, per motivi di spazio, un capitolo dedicato specificamente all’ontologia della musica. Questo libro intende espressamente colmare quella lacuna. Il suo taglio è però diverso. Mentre il volume del 2012 era di carattere introduttivo, questo ha natura più marcatamente teorica. Non si limita a presentare e discutere le diverse posizioni filosofiche relative all’ontologia della musica, ma intende difendere due tesi, che s’intrecciano e si accavallano anche nell’ordine dei capitoli. Per un verso, intendo discutere il carattere specifico dell’ontologia dell’improvvisazione musicale. Per altro verso, voglio sostenere come proprio l’improvvisazione, che sfugge alle sistemazioni rigide del mainstream dell’ontologia della musica, ci aiuti a riformare l’ontologia della musica nel suo complesso, stabilendo il primato del performativo, del pratico e dell’estetica sull’ontologia. L’improvvisazione – questa almeno la mia convinzione – rende così un ottimo servizio all’ontologia della musica come ontologia di una pratica artistica.

Si giustifica così anche l’apparente natura paradossale del titolo. Non sarebbe fuori luogo domandarsi: come si può eseguire l’inatteso? Posso eseguire un’istruzione che è già disponibile, non qualcosa che non solo non c’è, ma neppure è atteso o previsto. In inglese il verbo “to perform” ha un significato neutro e, magari con l’eccezione relativa alla riproduzione della musica registrata, lo si può usare indifferentemente per tutte le forme del fare musica; il che vale anche per tutte quelle pratiche artistiche, come la danza e il teatro, che, come la musica, sono appunto intese  

Simone de Beauvoir madre del femminismo

di Claudia Mancina

Donna non si nasce, si diventa. Questa semplice frase riassume l’esplosivo contenuto del capolavoro di Simone de Beauvoir, uscito con grande scandalo nel 1949 (e inserito nel 1956 nell’Indice dei libri proibiti). Essere donna non è un fatto naturale, non si spiega con la biologia né con la psicoanalisi. È un fatto culturale, il risultato dell’azione di processi di costruzione simbolica che sono all’origine della storia umana. Le donne che oggi hanno acquistato i diritti di una formale eguaglianza si trovano, secondo la scrittrice francese, di fronte all’immane compito di scoprire chi sono. Nessuna donna infatti può pretendere di porsi al di là del proprio sesso: nemmeno una donna privilegiata come lei, che non ha sperimentato direttamente la discriminazione. Ciò a cui nessuna donna può sfuggire è la domanda su che cosa significa essere una donna. L’identità femminile è qualcosa di estraneo, costruita dallo sguardo dell’uomo. La donna non è se stessa ma l’atro dell’uomo, il suo oggetto. Il rapporto tra i due sessi non è un rapporto di reciproco riconoscimento, nel quale le due coscienze si relativizzano a vicenda. Perciò la donna non è altro che il secondo sesso: tra i sessi c’è una gerarchia. L’uomo costruisce la sua libertà nel rapporto con l’altro che è la donna; la donna non costruisce la sua libertà perché non pone l’uomo come suo altro e non riesce a uscire dalla sua posizione di oggetto. Resta impigliata nella biologia, preda  

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